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Dimostrazione che, per osservare la particella tangente chiamata "elettrone", di fatto eseguiamo sempre questo 
calcolo numerico, riferito alla dimensione assoluta 100:  (10^100)^1/2 = 10^54 x 10^-4.

Va detto, in primo luogo, che la gamma di estensione vettoriale della nostra realtà è rivelata da quanti spazi unitari atomici sono contenuti nell'unità a livello superiore, chiamata metro: sono 10^10.
Il totale che serve, in potenza del 10, per realizzare questa gamma dimensionale, è dato da:
10^10^10^10, in cui, sulla base 10, costituente il "tempo", esistono in potenza le tre potenze di potenza necessarie a fissare tutto lo "spazio".
Poiché 10^10^10^10 = 10^10^10x10 = 10^10x10x10 = 10^1.000, la dimensione unitaria spaziale è una potenza uguale a 10^3, e il risultato della potenza 10^1.000 è data da una unità seguita da mille cifre zero. Quando si coinvolge anche la dimensione "tempo" della base numerica, il risultato spazio-temporale è dato da 10^4, equivalente ad una unità seguita da 10.000 cifre zero.
Le 10^4 potenze spazio-temporali sono disposte 10x10 sulla sezione quadrata caratterizzante il "presente", nel suo assoluto potenziale 100, e 100^1/2 nella direzione del flusso, in cui la linea di flusso è complessa, è 10x10, positivo-negativa, tanto che, in virtù del flusso negativo -10, si rileva solo il flusso +10, in virtù del 3° principio fondamentale della dinamica, chiamato di azione e reazione.
Sia nel fronte che indica il "presente", sia nella lunghezza del suo scorrimento, esiste la contrapposizione 10x10, ma nella sezione essa si risolve nelle due generatrici dell'area 10x e 10y, perpendicolari tra loro, e nella lunghezza 10z del flusso reale la contrapposizione si risolve nella percorribilità dei due versi della stessa linea 10z: secondo il verso negativo -10z e il verso positivo +10z.
In tal modo la potenza 100, di 10^100, uguale a 10^10^10, è quanto ordina sia la sezione massima del flusso, sia la linea del "reale" flusso, percepito nel suo spostarsi solo in base all'opposto negativo ed immaginario.

Chiarito come da un 1 seguito da 100 unità zero si ricavi tutto, i numeri che si rivelano nella fisica derivano solo dalla percezione Logaritmica decimale e dai modelli dimensionali che si rendono necessari.

Nel caso della particella elettrone, la potenza 10^100, che è espressione di area, si scinde in due componenti, grazie alla sua radice quadrata, corrispondente alla potenza 1/2 assegnata alla potenza 10^100. La radice quadrata determina 10^50, ossia una unità seguita da cinquanta cifre zero.
Ora interviene, a determinare la particella, il modello unitario della realtà 10^4, corrispondente a quel 10^-4 che esprime, relativamente a 10^4, la sua unità. Infatti 10^4 volte 10^-4 = 1
Per ritagliare 10^-4 parti sulle 10^50, occorre che questa potenza diventi uguale a 10^54. Infatti:
10^54 x 10^-4 = 10^50.
Ora 10^54 è una potenza. In fisica, dividendo una potenza per l'unità del tempo - che sappiamo è 1 s - si trasforma la dimensione della potenza in quella dell'energia rivelata dalla dimensione numerica dell'esponente.
10^54 /s si trasforma in 54 /s energie in kg, x 10^-4 m di percorrenza dell'unità spaziale.
Per passare alla quantificazione in dimensioni atomiche, al kg devono sostituirsi 10^10 u.m.a. e al metro 10^10 Å (Angstrom, unità lineare dell'atomo). Così, calcoliamo da:
54 kg/s x 10^-4 m =
54 (10^10 u.m.a.)/s x 10^-4 x (10^10 Å) =
54 x 10^10 u.m.a./s  x  10^6 Å =
54 x 10^16 u.m.a.  Å/s =
54 x 10^-5 x 10^18 x 10^3 
u.m.a. Å/s. =
0,00054 u.m.a. x 10^18 (cicli 10^3 Å /s = "chilocicli Å/s", in Hertz.)
a questo punto abbiamo la massa di 0,00054 u.m.a. della particella, mentre la potenza 10^18 /s, divisa come si vede per l'unità del tempo, si rivela essere l'Energia di legame 2 p.a. +16 p.a. (corrispondente al peso atomico) pari ai 18 p.a. della molecola di H2O, in un caso in cui si sa che l'unità della massa è sempre 1/1.000 di un 10^3 al livello dell'Angstrom.
Ho evidenziato in giallo come 10^3 masse millesime si spostino linearmente di 1 Angstrom al secondo, in chilocicli, essendo 10^3 volte... l'unità di massa millesima, per cui u.m.a. e il 1.000 del chilo si unificano e si elidono. Abbiamo infatti che:
540 x 10^12 u.m.a chilocicli Å/s =
540 x 10^12 (cicli Å/s = Hertz) =  sono esattamente 1 CANDELA, ossia l'intensità unitaria della luce.
Volendo dare forma quadrata, di superficie alla potenza 10^12, essa è (10^6)^2.
La Candela è intensità unitaria proprio perché l'intensità è relativa ad un lato che è di Å 10^6 uguali a m 10^-4, ossia all'unità della realtà 10^4, riferita al metro. Sulla superficie di un dmm^2 la luce è intensa al 100% quando ha il numero 540 corrispondente al prodotto (3x3)x(3+3)=54, che conteggia tutte le possibili unità di superficie costruite su un cubo a lato 3, che deve valere 3, nella linea, essendo la linea uguale, in potenza, alla potenza 1/3 (=la radice cubica) posta sull'unità del Volume a 3 D. Solo 3 volte 1/3 fa della linea che è 1/3 del suo riferimento cubico una vera unità fatta da 3/3. Quando questo 54 si presenta a livello di ciclo 10, dà il numero 540 e sono così 54 cicli decimali espressi in cicli al secondo alla dimensione unitaria reale di 10^-4 m.
Se si cambia la forma dell'espressione della candela:
540 x 10^12 cicli/s =
0,00054 x (10^6)^3 chilocicli/s di u.m.a.
e si osserva il cubo avente il lato di m 10^-4 = Å 10^6.
Pertanto la candela mostra la sua unità di intensità quando evidenza 1 elettrone come la sua particella "reale".
Possiamo fidarci dei dati risultanti dall'intensità che, presentandosi come un valore percentuale, corregge eventuali errori derivanti dalle misurazioni unitarie. Lo stesso errore, contenuto nel numeratore e nel denominatore, si elide virtualmente. E, infatti, la candela mostra senza incertezze il numero 540, pieno, e non quello che risulta oggi nell'elettrone misurato con conteggi unitari che falsano sempre la verità delle cose. Essi, infatti, grazie al rapporto 1/1, di quantità prelevate tra le totali, con il rapporto 1/1 misurano le frazioni dissimili e multiple o sottomultiple di 1/1, riguardanti il residuo. Il che è come se 100 mele, divise tra due bambini, per poter essere misurate in funzione 1/1, di una mela a bambino, imponessero ad un bambino di contentarsi di una mela per rilevare le 99/1 così "ingiustamente" ripartite all'altro.
Quando le quantità sono alte, 1.000.000 diviso per 2000, se è misurato dividendo come (999.999 : 1999) volte 1/1, porta a  500,24... e l'errore, come si vede, è minimo, ma sempre inevitabile fino a quanto non si dividono le quantità assolute tra loro e non quelle unitariamente ripartite, come il 999.999/1 desunto dal 1.000.000 come 999.999 nel numeratore e 1 messa a denominatore comune delle residue.


Per ottenere la c^2, uguale a 10^9 x10^16 m^2 s^-1, si parte sempre dall'assoluto 10^100 che fissa 100 cifre zero all'unità.
Si ricorre alla realtà della presenza, che è la potenza 1/4, tra le 4 dimensioni in potenza, dello spazio e del tempo, per ridurre la potenza 10/100, elevata ad 1/4, a 10^25, ossia ud una unità seguita da venticinque cifre zero.
Si ricorre ora al modello della carica elettrica della luce, che vale la potenza 16 relativa al 2^4 della realtà 4 su base complessa 2. La potenza 16 è naturalmente 10^16.
Così 10^25 si scinde in 10^9 x 10^16. Attribuire a 10^9 la divisione per 1 s significa trasformare la potenza nell'energia 9 /s, che trasforma le 9 cifre zero di 10^9 nella percezione Logaritmica 9, del solo esponente.
In tal modo un Log decimale (l'inverso della potenza) riscontra numericamente la dimensione della potenza 10^16, del valore di carica della luce. Noi usiamo sempre i processi inversi, per potere misurare relazioni relative, interne alla quantità assoluta, relazioni fatte così di numeri ottenuti dal calcolo Log decimale, e di quantità dimensionali che poi sono usate ad evidenziare la grandezza rispetto alle unità di misura del S.I.