(Seguito Nuova Scuola Italica)

Ma fintantoché la scienza non la smette di fantasticare dicendo che "per fortuna che il nostro universo non incontra altri impostati sull'antimateria, se no annichilirebbe!" (giacché l'antimateria è in ogni atomo, nell quantitativo uguale a quello della materia, per cui questa materia che vediamo, è solo una esatta metà di quello che c'è da vedere in tutto)..., fino ad allora ci sono poche speranze. Vanno sapute tirare le fila, va saputa usare nuovamente l'intelligenza. Se tutto è fatto d'atomi e in ciascuno esistono in modo identico particelle di materia e antiparticelle di antimateria, l'antimateria è già qui, è ovunque, non dobbiamo dire che "per fortuna qui non c'è!". Ho udito un bravo comunicatore come Piero Angela dire che ad un certo punto della storia evolutiva "la materia ha vinto la sua battaglia contro l'antimateria" !!!

Nessuna battaglia. Noi vediamo tutte e due e consideriamo sempre antimateria il retro dell'oggettività, quella parte curvata e messa in opposizione alla possibile diretta osservazione. Quando c'è un soggetto che vede solo i dati che sono da lui (che avanza nel tempo) visti venirgli incontro, quelli che momentaneamente avanzano come lui non sono percepibili (non possono essere raggiunti). Ma poi il soggetto assume la posizione opposta. Da osservatore in positivo diventa osservatore in negativo. Come uno che si ponga in opposizione a se stesso. Quando il soggetto lo fa, l'oggetto appare girare. Ora il soggetto non si sposta girando l'angolo piatto, ma l'angolo retto.Se gira in senso destrorso vede girare l'oggetto in senso sinistrorso. Un soggetto libero (come noi) considera veramente tutto. Usa i numeri per capire. Li usa conferendo loro concetti geometrici. A questo punto il concetto di un corpo libero assume i 7 vincoli della sfera. Conseguenza, tutti i corpi liberi come noi sono sfere e appaiono girare come sfere. In verità chi gira siamo solo noi, su un piano, per cui la sfera ha un piano di rotazione. In questa rotazione tra gli opposti, materia ed antimateria sono visti sempre l'uno dopo l'altro. Noi vediamo l'antimateria quando siamo positivi come il positrone, e vediamo la materia quando siamo negativi come l'elettrone. Ma il risultato è poi identico e a noi (che alterniamo) appare sempre e solo la materia. Noi siamo come dei raddrizzatori. Togliamo di mezzo l'antimateria presentandola in forma di materia alternando personalmente come onda.

L'antimateria è solo un retro ora invedibile, perché noi oggettivando l'antimateria attraverso la curvatura imposta al nostro piano reale, la collochiamo sul retro dei corpi. Ma uno che vede istantaneamente in senso inverso al mio sta vedendo come materia quello che per me è antimateria! Altro che battaglia vinta.

L'annichilimento corporeo si ha quando fronte e retro sono cotretti a mettersi tutti e due da una parte e, avendo curve inverse tra loro, si spianano in un piano di pura energia, laddove i corpi sono solo accorpamenti sferici. E' quello che succederà alla conclusione della vita: vista prima con una curvatura e poi con quella opposta, la spianeremo in un piano di assoluta accessibilità, in cui gli antenati e i posteri coesistono tutti, ciascuno al suo livello di energia, e sarà come Internet: potremo accedere a tutta la rete della vita eterna come ad una Comunione di Santi. Ecco questo aspetto non è fuori di questo mondo, non è questione di metafisica ma di pura e semplice antimateria, parte della fisica, che però ora è da noi tutti trascesa, essendo incapaci (pur essendo già ora positivo-negativi) di vedere simultaneamente da tutte e due le parti. Ora dobbiamo vedere solo una dopo l'altra, onda dopo onda come materia dopo antimateria raddrizzata da noi in materia, e così per sempre finché ciascuno muore a questo modo di vedere. E' allora che comincia l'altro.

Ma non si va in cielo, tanto per intenderci. Si resta dove siamo e vediamo semplicemente il tutto esatto che vediamo ora, come lo vediamo ora, altrettanto corporeo, ma a rovescio (con il tempo che arretra, mostrando dopo, ad una ad una, le situazioni già viste prima), facendo un esame incrociato che porterà ciscuno a vedere il vero. Non è fantasia che l'esame incrociato attesti il vero. La partita doppia, tra il dare e l'avere, consente un bilancio perfetto. E la vita lo è: ma tra il lato materiale e quello antimateriale che sono un apparente dare vita e togliere vita (ma non con una morte che ci faccia finire da nessuna parte, sconfessando le infinite prove che ci siamo). No: una vita percepita in negativo, un concretissimo ritorno al passato che ci farà superare la nostra stessa nascita, per finire nei 2 genitori (stavolta in atto dove prima eravamo solo in potenza), nei 4 nonni, 16 avi, eppoi 32, 64, 128,... tutti! Ecco il Padre comune di cui parla la religione. Sta concretamente, in atto, in tutti noi e ci anima perennemente. In questo Padre comune ci sono, ci siamo tutti, e anche i posteri nostri vi troveremo, perché vi saranno ritornati essi pure. Concretamente! Non un cielo astratto. No. Le vite concrete già viste e riconsiderate virtuali. Ora noi siamo atterriti dalla sofferenza e dalla morte. Siamo talmente costretti all'immedesimazione con noi stessi che prendiamo, dobbiamo prendere tutto sul serio. Guai se non lo facessimo! Ma guai anche se non credessimo che tutto ciò è provvisorio e non sapessimo perché.

Ecco, la Nuova Scuola Italica, proseguendo gli intenti a tutto tondo che già furono della Scuola Italica di Pitagora, intenti meravigliosamente in connubio di valori cone quelli di Elea, risolve il problema del possibile al di là. Non è altro che quell'aldiqua di cui abbiamo già prova che esiste (cogito, ergo sum), di cui sappiamo già (per costatazioni sperimentali riconosciute ormai vere dalla scienza) che siamo entità simultaneamente positive-negative. La soluzione è solo rimandata nel tempo di una inversione tra positivo e negativo, per la nostra attuale incapacità. La supereremo e si capisce in che modo veramente concretissimo, quando, dopo di essere stati ripetutamente invitati a desiderare di convertirci dalla religione, ci accadrà davvero ed autorevolmente, provvidenzialmente.

Si arriva a capire chi e cosa sarà il Paradiso per me: gli altri come me, gli altri computer della rete Internet della Anime che, se io mi sono acceso di desisderio, sperimentando la relazione tra il mio attuale e solo computer e gli altri con i quali oggi posso scambiare solo dischetti (che non possono entrare più di uno alla volta nel lettore) quando mi ritroverò in una rete in cui l'accesso dipende da me, in cui nessuno mi può dire "non ti voglio, ho altro a cui pensare!" io navigherò in funzione esatta al desiderio che mi sarà venuto.

E' chiarissimo! Avremo modo anche di rivedere la vita (come ogni prova) più di una volta: la prima stesura, la correzione, la messa in bella. E il Paradiso sarà la messa in bella di tutto. Niente più autentice sofferenze, morti... non sono necessarie. Basta avere qualcosa in cui ci piaccia immedesimarci.

Non ci piace un film? Una partita? Non ci piace la strizza di perdere? Ma senza patemi: sono ipotesi come i film. Sono vere pure occasioni per il nostro godimento spirituale. Certo, anche una bella "scopata". Siamo solo noi oggi che abbiamo l'occhio impuro. Nel mondo visto finalmente in bella copia ci accorgeremo che siamo come attori che recitano parti belle e brutte che non li condizionano per nulla.

Adesso, ditemi. Voi andreste nel camerino di un attore a dargli un fracco di botte perché ha dovuto interpretare la parte di un cattivo? E' quello che facciamo oggi. Dovendo prendere sul serio la parte, al fine di desiderare veramente di farci un abito mentale secondo la propria personale idea che si desideri avere del bene, noi condanniamo il cattivo. Ma Gesù ce lo disse chiaramente: "Non giudicare! Stolto, togli prima la trave che hai nel tuo occhio!". Questa "trave" è la colpa. "Omnia munda mundis" dicevano i romani antichi, ed avevano ragione. Quando rivedremo la bella copia del nostro mondo faremo finalmente parte di una vera e propria Recita sacra, una vera e propria elegia del Bene in Assoluto, in cui possiamo entrare uscire, vedere in sintesi, vedere nel tempo. Come uno che oggi prenda la sintesi di un'opera contenuta tutta su un disco e la faccia suonare. Come uno che si immetta in Internet su un altro Sito e vi legga solo quello che vuole, non certo tutto. E lo fa rispettando la presentazione che io ne sto facendo. Ma non da schiavo di me, da libero, che ne tragga le sue personali conclusioni.

Potete voi rileggere all'infinito la stessa frase di questo scritto? Così sarà la Vita eterna. Tutto quello di cui c'è gia stata la prova di esistenza sono il nostro possibile futuro da rivedere. In prima persona. Quale giustizia! Quale vittoria sulle bugie, smascherate tutte! Quale trionfo della verità! Bene non angustiatevi per non avere incontrato personalmente Gesù, o Maometto o Budda. Se sono esistiti sono lì che vi aspettano, come un sito perennemente aperto per le vostre possibilità di essere loro, per immedesimazione finalmente libera e fin tanto che vi piaccia. Insomma trascorrendo e non con l'obbligo, forzato, che abbiamo oggi, o di vedere questo o quello, mai tutto assieme. Dopo lo potremo e sarà una vera bellezza, un vero Paradiso terrestre (che non violenta nessuno, ma libera tutti)

Se sono riuscito a dare minimamente il senso di quale importanza rivesta tutto ciò per l'uomo capirete veramente che le conquiste scientifiche sulla comprensione dei numeri, delle costanti, l'aggiustamento assoluto dei valori (cose veramente colossali che è impossibile che siano state le conquiste personali di un uomo, chiunque esso sia) non possono che essere un dono per tutti. E' giunta l'ora di conoscere il vero. 1.000 e non più mille, ma solo dell'ignoranza della verità delle cose. Altrimenti l'uomo non sarebbe libero. Un uomo che oggi crede di fare, di essere il padrone della vita, facendo i miracoli di dare la vista ai chiechi, l'udito ai sordi, le gambe e le mani a chi non ce li abbia più, cuore nuovo, polmoni nuovi, addirittura un clone di se stesso a cui potere un giorno trapiantare la propria testa... un uomo del genere deve abbassare le sue credenze. Che sappia che il fare non esiste. Non è vero, perché non esiste il movimento. Esiste solo una ipotesi, che si avvale sulla percezione in potenza dello 0, e grazie al quale poi appare l'1, e poi il 2, il 3... Insomma noi siamo solo dentro un piano già tutto fatto. L'uomo allora è realmente aiutato da Dio a tenere sotto controllo la sua pretesa fattività. Perché se credesse troppo ai suoi occhi, non capirebbe più nulla.

Il compito più grande della Nuova Scuola Italica è allora questo appena detto, che tenta di togliere all'uomo la sua paura del domani, ma che nel contempo lo porti ad intendersi nel disegno supremo sempre fatto da un Altro. Io non posso desiderare oltre il limite giusto. Neppure se è il desiderio dell'unanimità di quelli che vivono. Se così fosse, non verrebbe realizzato il paradiso delle libertà nella modestia, ma l'inferno delle pretese nella vanezza del personale e presuntuoso orgoglio. L'ideale resta sempre quello del mite, del povero di spirito, di chi si abbassa e si mette a servizio, e invece la cultura evolve verso l'ideale esattamente opposto, con tutti gli avalli di giustezza di ciò dati proprio da una scienza innaturale e che violenta la natura. La scienza, proprio a partire da se stessa e dai suoi valori, deve avere la dimostrazione scientifica di quello che ci aspetta. Nel 3.000, altrimenti, si sconfinerebbe in una sorta di Sodoma e Gomorra elevati a giusto sistema, garantito dalla scienza. Ecco, questa scienza, questa nostra, riporta all'umiltà quell'altra.

Oh, non crediamo che il cammino sia facile! Ma c'è veramente la certezza che un miracolo sia accaduto e che Dio veramente, attraverso la nostra umiltà, voglia far passare questo glorioso richiamo all'umiltà. Il nostro ideale è la croce. Perché questa vita è solo l'inizio, veramente fondante, della possibile gioia per quello dopo. Bisogna assolutamente abbassarsi. Se io mi considero davvero un servo di tutti, se mortifico me stesso e abbraccio la sofferenza degli altri, mi infiammo del desiderio di tutto quello che mi manca e vedo mancare al prossimo mio. Io desidererei davvero essere Dio, per risolvere il loro problema, attraverso la rinuncia assoluta a quanto sia mio. "Signore, toglimi di mezzo, ma rendi tutti sani, belli, felici!" Questo è il grido che mi viene costantemente nel desiderio. Orbene è solo così che io faccio a me stesso il vero bene. Perché accendo un tale desiderio di essere un Dio risolutore di tutto il male che c'è, che lo sarò: navigherò in tutti voi che cerco di aiutare, e voi mi riconoscerete, mi abbraccerete. Tanto più quanto ora mi date calci dicendomi: "Amodeo, pussa via! Quante cazzate mi dici! Io ho altro a cui pensare".

Vedete, tutto, per me, è la conseguenza solo del desiderio che mi sarà venuto, di altro, dopo di avere osservato me stesso. Se io guardo troppo me stesso m'inganno. Davvero. Tra me e me stesso c'è la differenza che passa tra chi legga e il libro che sia letto. Questa mia vita è solo il libro, ma io sono l'anima che sulla sua lettura deve stabilire (una volta per sempre) il quadro dei miei valori, il mio abito mentale che poi sarà la mia eredità per sempre. Perché, poi, avrò a libera disposizione tutta la biblioteca dei libri come il mio, e quanti ce ne sono! Se io credessi di avere ricevuto e per sempre solo questo libro, quale ingiustizia crederei possibile! Sono cieco, sordo, brutto! Quante cose non capisco! E c'è tanta bellezza negli altri, di cui io m'innamoro davvero perdutamente, senza poterli mai veramente raggiungere, perché, troppo amati, non ti abbracciano, oggi. Ti crocifiggono, come sempre.