Di fronte a dimensioni della realta' che si presentano a numeri piccoli e precisi, i contesti relativi si presentano poi a numeri enormi ed imprecisi. Einstein ha definito la realta' in numero di dimensioni esponenti. Le 3 spaziali sono l'esponente 3 che trasforma un lato in un cubo e la dimensione 1 indica la "durata" in tempo di quel lato, percorso alla velocita' della luce. Se si riconosce semplicemente questo insieme come TUTTA la misurazione della realta' cubica dell' INTERO UNIVERSO, la c sarebbe semplicemente espressa da 3/1, essendo 1 la DIMENSIONE (pari alla <durata in tempo>) per ottenere la DIMENSIONE (pari alla <lunghezza> del lato 1); essendo questa dimensione spaziale 1 la base lineare di tutta la cubatura dell'universo. Un 3/1 ineccepibile come la velocita' dell'espansione dell'universo alla velocita' della luce (cubatura DA TUTTI conteggiata in m^3 e non in m <sferici>), per cui il 3/1 - e' ovvio - si riferisce alle dimensioni del <cubo di riferimento> della cubatura e non al cubo equivalente alla forma della sfera. Dobbiamo avere la <capacita'> di immaginare - da una parte - l'espansione della sfera (ad es. in 1 s di emissione di luce, nel suo intorno generico, da una sorgente puntiforme), e - dall'altra parte - l'espansione di <quel> cubo a cui corrisponde esattamente quel volume. Come la luce da una parte si irraggia ovunque, in modo centrifugo, dall'altra essa e' <rappresentata> dai suoi 3 lati generatori, e la velocita' dell' espansione di questo <modello> di riferimento, e' inevitabilmente, incontrovertibilmente, 3/1. 3 <parametri spaziali> generati nell'unita' del <parametro temporale di ciascuno dei tre lati>. Se avessimo riconosciuto, dunque, una c=3/1, la c^2 sarebbe stata 9/1 e il problema visto al punto precedente PIU' NON SUSSISTEREBBE. Avremmo avuto: 900 kg / 100 kg = 9/1.... senza nessun altro problema. Se dunque si rispettassero i moduli dimensionali, noi dovremmo avere una velocita' modulata esattamente sul rapporto numerico 3/1 e non su quello pari a 2,99792458/1. Si osservano a questo punto tutti i valori della fisica e si scopre che tutte le quantita', misurate e riferite sempre ad un ingombro spaziale (m, m^2 oppure m^3), non risultano quasi mai dei valori netti. Invece il modulo complessivo della misurazione e' netto: si rifa' a dimensioni paradigmatiche, quali sono quelle di una misurazione della lunghezza in m (indipendentemente dalla forma della linea), dell'area in m^2 (indipendentemente dalla curvatura o meno della superficie) e del volume in m^3 (per qualsiasi forma esso abbia). Noi misuriamo le quantita' in m, m^2 e m^3 DISATTENDENDO dalla loro forma specifica. LO FACCIAMO GIA'! Se a qualche cosa di comune ci si puo' riferire, per uscire dal particolare delle diverse forme, e' proprio a questi campioni della misurazione. Essendo poi m e m^2 singole caratteristiche appartenenti al m^3, e' questo ultimo il riferimento definitivo.