| Appendice |
NUOVE POSSIBILITA' PER LA SCIENZA DELL'UOMO
In questo ultimo capitolo, mi occupero' di mettere in luce
come, partendo da una esatta valutazione delle quantita', si
possa poi arrivare a conoscere molto, molto di piu' di quanto non
ci si fosse <semplicemente> prefisso all'inizio, cioe'
"di aggiustare i numeri".
Credo che sia la prima volta che una teoria pervenga ad un quadro
cosi' completo ed esauriente (che arriva a collocare la stessa
esperienza umana nel contesto piu' generale studiato a fondo
dalla filosofia e proclamato vero dalle religioni), partendo non
da premesse filosofiche o fideistiche ma da altre,
scrupolosamente poggiate sulla matematica e sulla conoscenza del
mondo fisico (per come esso appaia a noi), fondate sullo
scrupoloso rispetto di tutti i piu' importanti principi esistenti
- come quello di un fondamentale equilibrio nella natura e nella
statistica tra gli eventi veramente alternativi -.
Mio padre affermava che non doveva pensare, altrimenti avrebbe
perso la sua fiducia in Dio: troppi ostacoli all'accettazione
della possibilita' di un Creatore buono e giusto, che - pur nel
rispetto della liberta' umana - tollerasse il dolore della
vittima e il sacrificio dell'innocente. Questo mondo -che appare
cosi' privo della presenza di una provvidenza buona e che lascia
ogni giustizia ed ogni riparazione solo all' <altro> -
sembrava a mio padre una imperdonabile latitanza di Dio in questo
nostro, che pur sembra cosi' importante per la vita.
Io - proprio usando la mia ragione nell'intendere, e con estremo
rigore, le verita' della scienza - sono giunto esattamente
all'opposto: a riconoscere una concretissima, immancabile,
provvidenziale giustizia in questo stesso nostro contesto, che
imporra' alla fine ogni verita', dalla minima alla massima.
Tanto la Giustizia e la Bonta' (per l'aspetto morale), quanto
l'equilibrio (per l'aspetto fisico), sono due tipi di valori su
cui tutto l'universo - e la vita che vi si svolge - si poggiano,
in modo veramente assoluto.
Avremo realmente (con la concretezza stessa con cui oggi
osserviamo e studiamo scientificamente l'esistenza) quello che la
Fede ci ha promesso: il paradiso della carne. E capiremo in che
modo cio' sia inevitabile ed in che cosa cio' consistera',
concretamente osservando un rispetto <sacrosanto> - ripeto
- per la <realta'> delle cose, per come esse ci appaiono
proprio ora. Il tutto veramente giusto ed ideale, pur essendo
costruito e costituito proprio in base a queste concrete vite che
oggi ci sembrano cosi' misere e tutt'altro che ideali e
funzionali ad un progetto cosi' grandioso.
Arriveremo a questi estremi - che invadono contesti che io non
chiamo <metafisici>, non necessitando essi di interventi
magici o che travisino quanto gia' ora accada - vedendo con
ordine come il campo degli interessi a poco a poco si allarghi, a
mano a mano che si approfondisca la conoscenza del metodo con cui
si attua matematicamente la conoscenza, l'intelligenza e
l'immaginazione del mondo come attuata dalla mente umana. Vera,
pura <virtu'> rappresentativa, che conferisce
<realta'>.
Giungero' a proclamare l'esigenza di una SECONDA RIVOLUZIONE
COPERNICANA:
<< Come tutta la apparente rotazione dell'universo, attorno
al nostro pianeta, dipende dalla rotazione e rivoluzione della
Terra - e noi conseguentemente vediamo in modo reattivo -, allo
stesso modo ogni movimento che noi osserviamo in tutte le cose
dipende solo dal trascorrere dell'attenzione della nostra mente
da cosa a cosa >>.
A me risulta che in un mondo, poggiato tutto su <cio' che e'
possibile>, esistono gia' attuate tutte le possibilita':
l'uomo le analizza gradualmente, con la attenzione dialettica, e
- grazie a questa sua indagine, nelle forme dello spazio-tempo -
tutto gli pare conseguentemente animarsi in velocita'.
Einstein chiedeva a Heisenberg se la Luna <si muovesse o no
quando lui non la guardava>. Secondo la teoria a cui io sono
giunto esistono infinite Lune, per quanti possibili moti di essa
gia' esistano nella loro reale possibilita'. E' l'uomo che -
passando dall'osservazione di una Luna a quella di un'altra,
scoperta diversa - assiste ad un apparente spostamento della
stessa Luna.
Noi - ogni cosa - siamo solo formule avanzanti come scritte
luminose, che sembrano muoversi, ma sono solo luci che si
spengono ed altre che si accendono in perfetto sincronismo, tanto
da permettere l'apparente avanzamento della forma. Noi stessi,
infatti, nella consistenza fisica del nostro vivente intelletto,
appariamo essere un'onda elettromagnetica cerebrale; ed ogni
cosa, in ultima analisi, si poggia su una cinesi che e' tale da
ingenerare la stessa parvenza sensibile dei corpi.
Bisogna riconoscere la fondamentale importanza di questa SECONDA
RIVOLUZIONE COPERNICANA. In base ad essa tutto appare muoversi
per lo spostamento dell'attenzione del soggetto umano: in un
enorme <disegno>, che gia' ha in se' <interamente
realizzato> tutto il veramente possibile, tutto quanto sia
coerente con il disegno. Solo che ancora non lo vediamo, con
l'attuale parte, dimezzata, della nostra complessa natura
binaria, in base alla quale vediamo un mondo dimezzato nel suo
solo aspetto materiale: ci vuole il tempo che e' necessario a
questa conoscenza del presunto futuro.
Questo tempo a noi oscuro e' gia' noto - ma come un suo passato -
all'altra meta' di ciascuno noi, che di la' viene. Essa vede il
mondo solo nel suo aspetto antimateriale, avanzare come avanza
tutta l'antimateria rispetto alla materia: nel senso inverso del
tempo (e' una precisa risultanza scientifica).
Insomma esisterebbe l'<effetto farfalla> secondo cui un
farfalla, che batta le ali in un posto del globo, possa scatenare
un uragano a distanza di tempo in un'altra o nella stessa parte
del pianeta. La farfalla e' il nostro io che oggi conosciamo.
Cosi' piccolo, eppure cosi' potente (ma solo in apparenza) da
riuscire a muovere (in apparenza) tutta l'evoluzione
dell'universo. In forza di cio', quello che veramente ci anima
acquistera' una cosi' grande carica di animazione - proprio da
tutto l'universo potuto cosi' muovere da ciascun vivente - che
cio' equivarra' alla sollecitazione di una poderosa forza di
richiamo, come fosse un grande elastico sempre piu' teso. E
verremo proiettati da questa forza immensa nell'esatta direzione
inversa (dell'apparente passato) appena - con la apparente morte
- non avremo piu' la capacita' di caricare ulteriormente questa
colossale forza. Cosi' ripercorreremo, andando ciascuno a ritroso
secondo lo sviluppo proprio all'antimateria di tutto l'universo,
il rovescio della nostra stessa vita, a cui sono intimamente
annodate le stesse maglie materiali, in quella relazione che noi
conosciamo complessa, elettromagnetica. Dopo il periplo attorno
alla morte, il nostro io percepira' tutto quanto oggi sia oscuro
nella nostra relazione, e impersonerà quell'altra parte di noi
che gia' ora e' ben presente ed attiva ma che intuiamo solo come
coscienza. Per gli animali e' quell'intuito prodigioso grazie al
quale presagiscono un futuro che tanto per l'altra parte noi che
per l'altra parte di loro e' solo una pura conoscenza del loro
singolo passato.
Mossi dalla prodigiosa energia accumulata in questo primo tratto
della nostra vita, la ripercorreremo fino alla nascita. Ma come
una fionda poi scaglia gli oggetti ben oltre il punto in cui e'
cominciata la sua tensione, allo stesso modo noi verremo
proiettati a risalire tutta la scala genealogica da cui siamo
nati ed animare (con la nostra stessa anima, e tutti assieme,
come un gran coro) il canto vitale e reale di tutti coloro che ci
hanno preceduto. Come un modo di essere multiplo: quell'io
condiviso che gia' oggi vediamo in atto, ad esempio, in alcune
specie viventi, come le formiche, che sembrano un io collettivo.
Saremo presenti - finalmente - in ogni uomo e in ogni vita,
passata presente e futura, senza distinzione tra uomini ed
animali. Il tutto come esattamente gia' espressamente indicato
dalle possibilita': se uno qualsiasi dei nostri <infiniti>
antenati, dalla cellula primordiale fino a noi, non fosse
possibilmente esistito, noi stessi non lo saremmo stati assieme a
loro. La nostra <possibilita'> gia' esisteva in ciascuno di
loro e noi ne prenderemo personalmente atto e coscienza -
concretamente - <potendo> essere cosi' in loro, antenati...
come in tutti i nostri figli del tempo a venire.
La conquista - veramente nuovissima - di questa tesi, e' quella
di un mondo complesso in ogni campo, poggiato sugli opposti - ma
questo si sapeva - alla cui origine sia pero' la stessa
complessita' di una vita che verra' osservata - essa pure - a due
versi contrapposti: in andata e ritorno.
Sara' questa stessa complessita' della vita reale a permettere il
riequilibrio di tutte le cose e l'affermarsi, provvidenziale, di
ogni giustizia di relazione.
Faremo un personale <controllo incrociato> di tutta
l'esistenza. Solo il doppio percorso ce la mostrera' finalmente
come essa e': l'immenso campo di tutte le possibilita' come una
assoluta coesistenza in cui muoversi, poi, liberamente: senza
piu' limiti spaziali, temporali, personali.
Potremo essere in tutti e dappertutto a riscoprirvi (e rivivere
concretamente, personalmente) i valori che avremo capito
importanti, con un Dio talmente <democratico> e rispettoso
dei gusti di ciascuno, da essere cosi' potente e significativo
per ognuno di noi come ciascuno di noi gli avra' concesso,
esattamente desiderandolo: come un Valore che esistesse.
Ciascuno avra' il Dio esatto che avra' voluto, secondo i suoi
gusti e le sue speranze. Cio' rappresentera' <quell'unico
peccato, contro lo Spirito di Dio, che non sara' perdonato>
all'anima singola: con la conseguenza di aver poi un proprio Dio,
<menomato, ridotto>.
L' <immedesimazione> e' la cosa che fin da ora noi amiamo
di piu'. La avremo, senza nessun limite e sarà quello che la
fede chiama Paradiso.
Tutto cio, ripeto, esiste nel <sacrosanto assoluto rispetto di
tutto quanto vediamo ora>: proprio tutti i valori di questo
mondo. L'altro mondo... sara' sempre e solo questo stesso,
percepito in modo diverso, ma solo per effetto di una intenzione,
finalmente <matura>, e di una convinzione altrettanto
sperimentata: che non vi e' proprio nulla - che sembri talmente
drammatico perfino da distruggerci - da riuscirci davvero.
Rivivremo gli altri avendo finalmente fede nella vita.
Le apparenti sciagure sono tutte prove da superare, sfide per
l'iniziativa, test per l'intelligenza. E sara' straordinariamente
bello, un giorno, vedere come ciascuno di noi vi sara' riuscito.
Accadra' sempre dentro a queste forme rappresentative: del tempo
e dello spazio. Ma finalmente liberi dai limiti che oggi essi
sembrano imporre a noi. Oggi - nonostante tutto - sono in atto
sempre velocita' vettoriali. Dopo il riscontro incrociato delle
due contrapposte velocita' delle due vite a rovescio, sara' in
atto, finalmente, una coesistenza vera, tutta scalare e
percorribile. Avremo la vera accessibilita' del volume, oggi
inibita, possedendo ciascuno di noi solo aree. E il tutto sara'
come il gran coro di una unica anima: quella che fin da ora
chiaramente ci anima, qualunque <cosa> essa sia.
Premesso questo quadro, vediamo ora, per punti, le varie
questioni scientifiche che si arrivano a capire appena si da'
perfezione alle unita' formali, appena si scoprono le complesse
relazioni che sono in atto, appena ci si rende conto della
assoluta bilateralita' di tutto l'insieme, del suo assoluto
equilibrio, solo mosso dalla nostra incapacita' di osservarne
piu' di un lato per volta. Vedremo come davvero cio' e' quanto
mette in atto l'energia gravitazionale come una forza che si
oppone alla divisione.
E, poco alla volta, spingendo fino alle estreme conseguenze le
stesse premesse dell'<equilibrio> e dell'inevitabilita'
dell'affermarsi di entrambe le alternative, la materiale e
l'antimateriale (dal momento che esse hanno la stessa
possibilita' di affermarsi essendo perfettamente speculari),
dovremo arrivare a riconoscere, PER SCIENZA E NON PIU' SOLO PER
FEDE, l'inevitabilita' di quella conversione (consigliata dalla
fede alla nostra volonta') che sara' imposta dalla stessa forza
delle cose.
Se l'intelligenza scientifica porta a conoscere esattamente le
leggi, deve essere quella stessa intelligenza <a trarre tutte
le conseguenze che derivano dalla loro ferrea applicazione>.
E' proprio questo rigore nell'interpretazione delle leggi fisiche
che ci porta, come estrema conclusione, a conoscere quanto ci
accadra', prima ancora che esso accada.
Se poi una legge esatta, di fronte a questa sua ferrea
interpretazione non e' piu' <creduta vera>, dagli stessi
scienziati che l'anno riconosciuta, ci troviamo di fronte non
piu' a <scienziati veri>, ma solo a <creduloni> ed a
personaggi <incoerenti>, che intendono solo quello che piu'
gli aggrada e non vogliono prestare fede nemmeno <alle loro
stesse affermazioni scientifiche>.
Vediamo ora, per singoli punti, l'iter, TUTTO SCIENTIFICO, che
gradualmente porta ai risultati anzidetti. Su alcuni argomenti
sorvoleremo, avendone trattato ampiamente in precedenza, su altri
ci soffermeremo, per aspetti particolari che sarà opportuno
mettere in luce.
G) 1 - La correzione delle unita' di misura porta a
riconoscere come vi sia, nella fisica, una geometria, nell'
<acquisizione dei dati>, e come essa dipenda dai punti di
vista di una percezione specifica, messa in atto da un soggetto
osservatore.
G) 2 - Si comprendono le quantita' esatte anche di entita'
fisiche come quella del <tempo>, un valore da sempre
sfuggito ad una quantificazione assoluta e trattato piu'
filosoficamente (nei termini di una presunta <esistenza>)
che scientificamente in quanto porzione, frazione, parte,
<tempo> vero e proprio di una energia unitaria posta come
riferimento.
G) 3 - Si correggono errori concettuali, quali quello
dell'energia per <massa assente>; quali quello di una
relativita' astratta, priva della costante presenza del soggetto
massa, autore della percezione.
Abbiamo visto come tale astrazione non esista. La Terra che gira
attorno al Sole non occupa una parte della rotazione di 360°, ma
si aggiunge a quella rotazione. In altri termini prima esiste il
soggetto massa (la quantita' di <tempo di presenza> che ha
assunto questa forma di una inerzia di moto tutta accorpata), e
poi essa aggiunge il suo intero spostamento.
Il rapporto tra <pieno e vuoto> fa del pieno (in apparenza)
la massa e il tempo presente che ve la configura in tal modo; e
fa del vuoto il luogo della occupazione differita nel tempo. In
tal modo il soggetto relativo, la massa-presente, prima esiste, e
poi si muove realmente. Apparente presente ed apparente futuro
sono ben distinti, non si sovrappongono mai.
Questa soggettivita' della percezione e' una delle piu' grandi
conquiste di questa teoria: rende concreta la Relativita'
Generale, la <incarna>, la <poggia>, la <fonda>
in assoluto e per sempre sul modo di vedere del soggetto, animato
o inanimato che esso sia.
G) 4 - Si comprende come la Natura sia sempre soggettivamente
percepita in modo prospettico, per quanto attiene le intensita'
(di luce, di calore, di energia in forma di masse
gravitazionali).
Prima conseguenza della <fondazione> soggettiva della
natura e' la percezione delle energie gravitazionali, luminose,
calorifiche, sempre in funzione inversa al quadrato della
distanza... Chi le percepisce cosi' e' l'osservatore: una entita'
soggettiva gia' configurata dalla Fisica ma mai da questa
considerata come un presupposto insostituibile.
La Scienza fa infatti l'astratto tentativo di occuparsi solo
della cosa conosciuta come di una realta' a se stante ed
indipendente dalla sua stessa conoscenza.
Questo funziona, ma fino a quando, a livello atomico, a noi
stessi non si aggiunge un osservatore elementare: l'onda
elettromagnetica. Essa percepisce in prospettiva e il nostro modo
di accertare questi dati non possono prescindere dalla stessa
prospettiva di grandezza ingenerata dal soggetto
elettromagnetico, per cui una intera meta' dello spazio (quello
in cui e' collocata l'antimateria) sparisce del tutto e noi lo
consideriamo realmente inesistente, poggiandoci cosi' su una
percezione soggettiva per determinarne una creduta poi oggettiva
e slegata dal modo di vedere prospettico.
Infatti dalla prospettiva veduta alla nostra grandezza noi
correggiamo l'effetto indotto da una lontananza che rende in
apparenza piccolo cio' che e' solo lontano. Dalla prospettiva a
livello atomico noi invece non correggiamo assolutamente tale
effetto ed attribuiamo effettiva piccolezza alle cose viste
lontane dall'osservatore naturale che percepisce prospetticamente
allo stesso modo con cui noi percepiamo prospetticamente.
G) 5 - Questo contesto prospettico, di fatto considerato
dall'attuale Fisica slegato da una concreta percezione
prospettica, e' alla dimensione dell'atomo.
E' questa prospettiva - di cui veramente non si puo' dubitare in
alcun modo la presenza - che porta a percepire nel nucleo del
protone un campo che di per se' stesso gli e' esterno, ma che e'
osservato piccolo grazie alla distanza da cui e' soggettivamente
rilevato dall'onda elettromagnetica.
Cio' accade solo per aver attribuito <grandezza> al campo
in cui e' il soggetto di una percezione, che e' distinta - va
detto - in elettrica e magnetica. Nella prima il soggetto
relativo, autore della percezione prospettica, e' l'onda; nella
seconda il soggetto e' la massa. Come noi, pur contenuti entro
l'universo, conteniamo questo nella visione prospettica che ne
abbiamo, cosi' fanno anche le masse, che contengono in se', come
un valore concentrato, quanto in verita' sia esteso e fuori di
esse. Questo - chiaramente - nell'ottica di quello che veramente
corrisponda alla nostra percezione dello spazio...
Quando e' scoperta una legge <generale>, bisogna poi
applicarla <a tutto>. Se ogni entita' relativa percepisce
in modo prospettico, non si puo' fare differenza tra soggetto
piccolo e soggetto grande.
Non si puo' dire che un sasso senta in prospettiva il calore del
Sole e si scaldi fino a 60 gradi, considerata la distanza, ma che
il Sole <sia ben piu' caldo> e ben piu' grande di quanto il
sasso stesso percepisca..., e - nello stesso tempo - non dire
piu' che anche quanto sia materialmente percepito a livello
atomico giaccia in una analoga prospettiva dell'apparenza a
distanza. Per cui debba essere considerato, e attentamente, il
modo di questo apparire a distanza. Per cui debba essere
restituita grandezza a quanto l'abbia persa, per una semplice
prospettiva della percezione soggettiva.
La prospettiva della grandezza, a livello atomico, fa scorgere -
al soggetto elettrico - il nucleo come un punto di fuga, il
limite del campo elettrico e grande occupato dalle particelle
elettriche.
La stessa prospettiva, ma avente a soggetto la parte magnetica
della stessa onda, fa percepire il tutto in modo esattamente
contrapposto: cioe' come contenuto nel corpo magnetico quanto ne
sia fuori e sia configurato come cio' che di magnetico
corrisponda esattamente all'onda elettrica
Sappiamo che l'onda magnetica e' altrettanto grande quanto quella
elettrica, sono due contesti esattamente identici, solo l'uno
girato di 90° rispetto all'altro, eppure non riusciamo proprio a
concepire la differenza indotta dai due diversi modi ingenerati
dalla percezione: che nella elettrica il soggetto si espanda e
nella magnetica il soggetto si condensi per una chiara
attribuzione di grandezza positiva conferita alla parte elettrica
e di grandezza negativa (piccolezza, concentrazione) attribuita
alla parte magnetica... Una stessa relazione, tra lo spazio 3 e
il tempo 1, una volta e' percepita 3/1 ed ha per soggetto il
valore 1/3 (che dilata l'unita' alle 3 volte del denominatore
soggettivo), ed una seconda volta, tutto al contrario. Nella
percezione magnetica risulta il disporsi secondo il tempo-massa
1/3, ma cio' risulta al soggetto 3/1 (che dilata a 3 il suo
denominatore soggettivo 1).
Se si e' <coerenti> e si accetta la prospettiva come un
valore che vale <ad ogni grandezza>, si arriva a capire -
seppure nella laboriosita' di queste analisi che riguardano
sempre relazioni reciproche - come si pongano differentemente tra
loro le due rispettive entita' soggettive: la elettrica che
espande secondo 3/1, velocita' c della luce (espande il suo
<tempo> 1/3); e la magnetica che ammassa secondo la
velocita' inversa 1/c = 1/3 (oppure -c = 3^-1, ammassando il suo
<spazio> 3/1).
Si arriva a capire, in modo netto, chiaro, che questo contesto
<nucleare> e' in verita' <al di la del nucleo>. Ove
sia capito che questo e' solo un punto di fuga, il limite esatto
collocato tra due campi, uno in apparenza esteso ed uno
compresso. Allo stesso esatto modo con cui si pone la superficie
della Terra (alla quale e' cosi' intimamente legato il metro,
campione vero dell'unita' invariante dello spazio): come il punto
di equilibrio tra quanto sia configurato come esterno e quanto
invece come interno. Come, con riferimento alla Terra, bisogna
credere che tutto il sistema solare (e l'universo stesso)
rappresenti questo esterno che trovi un bilanciamento esatto in
tutto l'interno della Terra (il suo esatto valore ma tutto
compresso), per cui poi il tutto assuma una giusta
rappresentazione spaziale (del massimo riferito al minimo) cosi'
bisogna credere che accada anche nell'atomo per quanto riguarda
il <guscio> del nucleo. Questi e' un eccezionale punto di
equilibrio tra due parti identiche, ma una rappresentata in modo
esteso (la mole con i suoi 6 parametri) ed una concentrato (il
nucleo con i suoi 6 quarks).
Se si sa accettare questa bilateralita' di atteggiamento
nell'osservatore elementare, reale, elettro-magnetico, il nucleo
e' capito come il punto di fuga, il punto nodale di una clessidra
che sia di per se' identica nelle sue due parti, ma ad una delle
quali sia stata attribuita grandezza in positivo ed all'altra
grandezza in negativo, ovvero piccolezza. E cio' perche' una
volta chi percepisce e' un soggetto positivo e vede grande nel
modo suo ed una volta il soggetto e' negativo, e vede grande in
negativita'. I due modi poi assumono una comune coerenza, tanto
che si proceda in due versi opposti, nell'indagine: andando dal
generale vero il particolare (e si vede piccolo il particolare)
e, nello stesso tempo, dal particolare verso il generale (e lo si
vede ancora piu' piccolo, perche' il soggetto <particolare>
percepisce, comprende in se' il generale come noi percepiamo
l'universo: contenendolo tutto nella nostra visione, pur se e' in
apparenza tanto piu' grande di noi).
Ogni informazione che proceda dal campo elettrico a quello
magnetico, o viceversa, passa allora da quel punto nodale, di
fuga prospettico: vero punto di fuga della parte vista grande in
quanto occupata dal soggetto onda elettrica, e vero contenitore
della parte opposta e in esso contenuta (come l'universo stesso
e' contenuto nella nostra percezione).
Si capisce allora che tutto quanto appaia contenuto in quel
punto, nei corpi del neutrone e del protone, e appaia aggiungersi
all'unita' atomica dei due nucleoni, e' solo il contenuto
spaziale del campo esterno, sviluppato in grandezza negativa e
che ci sembra, coerentemente a cio', piccolo in positivo e
contenuto nel nucleo perche' di la' passa la percezione
prospettica.
G) 6 - Si puo' allora agevolare la ricerca delle particelle
sub-nucleari.
Queste particelle sono solo valori <grandi> nella
<negativita'> della grandezza spaziale (cosi'
soggettivamente prospettata)... ma solo laddove grande e piccolo
non sono davvero diversi tra loro ma solo percepiti tali a causa
della specifica e differente percezione prospettica da parte di
un soggetto elettrico o magnetico, differenziato e complesso
autore di una vera bilaterale prospettiva, trasmessaci in modo
veramente cosi' complesso e coerente (grande sia in positivo che
in negativo).
E' chiaro - a questo punto - che se nel nucleo (che
<sarebbe> come una sorta di <buco> che lasci scorgere
quanto sia dietro e nel campo opposto) siano viste cose che sono
oltre il <buco> ma percepite invece dentro, la prospettiva
di grandezza <fondi> in tal modo la realta':, come una
<realta'> poggiata sulle apparenze. Cosi' <la
verita'> e' poi <intesa> cosi' come essa soltanto
<appare>... pur senza essere <veramente> cosi', ma
solo <realmente>. Cio' si verifica in una realta' che
assume allora il valore di una <verita'> solo virtuale.
Il sole scalda poco grazie alla distanza e questa e'
<virtualmente> la mia verita' reale. Cio' varra', fin
quanto me ne staro' cosi' <lontano>. Non si tratta di vera
<lontananza spaziale>, si tratta di una distanza solo
<funzionale> alla stessa realta' apparente cosi' concepita.
Ma - se questa mi appare cosi' reale - la mia realta' allora
<si fonda tutta> su questa apparenza. Anche tutto quanto
appare nel nucleo e' percepito in modo altrettanto reale, ma
anche cio' e' solo una apparenza, anche su di questa <si
fonda>, allora e coerentemente, tutta quanta la mia realta'.
Cio' pero' non significa che - se io voglio sapere <davvero
che cosa sia> quanto io scorga dentro il nucleo - io non possa
desumerlo, ben piu' convenientemente, NON da quel campo (che
appare cosi' miniaturizzato) ma da questo, che vediamo
ingigantito, ma che <in verita'> gli e' esattamente uguale,
perfettamente simmetrico.
Abbiamo potuto osservare questa percezione prospettica nella
<e> logaritmica come quanto espresso nella coppia (2,7)
1828 1828 che osserviamo nella parte di <e> fuori dalla
parentesi che comprende i 27/10 di uno spazio 27 osservato
presente nel valore dei decimi. Abbiamo potuto <veramente>
sommare tra loro due valori aventi <realmente> differente
grandezza: uno 0,0 1828 sommato ad uno 0,0 0000 1828. Se avessimo
fatto la somma rispettando la grandezza apparente avremmo
riottenuto 0,0 1828 1828. Invece abbiamo <potuto> avere
1828+1828=3656, divenuto poi 365,6, ripristinando lo solita
decimazione riferita alla presenza della massa (quella che gia'
appare in 2,7=27/10), che porta ai 365 giorni e 6 ore di un
denominatore 10 che sia correttamente inteso, a quel punto,
essere un 24.
Cio' vale anche per le relazioni tra la materia e l'antimateria.
Se due contesti assolutamente uguali (materiale ed antimateriale)
si mettono tra loro in un modo che uno appare espanso e tutto
attorno all'altro (e questo appare condensarsi tutto in un
accorpamento nucleare, negli anti-protoni ed anti-neutroni) io
intanto posso capire che quel nucleo di fatto mi rappresenta (in
questi anti-nucleoni) tutto l'altro campo, ridotto unicamente a
tale dimensione per una pura questione di prospettiva <a tutto
tondo>, che appare cosi' da qualunque parte la osservino 6
osservatori che la vedano al comune centro della loro percezione
promossa in versi esattamente uguali e distinti .
Cio' costatato, come <vero>, in questa apparente realta',
poi pero' potremo meglio studiare il nucleo ed anche la sua
antimateria, sapendo che e' una rappresentazione, condensata, di
questo stesso, uguale contesto, che vedo in modo dilatato nella
forma della materia.
Se - sia l'elettrico che il magnetico (tra di loro) e sia il
materiale e l'antimateriale (tra di loro) - <sono uguali> e
NON lo sembrano, se uno <si osserva bene> e l'altro NO...
perche' non farsi aiutare a capire quanto sia visto dentro, e
difficile da vedere, attraverso l'osservazione di quanto sia
fuori e ben piu' evidente?
G) 7 - Cio' puo' portare a capire cosa siano i 3 quarks del
protone e i 3 quarks del neutrone.
I primi sono le masse relative alla percezione in profondita' dei
parametri spaziali -x -y +z.
I secondi, i 3 quarks del neutrone, sono la sintesi dei semiassi
+x+y-z, dello stesso diedro retto occupato dall'elettrone e
dall'onda elettrica e percepiti come un valore di massa: essendo
tali semiassi perfettamente allineati con la percezione
soggettiva osservata dall'onda elettrica, il cui fronte giace nel
piano frontale +x+y (acquisito nel suo valore di massa) e
percepisce tale massa tutta avanzata verso quel piano reale
soggettivo, spostatasi verso il soggetto positivo, trascinata
secondo il verso -z, come quanto avanzi negativamente e
corrisponda alla carica negativa dell'elettrone.
Nella teoria di cui ci stiamo occupando, e' emerso chiaramente
che la massa e' sempre una percezione quantitativa tutta ottenuta
da una energia che abbia percorso una profondita' tutta allineata
rispetto all'osservatore: come se si trattasse di un carro con
una lampada, che avanzi di notte verso un fotografo che - in una
sua foto avente un certo tempo <x> di posa - la impressioni
come una massa di luce intensa <x>, tutta ammassata sullo
stesso punto della pellicola. Mentre la stessa scena, fotografata
di lato, e simultaneamente da un altro fotografo, evidenzierebbe
sulla sua identica pellicola solo una scia di luce (lo spazio
<y> percorso in velocita' nel tempo <x>).
Si capisce molto bene <come> (in questa realtà
<isotropa>, percepita simultaneamente, coerentemente allo
stesso modo, da 6 osservatori diversi e da 6 versi tutti
centripeti e diversi) si affermino poi <gli stessi numeri>
come le rispettive quantita' differenziate: o nella forma di
intensita' apparenti come <x>, o nella forma dello spazio
<y>, o del tempo, che corrisponde esattamente,
numericamente, alla stessa intensita' <x> rilevata come
massa. L'unica differenza tra tempo e massa e' il verso: la massa
procede verso l'osservatore, il tempo (dell'osservatore) procede
verso il dato di massa. Quanto accomuna la massa al
<tempo>, nello stesso verso della progressione, e' la
<durata>, valore inverso a quello del tempo e che fa
<perdurare la massa> che avanza cosi', di per se', verso
l'osservatore.
La mole - n. di Avogadro - ha il 6 derivante dall'intorno
complesso. Fuori dell'atomo, vediamo la mole con i suoi 6 valori.
Mentre invece il soggetto-onda - che occupa quella mole - vede
dentro il nucleo due nucleoni che nel loro insieme non sono altro
che <la stessa mole> paurosamente rimpicciolita (m
10^23*10^-51=10^-28). E i 6 quark dei due nucleoni sono le stesse
6 dimensioni della mole.
E' una precisa esperienza della fisica quella di tentare di
rimuovere i quarks dai nucleoni. Ci si riesce, anche, ma cio'
<dura> solo qualche breve attimo... poi tutto ritorna come
prima...
Chiediamoci: <si possono> forse rimuovere i numeri che
rappresentano compiutamente la mole? <Si puo'> togliere uno
degli assi uguali e distinti su cui la percezione delle cose,
osservate in profondita', si evidenziano come tempi e come masse?
G) 8 - Accertato come il nucleo sia un punto di fuga, si capisce
che la relazione tra il campo esterno e il nucleo e' una
<conformazione>, per grandezze apparenti e contrapposte,
dei limiti esterni e interni del campo positivo.
Noi soggetti viventi abbiamo una doppia consistenza: ondosa e
particellare. L'onda e' quanto si sviluppa in ampiezza da una
parte, la particella quanto si condensa tutto assieme dalla parte
opposta. Il nostro <io ondoso, complesso> e' in mezzo a
questi due opposti limiti e li vede entrambi, proprio come limiti
alla grandezza ed alla piccolezza tra i quali tale soggetto
elettro-magnetico e' collocato.
Cosi', secondo la percezione attivata dalla parte ondosa,
prospetticamente estesa, ci appare la dimensione complessiva di
una sfera generata dal vorticoso ruotare della particella nei
suoi orbitali, e ne risulta il volume molare.
Secondo la percezione avente a soggetto la parte compressa, tutta
ammassata, appare il nucleo, che altro non e' che la stessa mole,
vista pero' a distanza di fuga.
Dobbiamo <maturare l'idea> che il nostro modo di capire le
cose e' sempre dissociato in rappresentazioni estreme, l'una
l'opposto dell'altra. Cosi' abbiamo anche una doppia
presentazione, della stessa cosa: una <spaziale>, cioe'
<estesa>, l'altra <temporale>, cioe'
<ammassata>. Io ho espresso e verificato chiaramente come
davvero il tempo ci appaia nei numeri espressi dalla massa della
particella elettrone.
Lo <spazio-tempo>, ci appare - in tal modo - come un
<fuori-dentro>, o un <vuoto-pieno>, e i due contesti
girano, girano sempre, perennemente ruotando l'esterno attorno
all'interno. Cio' accade perche' il tempo (il venire in avanti
del piano +x+y dalla profondita' -z) e' simultaneamente una sorta
di <avvitamento>: lo dimostrano con estrema evidenza le
tracce a spirale lasciate dagli elettroni e dai positroni. Masse
tra loro identiche, in tutto tranne che nel verso
dell'avvitamento. In modo tale che, quando esse interferiscono
tra loro, si svolgono reciprocamente e si annichiliscono in pura
energia. Ma il positrone - quando sta <tranquillamente a casa
sua> - sta nel nucleo: e' una di quelle piccolissime
particelle che compone <flora e fauna> contenute nei quark
degli anti-protoni e degli anti-neutroni...
G) 9 - Si arriva a capire quali siano i rapporti quantitativi
intercorrenti tra quanto appare interno e quanto appare esterno
al nucleo, con il suo apparente guscio come il limite stesso, di
campo, tra il compresso e l'esteso.
Perche' i fisici non si chiedono ove <stiano di casa> i
positroni, quando sono <a casa loro>?
Se, attorno all'atomo, a certi atomi, orbitano circa 100
elettroni, perche' non immaginare che esistano altrettanti
positroni, <a casa loro> nel nucleo e che - a seconda delle
varie distanze - appaiano l'un l'altro differenti SOLO per
prospettiva?
Una obiezione, rivolta dalla corrente Fisica, diventa allora
questa:
<<E le particelle piccole - tipo i neutrini - a quale
<ottica>, a quale <clessidra atomica> sarebbero
condizionati, visto che sono particelle libere? Tu parli solo
dell'atomo... ma, con queste, come la metti?>>
E qui si deve chiarire che l'importante, in una percezione, e'
<chi> percepisce. Chi e' che percepisce quella particella?
Una lastra sensibile? Ecco la <clessidra atomica> dov'e'.
Nella lastra sensibile, nella sua pienezza atomica, che reagisce
<a modo suo> all'impatto quantitativo che percepisce e gli
da quella immagine, precisa, che noi possiamo poi valutare.
Quello che importa, soprattutto, di capire e' che una massa,
anche piccolissima, e' solo il risvolto <nucleare>,
compresso, che fa capo ad una estensione che avviene tutta
nell'altro campo, magnetico per il soggetto elettrico ed
antimateriale per il soggetto materiale. Di qua cio' appare in
forma di <particella>, di la <e'> la verita' di uno
spazio esteso in cui essa e' soffusa, indeterminata (Heisenberg).
Secondo la mia intuizione il neutrino e' come la punta di un cono
che sia osservato solo nella sua <punta>: perche' tutta
l'estensione nel campo inverso e' - visto soggettivamente,
osservato da questa parte contrapposta - secondo la <forma>
di un ammassamento.
Lo abbiamo notato nelle formule: 3/1 espande a velocita' c,
mentre 1/3 comprime, ammassa linearmente in modo esattamente
inverso e corrispondente.
A c^2=9/1, corrisponde l'unita' dell'energia di massa 1/9
(l'unita' della massa e' 1/10, ma l'<energia> della massa
e' 1/9). Infatti facendo il calcolo (il che richiede la relativa
energia) 1:9=0,11111... fa scorgere l'unita', un 1 che si sposta
perennemente, occupando sempre un decimo dello spazio numerico
precedente. Massa e' 1/10 dello spazio e qui, l'energia, fa 'si'
che questo accada per sempre, in modo periodico. Ma accade
perche' - dati due soggetti, uno in +z e l'altro in -z, oppure un
soggetto solo, binario, complesso, positivo-negativo - cinque
vettori si segnalano all'uno ed altri 5 si segnalano all'altro.
Tutto un dato unitario, 1, si scinde sempre nelle 10 parti di un
intorno cosi' riferito a due antitetici osservatori collocati
sulla stessa direzione e che vedano per versi contrapposti, tanto
che a ciascuna di queste 10 differenti possibili progressioni, a
ciascuna (o positiva, oppure negativa) ne tocca poi sempre e solo
1/10: quello che sia allineato con il soggetto e che abbia il
solo verso favorevole alla possibile percezione.
Ora, qui, l'intorno... e' anche l'interno. Cosi' nella frazione
1/9, che viene attuata, come divisione, da una energia
(altrimenti resterebbe una pura relazione indivisa) e' il 9 che
si comprime si ammassa in unita'. Non e', insomma, l'uno che si
divide, ma e' il 9 che si accorpa. Perche mai? Infatti la domanda
e' lecita: una divisione non determina questo, certamente. La
spiegazione e' che questo e' un <tempo> dell'intero...una
porzione che non si vede se essa non si presenta <per
intero>. E' come un secchio che prima di essere contato deve
essere riempito tutto di acqua. Il <tempo> per essere
percepito, deve diventare il suo valore inverso: una <piena
durata>. Questa durata esprime il tempo della riempitura del
secchio, e, a riguardo del tempo 1/9, in noni aggiunti a noni...
ce ne vogliono 9. Cio' deriva dall'unita' <di misura> del
soggetto: un secchio intero, una quantita' intera. Il
<tempo>, il <quantitativo parziale>, non si sposta se
non per porzioni definite, esattamente, come la sua. E' in atto
una percezione del <tempo> per veri <quanti>,
riferiti al valore intero: 1/9 * 9 =1.
Cosi' 1/9 implica in modo assoluto 9 <durate> del singolo
tempo 1/9. Solo a queste condizioni relative la relazione
tempo*durata indica un valore intero, una misura finalmente
colma, unitaria.
In tale <ottica>, quanto piu' grande e' la massa, tanto
piu' tempo ci vuole al <giro intero> della sua unita', al
suo specifico <anno>.
Cosi' 1/10.000 e' una massa piu' grande di 1/10, anche se sembra
che cio' non sia per nulla vero. 1/10.000 accorpa diecimila
unita, mentre 1/10 ne accorpa solo 10 (ben 1.000 volte meno).
Conseguentemente 1/10.000 richiedera', per divenire unitario,
10.000 durate unitarie e 1/10 solo 10 durate unitarie. Cosi'
mentre 1/10.000 fara' un giro intero attorno ad un centro, 1/10
ne avra' fatti 1.000 attorno allo stesso comune centro. Questo
1/10 sara' presente 1.000 volte, nello stesso angolo di
rotazione, contro una sola presenza manifestata da 1/10.000 e
sembrera' esser 1.000 volte piu' pesante di quello. Invece, come
osservato, e' tutto il contrario, ma le due quantita' hanno,
ciascuna, un loro tempo intero, il loro <anno> che dura
differentemente. E tali diversi anni <coabitano> nella
stessa <presenza di insieme>. Tanto che un soggetto che
abbia il suo punto di vista riferito ad 1/10.000 veda al centro
un fenomeno talmente <piu' veloce>, che ne riceve
l'impressione di un <pieno di massa> che vale 1.000 volte
la propria.
E' la stessa cosa a riguardo del nucleo: tutta la rotazione
esterna, perdendo raggio, aumenta la sua <compresenza>
angolare.
La rotazione intera di 1/10.000 richiedera' una durata 10.000
come la circonferenza dell'orbita. La rotazione intera di 1/10
richiedera' una durata 10, da cui i 1.000 giri di questo rispetto
all'1 solo di quello e da cui l'apparente massa pari a 1.000
volte che deriva dal sormonto delle relative presenze.
Per questo in sostanza la massa e' tempo. 1/10.000 e' un tempo
dell'unita' che implica la durata intera 10.000. Ma 1/10.000 e'
anche massa: tutto quel 10.000 e' concentrato, perche' tanto e'
vero che 10.000/1 e' una velocita' espansiva, quanto e' vero che
1/10.000 e' una velocita' di ammassamento: sono i decimillesimi
dopo decimillesimi necessari a riempire un secchio da
10.000/10.000. Piu' il numero e' grande, piu' ci vuole tempo.
Poiche' i numeri, poi, corrispondono sempre alla stessa durata di
riferimento, la durata 10.000 e' 1.000 volte quella 10.
Cosi' facendo, io mi sono riferito ad un modello <reale>,
cubico, in cui 1.000 e' il volume impostato sul lato 10, e *10 e'
la <durata> sua nel tempo. Orbene, come abbiamo osservato
con estrema chiarezza, questo tempo 1/10.000 appare intero, come
una massa 1.000, solo nel centro della rotazione che riguardi il
tempo 1/10. Il centro trasforma un tempo 1/10 (riferito alla
quadridimensione 1/10.000) come una massa 1.000. E, tale centro,
un valore esattamente contrapposto, che trasforma ed inverte in
sostanza una estensione 10.000 (da cui il <tempo unitario>
1/10.000), presentando questa quantita' unitaria 1/10.000 e
rovesciandola nel 1.000 *10 letto solo 1.000 grazie alla distanza
10.
Queste sono <relativita'> tra le grandezze che portano poi
alla riduzione del moto angolare (ovvero alla apparente
diversita' dell'<anno> di ogni grandezza), in funzione
dell'area del piano della relazione. Ciascuna percorre sempre
aree uguali in tempi uguali. Una legge scoperta da Keplero ma che
vale anche a dimensione atomica.
E' questa legge che consente la <percezione di massa>: le
quantita' <piccole> girano piu' velocemente e cosi', delle
<pure energie> reagiscono, nel confronto del loro intorno
(che e' angolarmente molto piu' lento) come un vero <tutto
pieno>, un vero <corpo> di energia.
Una trottola, seppure riversa, se acquista velocita' relativa, di
rotazione rispetto all'ambiente, immediatamente si mette in
piedi, palesemente contraddicendo (in apparenza) un principio
secondo cui la sua massa dovrebbe occupare il livello
gravitazionale piu' basso. Lo puo' fare, a pieno titolo, perche'
la rotazione relativa all'ambiente ingenera energie di masse in
moto tutte proprie, appartenenti al piano della rotazione, che
allora si presenza nel suo insieme come una entita' a se stante,
una <compresenza>, che deve essere orizzontale,
perpendicolare all'attrazione che sia espressa in verticale. Solo
in questo modo il piano della rotazione vince la stessa massa
della trottola, e questa si solleva.
G) 10 - Essendo il nostro io cerebrale, nella sua dimensione
elementare, atomica, la coppia onda-particella, le relazioni da
essa assunte rispetto al nucleo, collocano, in questo centro
nodale, tutta la presenza quantitativa di riferimento
contrapposta nelle masse di due nucleoni: il neutrone ed il
protone.
Abbiamo gia' visto prima come noi si veda sia nella modalita'
dello spazio-durata che secondo quella del tempo-massa. Dalla
prima coppia discende il volume della mole, dalla seconda il
volume del nucleo. Contro i 6 semiassi rappresentativi della mole
vi sono i 6 quarks rappresentativi della coppia neutrone-protone.
Una opposizione, a questo punto, mossa a questa teoria si poggia
sulla differenza di massa del neutrone rispetto al protone. Se i
due nucleoni evidenziano due contesti esattamente contrapposti la
differenza delle masse sembra una palese smentita.
Tale obiezione pero' cade allorche' si considera l'orientamento
di questi assi-quark. Da una parte - sempre perche' vi e' di
mezzo un soggetto osservatore - questi ne vede davanti 2 e dietro
uno (+x+y-z), dall'altra ne vede davanti uno e dietro 2 (+z-x-y).
Il comune punto di riferimento e' il baricentro delle rispettive
terne: per cui essi presentano due masse in positivo ed una in
negativo (il neutrone) oppure una in positivo contro due in
negativo (il protone).
La reale differenza di massa che esiste tra i due nucleoni e'
solo dovuta ad una rotazione di un piano libero, che possiamo
immaginare passi tra i baricentri dei due nucleoni.
La liberta' che ha un volume atomico (di 1 Angstrom cubico) di
muoversi in linea, sappiamo che e' data da m 10^-7. In tal modo
la liberta', sulle due linee del piano della realta' (la realta'
soggettiva giace sempre su piani) e' data da (10^-7)^2 =10^-14.
Si tratta di un esponente -14 osservato poi alla grandezza
particellare di Angstrom 10^-4, che dimensiona prospetticamente
il piano, osservato a distanza 100, nella quantita' di -0,0014
u.m.a.. Orbene se sommiamo questo valore negativo, espresso in
u.m.a. al numero della massa neutra del neutrone espresso in
u.m.a., abbiamo che 1,0089 - 0,0014 = +1,0075. Abbiamo
esattamente la massa positiva ed in u.m.a. del protone.
G) 11 - E' il soggetto onda-elettrone che percepisce in modo
complesso (e noi con lui) una rotazione frontale per tempi 1/4 e,
conseguentemente a cio', le dimensioni intere della realta'
assumono il numero 4 nella rotazione del piano. E' lo stesso
soggetto che occupa, di questo piano, 1/10 (di massa) in
profondita' e, conseguentemente a cio', le dimensioni intere
della realta' assumono il numero 10 in profondita'. In forza di
cio' la percezione del tempo e' quantizzata per 1/4 nel fronte e
per valori decimi nella profondita'.
L'avanzamento da una profondita' di un soggetto che mentre avanza
si dilata per prospettiva, se avviene con una rotazione del
fronte, si presenta come una traccia a spirale, esattamente come
quella che l'elettrone lascia nella rappresentazione sulle bolle
elettrostatiche. Non e' una spirale molto aperta, proprio in
relazione al fatto che mentre l'elettrone avanza di 10 in
profondita' percorre una circonferenza che vale 4 nel fronte.
Questi tempi, va detto chiaramente, non sono gia' piu' quelli che
sono veramente elementari. Il 4 di cui ci occupiamo e' gia' 10^4.
Implica ben 10.000 alternanze della carica elettronica.
4, di queste 10.000 alternanze, costituiscono il piano elementare
della carica elettronica, quello in cui essa si sposta <solo
per scatti>. E sono scatti <secchi>: sono una carica che
da negativa si inverte immediatamente in positiva.
E' a questo livello elementare che la percezione assume davvero
il ritmo, per singoli valori quarti, delle 4 alternanze
appartenenti allo stesso piano della realta' e, per ottavi,
riferiti al complesso delle 8 alternanze che riguardano 2 poli
elettrici differenti per segno e 2 poli magnetici differenti per
segno, quindi 4 poli, che, invertendosi, diventano 8 diversi, in
relazione alla stessa posizione da ciascuno di essi occupata. E'
da qui che il soggetto-onda-particella si vede contenuto in un
cubo avente 8 vertici, di cui puo' scorgerne solo 4, se guarda in
avanti, o 4, se guarda in senso inverso.
Tutta l'esperienza spazio-temporale, che implica due tempi di
osservazione (per vedere tutto l'8 occorre una indagine in due
tempi, contrapposti nel rispettivo verso), diventa 2 (tempi) +
2^3 (spazi) = 10, misurazione cibernetica dello spazio 8, che
richiede l'assunzione di 2 altre unita' come la quantita' piena
di un intero confronto che avvenga nel tempo.
Cosi' il soggetto abbina ad 1 intero (in cui si attuano in tutto
4 rotazioni nel fronte) la profondita' 1, parte di una
progressione intera dell'indagine che e' il 10 appena visto.
La singola presenza 1/4 e' cosi' osservata valere anche 1/10, e
il soggetto - che combina tra loro sempre i differenti modi di
percepire - calcola 1/4 * 1/10 ed ottiene 1/40. Questo e' il suo
tempo.
Abbiamo anche fatto osservare come questo 1/40 poi si riferisca
esattamente al metro come m 10^-40 e come cio' configuri davvero
il lato del cubo occupato da un elettrone.
Solo per pro-memoria, si fa osservare che questo e' un cubo
<di riferimento>, che misura l'equivalente volume avente
forma sferica, proprio per l'estensione massima dell'isotropia.
Quella che - pero' - quando la rappresentiamo schematizzata in
valori componenti uguali e distinti, assume espressamente forma
cubica data la perfetta scomposizione che viene ingenerata
allorche' si usa una rappresentazione per assi cartesiani.
G) 12 - E' il soggetto ondoso (l'io-entita' elettromagnetica) a
viaggiare nel tempo alla velocita' c, per cui questa diventa la
velocita' ASSOLUTA di tutta la natura.
Cio' accade proprio perche' questa velocita' di avanzamento nel
tempo e' riferita al soggetto che e' l'arbitro assoluto della sua
personale percezione. Al livello multiplo di ogni singola
percezione atomica, al livello sintetico, siamo poi noi questo
soggetto. E' il nostro io cerebrale, onda elettromagnetica del
nostro io vivente, a scoprire <presente> solo quanto
accompagni il suo peregrinare.
Non c'e' altra spiegazione plausibile alla velocita' della luce
eretta a costante universale dell'avanzamento nel tempo: e' la
velocita' che noi stessi abbiamo, noi, riferimento primo ed
ultimo di ogni esperienza legata al nostro contesto specifico.
G) 13 - Il soggetto elementare, ondoso e' riferito alla
particella materiale che anima l'onda, per cui poi e' questa
massa a dettare la durata del tempo. Tanto da essere quella
dell'anno stesso terrestre. Tanto da essere quella dei 360°
della rotazione dello spazio.
Il riferimento della particella allo spazio da essa percorso
mette a confronto due aspetti dello stesso fenomeno: uno si
manifesta in forma estesa dalla velocita' 9/1 (la c^2) uno in
quella concentrata dalla velocita' di ammassamento 1/9. Poi, ad
energia E sempre uguale, sempre intera, sempre 1, la E=mc^2,
formula Della Relativita' generale di Einstein, diventa il porsi
numerico 1=1/9 * 9/1.
L'elettrone e' il vero <invariante> della nostra natura. Si
espande su un fronte 3*3=9, vale 1/9 in fatto di energia di
massa, vale 9*10^-31 kg. La massa per la c^2 vale 9*9=81, quanto
la realta' indotta dalla velocita' della luce c, alla quarta
potenza (della realta'). Infatti 3^4=81. Per cui poi l'energia
della massa e' 1/9 di 81 e diventa la massa 9.
Il numero 9 e' il numero invariante della numerazione decimale
attuata dall'onda elettromagnetica come misurazione base del suo
ciclo intero (indice 1 su 10).
G) 14 - Come l'energia derivi dalla rottura dell'equilibrio e
dallo scatenarsi di una forza di richiamo.
Abbiamo visto in precedenza come la gravitazione valga 3^3 * 1/2.
Cioe' 27/2. Questa e' la rottura dell'equilibrio che esiste in
un'onda che vale, nel suo volume, 27+27 ed e' in se stesso un
perfetto equilibrio. La nostra percezione, solo della parte
positiva, materiale, e il non vedere la parte negativa,
antimateriale, altera l'equilibrio ed ingenera una forza uguale e
contraria alla <forzatura> che noi abbiamo fatto, vedendo
in un modo cosi' profondamente dimezzato ogni cosa della natura.
L'energia e' una forza di richiamo, di ripristino del vero
equilibrio che vi sarebbe se noi vedessimo (27+27) / (27+27)
anziche' solo 27 / (27+27), ovvero 1/2, che, interagendo con il
solo 27 che vediamo, poi porta a 27 * 1/2 = 13,5 costante
universale della gravitazione tra due corpi solidali tra loro e
senza alcuna altra distanza.
G) 15 - Come il tempo avanzante che noi conosciamo sia una
continua retrocessione rispetto all'equilibrio.
Questo argomento, da solo, richiederebbe un trattato, perche' in
sostanza io affermo che nel mentre il nostro apparente incedere
nel tempo e' un avanzare allorche' riferito al contesto
terrestre, esso e' - allorche' e' riferito all'assoluto
equilibrio - un retrocedere ad esso relativo: uno squilibrio
sempre piu' grande.
Questo aspetto e' molto importante proprio per quanto riguarda
quello che sarà il futuro dell'universo che conosciamo. Se si
altera sempre piu' l'equilibrio e cio' attiva una potente forza
di richiamo, il riequilibrio sara' inevitabile.
Tento di spiegare con chiarezza questa questione cosi' importante
per la sorte futura del mondo che noi conosciamo.
A) La velocita' e' data, volendo osservare i versi positivi e
negativi di una relazione diretta (che si mostra attraverso una
moltiplicazione), dal prodotto posto come spazio^+1 * tempo^-1.
Se noi ci togliamo di mezzo come osservatori (il che si attua
ricorrendo ai puri segni degli indici) la compressione 1/3
diventa 3^-1 e l'espansione 3/1 diventa 3^+1. Poiche' la
compressione e' massa ed e' anche tempo, il verso in se' della
compressione lineare e' negativo, ponendosi come 3^-1.
Lo spazio prende costantemente a prestito dal tempo tutta la sua
espansione e questo si avviluppa fortemente su se stesso in senso
inverso e genera le masse. Lo abbiamo osservato prima, quando
abbiamo confrontato il tempo 10^-4 con quello 10^-1: quest'ultimo
gira 1.000 volte attorno al comune cerchio di una rotazione che
coinvolga entrambi, mentre il primo compie un solo giro. Lo
spazio che prende a prestito dal tempo la sua espansione e' 10^4,
che puo' essere cosi' grande se vale unitariamente quel 10^-4
tale per cui 10^4 * 10^-4 sia 1.
B) Nelle rotazione delle masse libere il tempo e' rappresentato
dalla velocita' angolare. Alla grandezza 0, il raggio e' 0, la
circonferenza e' 0 e la velocita' angolare (il tempo) e' 0.
Esiste una ben nota legge fisica che afferma che in una rotazione
qualunque, al crescere del raggio decresce la velocita' angolare.
Cosi' quando il raggio 0 comincia a crescere, la velocita'
angolare rallenta rispetto a 0, il che significa che comincia a
crescere in negativo.
Quando il raggio della rotazione, iniziato da 0, ha raggiunto la
lunghezza Sole-Terra, il nostro pianeta, nella sua rivoluzione
attorno al Sole, cresce nel numero degli anni, e questi valori
sono in assoluto un valore negativo. Si passerebbe dal -1997 al
-1998, perche' al crescere del raggio si sarebbe attuata una
retroversione.
Noi però non ce ne accorgiamo, perche', nel mentre accresce il
raggio e la rotazione angolare attorno al Sole e' negativa, la
Terra comincia a girare angolarmente anche attorno al suo asse,
il che ingenera un negativo del negativo, che in pratica
<blocca> la Terra.
Per i due antitetici moti angolari, finiamo per ritrovarci come
in un tempo immoto, e tutto si muove allora attorno a noi,
evolvendo come materia ed involvendo come antimateria.
Questo fa della nostra occupazione del pianeta una cosa in così
perfetto equilibrio relativo, da mostraci come in verità tutte
le forze gravitazionali della Terra, si muovano in avanti, nel
loro verso giusto, andando verso il loro centro di gravita'.
C) Se il nostro avanzamento nel tempo e' considerabile in
positivo, dato che la velocità e' una relazione inversa, nella
velocità della luce (c=3/1), essendo giudicato positivo il
valore 1 deve essere obbligatoriamente stimato negativo il 3. Il
-3 spinge in un verso, come fosse l'acqua di un fiume che ci
trascini di -3 sempre verso valle mentre noi risaliamo di +1 la
sua corrente. Il risultato assoluto e' che noi, allora, scendiamo
sempre di un -3+1=-2 nel passato. Questo -2, dedotto da
esponenti, e' un indice e di per se vale - per quanto e' relativo
a noi - quanto 1/2, quanto il solito dimezzamento che noi
ingeneriamo nella natura, vedendone sempre e solo la parte
materiale. Quel dimezzamento che poi si mostra all'origine della
stessa forza gravitazionale.
D) Il dimezzamento ingenerato nella percezione della natura ci
porta ad assistere, in diretta conseguenza, all'espansione di
ogni cosa. Fatta salva la dimensione terrestre (quell'acqua di
riferimento nei confronti della quale possiamo considerare
positivi i nostri avanzamenti) quanto e' piu' grande sembra
uscire dal dominio della gravitazione, apparendoci come una fuga
delle galassie.
In effetti cio' e' solo collocato, rispetto a noi, come se si
trattasse delle sponde del fiume. Mentre noi risaliamo la
corrente, questa e' tre volte piu' veloce della nostra risalita,
per cui vediamo tutto al contrario di quello che dovremmo: non ci
lasciamo indietro le sponde, ma sono queste che lasciano indietro
noi.
Tutto cio' si risolve nella fuga apparente delle galassie, come
se esse non fossero <dominio> della gravitazione
universale, ma vi fosse una presenza piu' forte ancora o il
risultato, in atto, di una colossale esplosione (Big-bang) di cui
esse ancora risentano.
Invece e' tutto molto piu' semplice e meno contraddittorio di
quanto sarebbe una gravitazione che agisse con forza e -
nonostante tutto il suo potere - tutto che si allontanasse
anziche' avvicinarsi.
La spiegazione molto piu' plausibile e' che e' veramente in atto
la gravitazione, che tutto e' davvero perennemente sotto
controllo di questa forza..., solo che noi, incessantemente,
dividiamo per due ogni cosa e all'infinito, tenendo salve, e
sempre immutate le grandezze delle parti che via via dividiamo.
Tanto che il tutto ci sembri espandersi alla velocita' c=3/1. Una
espansione seppur minima, quale ad es. di 1 mm/s su un metro,
riferita ad 1 km diventa una velocita' di fuga di 1 m/s; riferita
a mille km appare gia' essere cresciuta ad 1 km/s. Immaginiamo
come sarebbe alla distanza delle galassie estreme. Queste
appaiono allora fuggire da noi, anziche' avvicinarsi, allo stesso
modo con il quale ci vediamo sorpassati da sponde che crederemmo
di sorpassare, risalendo noi nell'acqua del fiume. Sarebbe cosi'
se fosse l'acqua ferma di un lago e non un insieme che ci
trascina indietro, in assoluto, nonostante i nostri sforzi
perche' cio' non avvenga.
E) Quando la Terra si comporta per conto suo, in una relazione
con la velocità della luce che poi ci appare come un fulmine, la
velocita' c e' tanto piu' forte della risalita della Terra stessa
nel suo tempo (il suo moto angolare di rotazione attorno al suo
asse), che noi vediamo dal moto apparente dei fulmini che noi
stiamo, in assoluto, andando sempre piu' nel passato. Vediamo
infatti la luce dei fulmini muoversi dalle nuvole al suolo,
quando sappiamo che il vero movimento in atto e' quello che dal
suolo va verso le nuvole. Ancora una volta un fenomeno e'
osservato accadere al contrario di quello che dovrebbe essere.
L'uomo sta impazzendo su questa questione, per cercar di capire
come questo fatto si spieghi. Indagando sui microspazi si vede
davvero la verita'. Ma indagare sui microspazi e' come se ci si
soffermasse solo sull'acqua del fiume. La durata-tempo in cui si
svolge l'indagine e' per noi necessariamente estesa e noi andiamo
ad osservare non in relazione allo spazio percorso da c in quella
precisa durata di tempo che sappiamo distinguere, ma ad uno
infinitamente piu' breve. E' come se - facendo questo -
<frenassimo> la c, che e' la vera causa di quella
percezione a rovescio.
F) Infatti la polarita' della carica dell'elettrone e' negativa.
Il segno meno basterebbe da solo ad indicarci, nella luce, un
verso di percorrenza contrapposto al nostro, giudicato che sia,
il nostro, positivo. Noi siamo soggetti elettromagnetici, quindi
abbiamo la velocita' c, e questa per noi diventa la velocita'
stessa dell'avanzamento nostro del tempo. E' come un treno sul
quale ci troviamo, e contro il quale giunge un altro treno di
dati, che sembrano attratti dal nostro per la diversita' delle
cariche: sono dati in se stessi, luce che - come se fosse un
oggetto - investe noi osservatori. L'effetto e' l'impatto c*c,
3/1 * 3/1 = 9/1.
In verita', pero', noi non vediamo in questo modo. La <nostra
personale> luce e' vista avanzare espandendosi ed ammassandosi
assieme, tanto da restare sempre immutata: come una velocita'
3^-1 che si espanda a 3^1. E - contro di questa - e' osservata
venire una velocita' che e' tutta, di per se', 9/1. Un valore
tutto negativo... ma solo perche' abbiamo considerato il nostro
muoverci nel tempo essere tutto positivo.
G) Succede allora che un treno di dati oggettivi, che crescono
(ad es.) da sinistra verso destra, come un treno 12345 emesso,
partito dal punto 1 e che si sposta tutto verso destra, come il
senso stesso della sua crescita, viene incontrato e letto 54321
dal soggetto che incontra per prima la carrozza numero 5 e per
ultima la numero 1. Il soggetto percepisce esattamente
nell'ordine inverso.
Ora queste cose, all'atto pratico, noi le conosciamo: fino al
punto da scrivere sull'asfalto dell'autostrada e su due linee,
sopra <SERVIZIO> e sotto <AREA DI>, perche' cio' deve
essere letto prima <AREA DI> e poi <SERVIZIO>, da chi
proviene viaggiando in macchina nel senso inverso alla scrittura.
Quando pero' dobbiamo passare da una <relativita'> di tipo
cosi' <pratico> ad una che riguardi le parti piu'
elementari della natura, ci confondiamo, non riusciamo a fare
piu' ragionamenti cosi' semplici. Ingannati da quella stessa
sorta di <potenti microscopi> che entrano in gioco a
permetterci di fare rilievi a quella estrema piccolezza, perdiamo
la cognizione degli elementi che sono in gioco, tanto nel grande
che nel piccolo. La relativita' e' questa: il soggetto percepisce
sempre a rovescio, perche' incontra sempre l'ultima carrozza
<emessa>, come luce, da una sorgente che fosse la prima
carrozza.
H) Galileo Galilei e Copernico in sostanza già avevano affermato
un arretramento della rotazione terrestre rispetto ad un punto
fisso qual e' il centro della rotazione. Per loro si trattava
solo di un arretramento spaziale. Ma non e' solo così: spazio e
durata del tempo sono la stessa cosa: un movimento concorde
secondo la stessa traiettoria curva di tutti i paralleli
terrestri. Per cui un tornare indietro dello spazio e' un tornare
indietro anche delle durata. (Anche se poi l'altro movimento,
secondo la normale, che porta il corpo a ruotare attorno al Sole,
corregge interamente i due moti relativamente inversi tra loro).
I) La dimostrazione, che noi stiamo impattando un treno di dati
che leggiamo esattamente in ordine inverso, viene dagli stessi
numeri.
Tutti i nostri valori reali sono aree che hanno la profondita'
1.Quando noi ci riferiamo al cubo spaziale avente per lato
l'unita' del S.I. noi stiamo su 1 m^2 che ha per profondita' 1/10
di m. Detto tutto in dm di massa, e' un'area 10*10 per una
altezza 1. Questa e' la nostra realta': l'area 100 e la
profondita' 1 su 10. Per cui tutti i numeri vanno sempre scritti
a 2 cifre, una per ogni dimensione, ad esprimere le aree cui essi
sono riferiti. Abbiamo cosi' 01, 02, 03, 04, 05, 06, 07, 08, 09.
Sono per forza cosi'. Da soli non significherebbero nulla, mentre
invece, ad es. 05 indica i valori estremi 0 e 5 e la durata tra
essi compresa, come se fosse un segmento che necessita, per
essere espresso, dei 2 punti e dalla relativa distanza.
Cio' premesso, noi percepiamo tutto in decimi. Perche' la vera
unita' del nostro riferimento e' il ciclo 10. Detto questo, 01,
letto in decimi, diventa 10, cosi' come 02 diventa 20, eccetera.
Non e' forse, tutto cio', l'esatta lettura a rovescio intanto di
tutta la decina base?
Consideriamo ora la velocita' c. Essa e' 3/1. La sua
<realta> spazio-temporale e' l'indice 4 piazzato su 3/1,
che porta ad 81... Ma noi lo leggiamo 18. E lo interpretiamo come
la velocita' c=3/1 che si espande per le 6 componenti uguali e
distinte, tanto che lo sviluppo (che avviene nel tempo, ed attua
le 4 dimensioni di un volume <che c'e'>) diventa 3/1 * 6 =
18/1... e non 81.
21 noi lo leggiamo 12. Come 21 e' 7*3, le 7 liberta' in linea
sulle 3 linee del volume, cosi' 12 sono le 12 linee che vincolano
il cubo. Da una parte liberta', dall'altra vincoli.
14 noi lo leggiamo 41. Come 14 e' 7*2, la liberta' del
ribaltamento del piano, cosi' 41 e' la realta' 40 (in decimi,
nostra corrente percezione) che si e' girata interamente, di 1
(ribaltata).
28 noi lo leggiamo 82. Come 28 e' 7*4, la liberta' su 4
dimensioni, cosi' 82 e' tutto il contesto complesso, 8*10 (nei
soliti decimi della presenza di massa) che si e' mosso 2 volte
(ripresentandosi come prima), perfetta liberta' di movimento
dell'8 complesso, somma delle due realta' consecutive.
I 90° derivano dalla lettura inversa dell'invarianza 09. Quando
questo 09 si dimezza, diventa spazio-tempo 4,5 (infatti e' una
intera realta' 4, + 1/2 tempo della realta').Orbene il contrario
di 4,5 (spazio come valore intero, +tempo) e' 5,4 (che e'
tempo-massa come valore intero, e realta' decima, come massa),
infatti e' pari a 1.000 masse dell'elettrone (cioe' al suo spazio
*10 tutto pieno di massa).
Potrei proseguire all'infinito... ma mi si creda, e' proprio
cosi': se una lettura da sinistra verso destra indica spazio,
letta da destra verso sinistra indica tempo. Non ricordate il 45
90 45, cifre della <e> logaritmica che, lette in questo
ordine, indicano gradi e, lette a rovescio, indicano velocita'
angolare, cioe' durata di tempo?
Non ricordate quando, descrivendo la costante gravitazionale
13,5, l'ho descritta essere una prospettiva alla rovescia?
Lo spazio 10/1 non e' forse l'inverso del tempo 1/10?
Il tempo 1/4 non riguarda, forse, la durata intera 4?
Non si percepisce - forse - in tutta la natura l'energia
gravitazionale, l'energia luminosa, l'energia termica, tutte come
una <quantita'>, una <massa>, un <tempo> che si
pongono <in funzione inversa al quadrato delle distanze>
perche' semplicemente lo spazio si e' veramente espanso come il
quadrato della distanza ed ha diradato l'intensita'?
Non sono - forse - queste quantita', di fatto, <tempi
dell'intero>, frazioni, che procedono esattamente in senso
inverso a quello assunto dalle moltiplicazioni che riguardano lo
spazio?
L) In una crescita del tempo, come le carrozze del treno, 12345,
in cui ogni carrozza che si aggiunge sottrae energia alla
capacita' della motrice, l'energia e' disponibile tutta quando
c'e' solo la motrice 1; e' disponibile al 50% quando si e'
aggiunta la carrozza 2, al 33,33..% quando si e' aggiunta anche
la 3, al 25% allorche' si e' aggiunta anche la 4 e al 20%
allorche' si e' aggiunta la 5...
Questi tempi (di carrozze aggiunte) non inflazionano l'energia?
Il compenso che se ne ha e' che crescono gli spazi disponibili,
si allunga il treno e - in esatta proporzione - diminuisce la
quota di energia, il <tempo> di energia disponibile ad ogni
carrozza. Ma per noi tutto cio' appare estremamente vantaggioso:
dividiamo tutta l'energia non in riferimento a tutto il treno ma
solo ad un tempo di presenza di ogni carrozza che e' sempre piu'
breve. La stessa energia, applicata su un tempo sempre piu'
corto, esalta l'impulso ed anche una piccola pila riesce a fare
un grande bagliore scaricandosi su un tempo sempre piu' breve.
Noi non ci accorgiamo della riduzione di energia che corrisponde
ad un tempo inflazionato: sappiamo leggere solo la crescita delle
quantita' inflazionate e ci sembrano una energia sempre maggiore.
Noi non ci accorgiamo che ogni carrozza che si aggiunge (o tempo
che si aggiunge) inflaziona il potere di acquisto, perche'
crediamo che esista sempre e solo l'ultima carrozza: un treno
sempre fatto di una sola carrozza. A noi sembra, poi, che la
carrozza si muova. Non ci accorgiamo di esser noi che passiamo di
carrozza in carrozza, occupando prima la 5, poi la 4, poi la 3,
poi la 2 e poi la 1. Non accorgendoci che quando siamo nella
carrozza n. 1 ci sono indietro ancora le altre, noi diciamo
semplicemente che la carrozza (sempre quella) si e' mossa... e
all'incontrario, per giunta. Che il treno e' veloce, ma ha sempre
e solo una carrozza.
Invece siamo dentro ad una vera e propria inflazione del tempo. A
mano a mano che accertiamo i numeri delle carrozze e ne poniamo
in essere sempre l'ultima, aggiunta alle precedenti, tutta
l'energia deve ridistribuirsi. Ingeneriamo furiose ripartizioni
al cosiddetto <passato> tanto che esso, ai vari livelli,
deve tutto girare, come se fossero ingranaggi di un comune
orologio, in cui ogni rotella deve girare a velocita' angolare
diversa in rapporto alla sua circonferenza, perche' i denti degli
ingranaggi hanno tutti lo stesso passo, altrimenti non
ingranerebbero.
Tutto questo aggiungere carrozze squilibra sempre piu' le cose,
perche' coinvolge energie di moto soggettive tali da spostare
tutte le forme, da carrozza a carrozza. Ogni volta servira',
apparentemente, meno % di energia, che viene sempre attinta da
quella che c'e'... ma ogni volta bisogna coinvolgere sempre tutte
quante le carrozze precedenti ad una colossale ridistribuzione di
energia.
Noi non ci rendiamo conto di quanto squilibrio tutto cio'
determini: quella di un elastico che oppone sempre piu'
resistenza e che si riesce a tendere sempre meno, sempre meno,
finche' crolliamo e sara' l'apparenza di una morte.
Tutto questo movimento altera sempre piu' l'equilibrio..., fino a
morirne.
M) Allora, per quanto la stessa energia gravitazionale ci ha
segnalato, alle nostre ripetute divisioni per due, una quantita',
delle due, si accorpa come un passato storico presente come massa
divisa; l'altra resta li', come un presente, identico, ancora da
suddividere (Vedi la divisione 1:9, che determina l'unita' della
massa decima, sempre come un 1 con resto 1...). A queste infinite
divisioni corrisponderanno energie indotte sempre maggiori (ma
sono forze di richiamo). Sono assolute necessita' di
riequilibrio: l'elastico deve ritornare, assolutamente nella sua
condizione di equilibrio, perche' tutto questo <processo>
e' derivato - unicamente - dalla supposizione, tutta personale e
soggettiva, di grandezza, e DEVE avviarsi a rovescio.
Accadra' appena la apparente morte avra' <stremato> questa
nostra apparente capacita' personale di tendere l'elastico
all'infinito.
Di questo non ci accorgiamo, perche' - ad ogni vita che nasce -
comincia la tensione di un altro personale elastico. Tutta la
vita che conosciamo e' solo il passarsi il testimone, come in una
enorme corsa a staffetta. A ciascuno che ultima il suo personale
sforzo si sostituisce un altro corridore, e noi non ci accorgiamo
di questo ripetersi, all'infinito, dello stesso processo, ad ogni
vita singola che inizia.
G) 16 - Si deve postulare un modo ben diverso di percepire il
tempo. Esso, giacche' nel suo 50% e' mosso anche nel verso
dell'antimateria, e' in sostanza un perfetto equilibrio.
E' un equilibrio che appare invece rotto, incessantemente, solo
dalla costante crescita nel tempo che assume una natura che sia
osservata sono nel suo 50% materiale.
Una natura oggettiva per meta' fatta di materia e per meta' di
antimateria, due entita' perfettamente uguali, contraddistinte
solo da una contrapposta progressione nel tempo, sarebbe spinta
ad avanzare e nello stesso tempo a retrocedere. Di per se sola
non puo' assolutamente muoversi.
La scienza, e' la scienza ad osservare questo contrapposto verso
di avanzamento. E' la scienza, e' la scienza che sa bene che
assistiamo tutti ad un complesso continuo fenomeno di
acquisizione dati. E' la stessa scienza che ci rende edotti che
noi riusciamo a percepire solo nelle modalita' della materia.
Come - una scienza che sia coerente a tutte queste sue precise
osservazioni scientifiche - poi e' indotta a credere che la
natura - di per se sola - avanzi sempre nel tempo <al di la di
una semplice percezione, differenziata, che se ne abbia>? Come
puo' pretendere di essere coerente ai suoi stessi dettami e
scaricare sulla natura quello che e'
<<<<<solo>>>>> il nostro modo,
differenziato, di percepirla? E' in atto una vera e propria
<<<<fede>>>> in quello che <<<si
vede>>>, piu' che in quello che <<<si sa molto
bene>>>.
<<<<Io>>>> - si badi bene - sono accusato
di essere FANTASCIENTIFICO.
La stessa SCIENZA, sa bene, attraverso una sua disciplina che si
chiama STATISTICA, che si poggia sul calcolo delle probabilita',
che quando due alternative hanno identica probabilita' si
affermano entrambe, alla lunga, esattamente al 50% ciascuna.
Ammettiamo che per qualche <accidente oggettivo> la natura
abbia scelto - di per se' sola - di muoversi in un solo verso
(coordinando in modo opportuno le due contrapposte velocita',
tanto da ingenerare un momento di inerzia che porti poi ad un
unico evento)... Non sarebbe forse clamorosamente smentita la
stessa legge statistica se le due contrapposte componenti non
mutassero mai <per un contrapposto accidente oggettivo>
tale concorde assunzione?
Forse il verso materiale ha piu' probabilita' di coinvolgere
l'altro, di subordinarlo alla sua progressione? No. Hanno la
stessa identica probabilita'.
Eppure la SCIENZA, giura che tutto proseguira' imperterritamente
in questo modo.
La scienza giura, ma poggiandosi su quali altre basi? Per quali
altre leggi della fisica?
Su nessun'altra. Solo sull' <<<osservazione>>>
che e' stato <<<visto>>> sempre cosi'.
Lettori, comprendete? Tutto cio' e' solo il frutto di una
esperienza fatta dalla vita, che - da quando vita e' vita - si e'
sempre e solo <passato il testimone>. Conoscete forse
l'esperienza diretta di chi ha smesso la sua corsa?
La scienza, si badi bene, la scienza - nonostante le sue stesse
osservazioni relative a come si manifestino, perfettamente in
equilibrio tra loro, gli eventi legati alla probabilita' del loro
<manifestarsi nel tempo> - non presta fede alle sue stesse
premesse RIGOROSE, e si affida agli eventi che sono visti in modo
sempre coerente dagli stessi individui che sempre continuano a
vedere solo l'aspetto materiale del mondo, solo uno dei due...
Ma non sorge il dubbio, <<<solo il dubbio>>>,
che cio' dipenda <<soltanto>> da questa costante
percezione, sempre differenziata allo stesso modo? Quindi che
all'oggettivita' vengono <attribuite> prerogative che sono
solo <soggettive>?
Non e' forse il nostro io mentale, percettivo, una entita'
<binaria> che si configura come un'onda elettromagnetica?
Non ci si e' chiesto cio' che cosa comporti? Ma no, la scienza se
lo e' chiesto ed ha concluso che e' in forza di questa nostra
natura complessa che vediamo solo uno dei due campi.
Noi vediamo correre in un filo solo le cariche negative. Esse
sono positive e negative, pero' appaiono spostarsi solo le
particelle elettriche, sulla superficie del filo, e quelle
magnetiche fuori dal filo. Posso stare nella gabbia di Faraday,
invasa da mostruose differenze di energie in transito e vivere
tranquillamente: non verro' toccato...
Non sorge il dubbio che questo sia un evento che si possa vedere
bilateralmente?
Non sorge il dubbio che al mio <io complesso> corrispondano
veramente due <io diversi> di cui io oggi ne veda solo
questo? E l'altro? Sono io, sono ancora io e non vedro' mai
questa parte di me? Ma se ha le mie stesse probabilita' di
esistere - tanto che esiste - perche' io non dovrei vederlo mai?
Forse quell'<altro io> non vede spostarsi sui fili solo le
cariche positive? E non sono le stesse che io vedo muoversi in
senso inverso?
Forse un'onda puo' <spegnersi>? Morire senza lasciare
traccia alcuna?
In un filo elettrico su cui corrono le cariche, se io apro il
circuito io assisto ad extra-correnti... Esistono extracorrenti
simili, in quest'onda elettromagnetica che in apparenza un
<io> che muore?
Esiste, ditemi, un'onda - una sola! - che sparisca
all'improvviso, senza di essersi scaricata in alcunche'? No, non
esiste. Se cio' accade l'onda ha incontrato semplicemente uno
<specchio>, e quel raggio di luce non accompagna piu' gli
altri raggi di luce, che ancora avanzano non avendo incontrato il
loro bravo specchio. E non e' forse proprio cosi' la morte, della
stessa nostra vita ondosa, che non accompagna piu' quelle che le
sopravvivono?.
Dove sta andando l'onda riflessa? Forse non si allontana sempre
piu' dalle altre che avanzano ancora. Se questo avanzamento che
sopravvive e' il presente, non sta andando quell'onda nel passato
relativo?
Signori miei:
<<<Tutte le onde sono immortali;
<<<Socrate e' un'onda;
<<<Socrate e' immortale.... E' tornato alle sue origini:
ed ora e' in tutti noi.
E' l'esatto ribaltamento dell'antico sillogismo, ricordate?
<Tutti gli uomini sono mortali; Socrate e' un uomo; Socrate e'
mortale>.
No, no. Un'onda elettromagnetica e' immortale. Se <muore in
avanti> ha solo incontrato un perfetto specchio che l'ha...
rispedita al mittente.
G) 17 - Come il riequilibrio sia un evento certo.
Se la verita' delle relazioni consiste in un perenne equilibrio,
l'osservazione dello squilibrio e' destinata inevitabilmente a
trasformarsi nell'osservazione soggettiva di una perenne
riconquista dell'equilibrio.
Anche se questo riequilibrio verra' visto solo al termine del
ciclo avanzante soggettivo, esso e' inevitabile, perche' la
stessa natura reagisce con forza alla violenza subita, ed e' una
forza di richiamo.
Che debba essere provato quanto cosi' qui si postula e'
impossibile: perche' la vita che osserviamo e' una staffetta in
cui ogni vivente passa il "testimone" a chi viene dopo.
E' tuttavia una prova che puo' essere accettata per negativo.
Giacche' il tutto e' sempre in equilibrio, ma noi, vedendo solo
la materia, ingeneriamo la gravitazione come una potente forza di
richiamo, e' da credere che allorche' smetteremo di farlo si
attuera' una dinamica tutta rovesciata: quella che al momento ci
sfugge, sollecitata dalla stessa energia che abbiamo accumulato
da una parte sola.
Per qual mai motivo? Perche' ne sono cosi' convinto?
Perche dall'altra parte, sconosciuta, di me stesso, quell'io c'e'
gia' ed e' quel treno di dati che ho descritto prima e avanzano
tutti a rovescio verso di me.
Io sono una entita' elettromagnetica proprio perche' sono il
perenne dialogo tra queste due parti estreme tra loro, di cui me
ne risulta ora solo una.
Io sono in me stesso due meta' una materiale ed una antimateriale
e - come esiste quella parte di me che ora vede la materia -
cosi' deve esistere anche l'altra parte di me che ora vede solo
l'antimateria.
Insomma se io sono <complesso> non puo' che esserlo anche
la mia vita. E' inevitabile perche' questo gia' sta accadendo:
gia' dall'altra parte di me c'e' - gia' ora - il mio io che sta
venendo dal futuro e sono io stesso che ho gia' fatto, in quel
mio lato, il periplo attorno alla morte e che di qua vengo.
Ne sono certo, dunque, perche' abbiamo tutte le concrete prove
(seppure unilaterali) che esiste questa interazione e che e'
proprio da essa che deriva la nostra stessa attuale vita.
G) 18 - Come l'evolversi del tempo a verso unico sia dovuto alla
presunta dimensione che il soggetto attribuisce a se stesso, che
disassa due componenti e le pone come un momento di inerzia
rotativa. Forze che agiscono invece sulla stessa linea, tanto da
ingenerare "realmente" spazio scalare, costruito da due
impatti a velocita' contrastanti.
In effetti le due velocita' impattano tra loro, testa contro
testa, tanto che poi ce ne viene un quadro, bello e buono, in cui
tutte le linee in profondita' si sono disposte nel piano
perfettamente normale ad esso. Non sono forze disassate.
E' la nostra supposta presenza tra di loro, che non ci schiaccia
, e che componiamo, mettendoci in mezzo con una nostra dimensione
(l'errore deriva tutto da qui: 1+1/n maggiore di 1).
Le due forze, in questa ottica deviante, non sono piu' concepite
allineate ma osservate parallele, separate da 1/n, e determinano
un comune, coerente momento di rotazione.
Abbiamo visto come la base 1+1/n sia proprio la differenza
rispetto alla base 1, su cui si impostano i logaritmi naturali in
base <e> 2,7 1828 1828 45 90 45...
G) 19 - Abbiamo visto come questa presunzione sia chiaramente
espressa e smascherata dalla base "e" dei logaritmi
naturali.
La costante <e> logaritmica, idonea a risolvere le funzioni
iperboliche e che configura il volume esatto terrestre e la
durata esatta dell'anno siderale terrestre e' una prova cosi'
persuasiva che sembra quasi lasciata da qualcuno apposta a che
venisse scoperta...
Quasi che oggi - proprio oggi in cui la scienza sta raggiungendo
in apparenza possibilita' pericolose, di una presunta potenza che
releghi la Verita' in un cantuccio - se l'uomo non fosse
ricondotto ad un progetto che lo supera (e forse proprio da
riesami cosi' oggettivi come questo) forse sarebbe come
tragicamente abbandonato alla sua stessa presunzione.
E allora ecco Amodeo, quasi come l'ultimo dei profeti - che ama
Dio perfino nel nome e che si e' imbattuto in queste relazioni
proprio per dono, cercando le Sue leggi, dell'armonia, nel Suo
creato - ecco che giunge come ad aprire l'ultimo dei sigilli.
Affinche' nessuno si esalti, Amodeo per primo. Siamo tutti
soltanto un progetto e la nostra vera liberta' e' solo quella che
ha un attore: di consentire o dissentire, nel suo cuore, alla
parte sulla quale dobbiamo solo esercitare i nostri valori. Le
stesse parole, quasi gli stessi pensieri, sfuggono all'autonomia
dell'attore... Noi dobbiamo solo imparare a prendere le doverose
distanze da noi stessi. Il nostro io non coincide con la nostra
vita: e' solo un ospite momentaneo, occorre disaffezionarsi da
lui.
G) 20 - Il quadro di insieme e' il dominio dell'ordine, della
Perfezione e del Bene; non del disordine, del Male e del Caos.
Questi hanno solo la durata della singola vita umana in avanti e
fino alla apparenza di una morte.
G) 21 - Tutta la vita nostra rientra forzosamente in un
Equilibrio definitivo, in cui premessa dell'ordine e' il
disordine.
G) 22 - E' necessaria una SECONDA RIVOLUZIONE COPERNICANA, che
riconosca come ogni apparente movimento della natura dipenda solo
dall'analisi condotta da un soggetto.
Come gia' affermava l'antica scuola Eleatica, di Parmenide e
Zenone, che sosteneva la verita' fondamentale dell'essere.
Secondo la Scuola Italica di Pitagora che ne rivelava una
modalita' dualistica, rappresentativa, poggiata sui numeri...
Quelli ora purificati da me, che riapro le due antiche scuole
italiche di pensiero.
G) 23 - L' evoluzione dell'universo, in questa risoluzione fisica
della vita umana.
L'universo appare evolvere come gonfiandosi da un suo centro.
Sono continue aggiunte di spazi-tempo apparenti, accelerazioni
che si risolvono in due diverse velocita' (una perduta,
trasformatasi in passato in forma di massa, l'altra, che
sopravvive, come la velocita', presente, di quella massa).
Queste aggiunte sono strati che appaiono sostituirsi a strati,
per lo spostarsi continuo dell'attenzione soggettiva, da strato a
strato, sempre in moto centrifugo.
Dall'incontro-scontro di due progressioni, una centrifuga
(l'attuale) ed una centripeta (che poi verra'), l'universo, ora
scalare solo per superfici, diventa scalare anche in profondita'
e tutto il volume diventata tanto accessibile come ora lo e' solo
nel suo solo piano.
Cio' consentira' concretamente, <realmente> a ciascuno, di
spostarsi come vuole, su tutti gli strati del volume, senza piu'
l'attuale impedimento.
G) 24 - Nulla pero' (non <in realta'> ma <in
verita'>) veramente si sposta. Nulla puo' spostarsi, <in
verita'>.
Perche' <in verita'> nessuno spostamento esiste. Il tutto
e' solo un gran campo che coesiste, tutto assieme,
simultaneamente, nel tempo e fuori dal tempo.
Saranno possibili tutti perche' nessuno e' un vero spostamento.
Il paradosso spaziale e temporale verra' vinto e superato alla
sua stessa origine, senza tuttavia annullare nulla, proprio
nulla, di tutto cio' che ha avuto la buona sorte di essere stato
amato e voluto, per ciascuno di noi, tanto che per il suo
annullarsi non sia rivisitabile all'infinito... Perche' - e cio'
sara' per sempre - noi seguiteremo ad appoggiarci sulla
<carne>, ovvero sia su cio' che e' vero, sia su quanto
unicamente <lo sembra>. Se perdessimo questa nostra
modalita' saremmo veramente perduti. Le risultanze del
<mondo> e della sua concretezza apparente sono il nostro
habitat specifico, all'esterno del quale il nostro stesso
specifico non esisterebbe piu'.
Sara' questo il paradiso - tutto virtuale - del singolo. E
ciascuno si rendera' conto che mai, in nessun momento - anche se
lo sembrava - mai nulla e' stato fatto esclusivamente per il
<singolo>. Ogni vita sara' rivivibile da tutti, ma senza
piu' drammi, senza misteri, nella pienezza di un bene di tutti e
per tutti. Saremo il gran coro della Virtu'. Il tutto proprio per
<la virtu'> di chi ha amato che avessimo vita ed ha voluto
introdurci ad una vita poggiata sulla sua virtu'. UNO che ne ha
avuto l'intenzione e la capacita'.
G) 25 - Insomma si arriva finalmente a mettere di comune accordo:
tutte le filosofie (ciascuna vera nel suo specifico),
tutte le fedi (per i loro comuni temi di conversione,
resurrezione, reincarnazione e paradiso),
tutte le matematiche e le geometrie (quella ferma euclidea, e
questa stessa che poi si muove),
tutte le scienze con i loro stessi principi (riconoscendoli veri
e rispettandoli fino in fondo).
Tutto cio' recuperando l'unita' del nostro ESSERE, delle uguali
possibilita' (anche della statistica, oggi in apparenza violata,
per l'apparente imporsi del solo senso materiale del tempo della
materia su quello antitetico dell'antimateria), dell'equilibrio
(oggi sempre violato seppure, esso, in eterna ricerca di se'),
della Giustizia, di Dio (valori morali, escatologici certo da non
ignorare).
Se - oltre a comprendere questioni settoriali - questa percezione
per numeri porta anche a tutto cio', al primo ed ultimo UNO...,
viene raggiunto, con buoni motivi - per scienza e scienza stessa
della ragione - un traguardo che e' superiore ad ogni piu' rosea
umana speranza.
E se tutto cio' puo' sembrare in se stesso paradossale: la
presenza cosi' netta di un artefice del nostro mondo, la sua viva
presenza, la sua stessa incarnazione, si faccia questa ultima
riflessione:
Noi stessi stiamo creando ai computer mondi virtuali, che di per
se stessi non esistono, al di fuori di una nostra specifica
capacita' e volonta' di generarli in un modo cosi' plausibile.
Se li abbiamo fatti e' per visitarli. Se vi immettessimo a nostra
volta creature nostre, virtuali, che volessimo educare, non
parleremmo a loro come un Dio ai profeti? non cercheremmo di
indicargli un percorso, senza togliere, in apparenza, nulla alla
loro stessa presunta autonomia?
Non decideremmo anche di entrare, personalmente, in quel mondo,
nei modi esatti possibili anche a noi, con uno di quelli che
fosse da noi eretto a nostro rappresentante? Non si chiamerebbe
Gesu'? Non direbbe <Mio Dio, mio Dio, perche' mi hai
abbandonato?> nel momento che io decretassi la sua morte?
Forse non lo farei risorgere? Non ne avrei il potere? O di aprire
le acque del Mar Nero agli ebrei di Mose'?
Il paradosso vero, per noi, sarebbe se - creato quel mondo - non
ci comportassimo esattamente anche noi esattamente cosi'...
E allora non si dubiti. Noi apparteniamo a quella <virtu'>
che ci da' anima. Veniamo indubbiamente da una Virtu' che ha
potuto fare la stessa cosa, in relazione a noi, che noi
indubbiamente siamo a nostra volta in grado, apparentemente, di
fare. Questa Virtu' si e' - senza alcun dubbio - manifestata.
Dobbiamo ferreamente crederlo, per le verita' profonde, di Bene,
Amore ed Armonia, che ci sono state annunciate dalle religioni -
tutte Virtu' positive, anche per i filosofi - ma, da veri
scienziati, dobbiamo soprattutto crederlo per una prova che e'
accettata dalla stessa scienza: quella che si imposta sulle
analogie e da cui poi discendono Leggi riconosciute, che valgono
e vanno applicate in tutti i casi che sono esattamente analoghi.
Romano AMODEO