Esame della definizione dell'unita' dello spazio.
Per i motivi accennati al punto B) 2, riferendoci al metro,
unita' di misura dello spazio, cercheremo di considerare lo
spazio di volume a cui ogni linea appartiene, come una sua
componente. Di per se sola una linea sarebbe una astrazione,
essendo pura lunghezza, priva in assoluto di volume.
Lo spazio lineare, unitario, deve essere pertanto riferito alle
dimensioni di una realta' di volume.
Posto questo volume a fondamento, nelle generiche condizioni di
un volume uguale in ogni sua linea componente, questa linea deve
essere il lato del cubo corrispondente a quel volume, lato
ottenuto dalla radice cubica del volume.
Se consideriamo che ci stiamo occupando di avanzamenti lineari
nel tempo, l'unico valore a cui possiamo appellarci, per definire
un possibile metro, e' la costante universale chiamata velocita'
c, della luce, la velocita' che veicola i dati a distanza
attraverso l'elettromagnetismo.
Possiamo immaginare che da un punto sia emessa una luce in tutto
il suo intorno. Che a mano a mano che il tempo passi, la sfera
formata dall'onda emessa sia sempre piu' voluminosa e che tale
cubatura sia misurata - come e' prassi comune - in m^3.
Possiamo immaginare allora di fare un controllo di quanto sia
riferito alla sfera, non occupandoci della stessa sfera, ma di
questo cubo standard a cui e' riferito il volume in espansione
nel tempo.
Cosi', a mano a mano che il volume della sfera cresce, possiamo
schematizzare che da una origine 0, di una terna cartesiana, si
generino le 3 componenti x, y, z, che indichino pari-pari la
crescita del volume sferico.
Abbiamo così che, in un tempo 1 generico, si e' generato il lato
1, generico, di un cubo che rappresenta esattamente la cubatura,
a forma sferica, generatasi in quel tempo 1, nello spazio
circostante al punto da cui e' stata emessa la luce.
Se noi misuriamo in m^3 la cubatura della sfera, e questa
accresce ordinatamente nel tempo, siamo autorizzati a seguire la
crescita progressiva di questo cubo di riferimento,
disinteressandoci del caso specifico della sfera.
Abbiamo dunque che nel tempo 1 si e' generato una terna di lati
uguali, ciascuno grande 1 (e possiamo accettarlo, in quanto la
luce emessa dal punto luminoso si espande nel suo intorno in un
modo esattamente uguale, e dappertutto).
Qualunque sia la velocita' di generazione, il rapporto
paritetico, lineare, tra un lato - che sia tanto lato spaziale
quanto durata temporale - e la terna di lati (che esprime nel suo
prodotto il volume) sta nel rapporto lineare 1/3.
Possiamo definire questo 1/3 come un rapporto tempo/spazio, una
velocita' di "ammassamento" di quel m^3.
Il rapporto inverso a questo 1/3, che si pone come 3/1, puo'
essere definito come un rapporto di espansione, di quel volume
unitario, nel tempo 1.
Ogni lato partecipa (per il verso e la direzione che ha, come un
vettore) alla generazione dello stesso volume. Ciascuno trascina
l'area formata dagli altri due lati come un piano in movimento,
che occupa, attimo dopo attimo, tutte le posizioni diverse della
lunghezza del lato, ma solo una per volta.
Se a qualcuno pare strana questa triplice generazione dello
stesso cubo, consideri che la massa esprime un moto diretto
contro l'osservatore, una energia comunicata per impatto
frontale. Orbene il caso del piano xy che impatti secondo il
verso +z e' diverso da quello del piano zy che impatti verso +x e
ancora da quello zx che impatti verso +y. Si tratta sempre dello
stesso volume, ma ciascuno dei tre casi delle tre crescite
positive +x+y+z esprime una differente inerzia di moto. E' grazie
alla sinergia di tre componenti tra loro tutte uguali e distinte
che cessano di esistere solo le aree in movimento veloce ma
esiste (in modo scalare e non piu' vettoriale) tutto il cubo, con
caratteristiche identiche sotto ciascuno dei tre soli profili
(sui 6 totali) assunti come il verso positivo della crescita.
E' facile da capire a questo punto che se allineiamo i tre lati
1x 1y 1z, unificando il verso assunto dalle 3 direzioni della
massa (ad esempio tutte e tre secondo +z), non e' piu' generato
(in tre modi tra loro perpendicolari) lo stesso volume, ma sono
tre diversi volumi, tutti affiancati l'uno all'altro, e 3z
diventa il lato lungo di un parallelepipedo che ha per fronte di
avanzamento la faccia del cubo unitario 1y*1x. Cio'
<svolge> - e su una stessa linea - il triplice
<inviluppo>, accelerando la velocita' 1/1 esattamente di
tre volte. La massa si manifestera' solo nel verso +z (e saranno
elettroni), nei quattro uguali e distinti versi dell'intorno
della direzione +z si evidenzieranno solo fotoni.
A questo punto balza all'evidenza che la velocita' della luce,
proprio l'entita' che, avanzando di 3 nel verso +z ha espanso
questo volume, non si pone esattamente con questi valori.
Riferendoci ad una unita' dimensionale m' (m segnato) che
equivalga a 100.000.000 m, non abbiamo nella velocita' c un
rapporto 3/1 m'/s, ma 2,99792458/1 m'/s.
Cio' appare essere una chiara <incongruenza>.
Cercheremo di farci una ragione del perche' in 1 s non si abbia
l' <inviluppo> pari a 1 m'^3 ma a 0,9993081933... m'^3.
Tali che, messi poi tutti in linea i tre lati x y z, ciascuno di
0,9993081933...m', si abbia uno <sviluppo> di un valore
tutto allineato che conti 2,99792458 m' anziche' lo
<sviluppo> che ne conti esattamente 3.
La domanda, inevitabile, e' se DEVE essere cosi' o si tratta di
un errore... E - se di errore si tratta - da quale causa esso
dipende?
Rifacciamoci allora ai ragionamenti di Einstein. Consideriamo la
<realta'> dimensionale, cosi' come da lui descritta.
Immaginiamo l'intera cubatura dell'universo. Le tre dimensioni
lato*lato*lato esprimano esattamente il volume di tutto
l'universo. La <durata> di tempo che corrisponde a questo
modello di riferimento e' quella corrispondente al lato del
modello cubico. Se ci chiediamo a che velocita' siano stati
percorsi dalla luce quei tre lati che, nel loro prodotto,
indichino il volume, noi affermeremmo con certezza che questa
velocita' e' di 3 dimensioni spaziali del cubo di riferimento
contro 1 dimensione temporale dello stesso cubo: abbiamo
nuovamente un 3/1 come la velocita' lineare di configurazione di
questo modello cubico UNIVERSALE, una volta che abbiamo eliminato
le convergenze dovute alla perpendicolarita' esistente tra i tre
diversi lati che compongono il modello.
Se non siamo convinti da questa considerazione, abbandoniamo il
riferimento cubico e facciamone un'altra. Occupiamoci di
osservare direttamente la luce emessa dal punto di origine.
Collochiamo per comodita' questo punto sull'origine di un sistema
cartesiano di riferimento, e contentiamoci di osservare il
fenomeno di espansione cubica mediante la rappresentazione per
parametri. Anche in questo caso siamo autorizzati a farlo,
perche' tutto quello che giace in un volume e' rappresentabile in
modo esatto per parametri <uguali e distinti>, tali cioe'
che nessuna componente contenga valori appartenenti ad un'altra,
per cui abbiamo esatte scomposizioni per valori esattamente
ripartiti sui singoli assi.
Poniamo che nella durata 1 di un tempo <generico> - ma
espresso dal numero 1 che ne indica la sua unita' (seppure
arbitraria) - sia percorso dalla luce un tratto 1
<generico> che gli corrisponda solo, come si vede, nel
numero 1. Creiamo in tal modo una relazione paritetica 1/1 tra lo
spazio percorso e il tempo trascorso.
Giacche' la luce avanza in modo uguale dappertutto (le condizioni
sono pertanto isotrope), in ciascun parametro (x, y, z) e'
percorso un valore 2, dato dalla distanza che intercorre da -1 a
+1 (la complessita' di una crescita nel verso sia positivo sia
negativo di ciascun asse). Ora - sapendo che cio' e' la
scomposizione del volume - ricostruiamo il volume, in base ai
singoli valori che ritroviamo sui 6 semiassi (3 positivi e 3
negativi).
Mettiamo in essere un osservatore reale, in modo da avere quanto
si ha in realta': che ogni cosa <che risulti> sia percepita
da un soggetto (animato o inanimato) che ne abbia preso
conoscenza.
Poniamo questo osservatore sull'asse z, collocandolo - per nostra
scelta - dalla parte positiva della crescita di z. Egli (o esso)
osserva davanti a se' <realmente> solo 4 degli 8 volumetti
unitari aventi per lato 1. Sono 8 perche' un cubo a lato 2
(complesso, positivo e negativo) ha per volume 2^3=8 cubetti
unitari.
Possiamo allora <osservare> la realtà di Einstein come i 4
cubetti unitari, anteriori, aventi per singoli parametri:
+1x+1y+1z, +1y-1x+1z, -1x-1y+1z, -1y+1x+1z.
Uno solo, tra questi, e' a parametri tutti positivi. Se il
soggetto percepisce solo quanto sia rivolto verso di se', egli
percepisce solo il cubetto a parametri tutti positivi. Nella
stessa durata di t=1, abbiamo però presenti tutti e 4 questi
cubetti. Possiamo allora dire che il cubetto a parametri tutti
positivi <occupi> una durata 1/4 della durata t=1, e che
debba intercorrere una tale rotazione, di tutto il fronte
complesso 2*2, che la terna tutta positiva scatti, di 1/4 in 1/4
, fino ai 4/4 della durata intera t=1.
In tal modo abbiamo una <presenza>, una <occupazione>
(dunque una dimensione <tempo>), espressa dal cubetto a
parametri tutti positivi, che si sposta esattamente 3 volte
(dunque una dimensione <spazio lineare>, perche' il cubetto
a parametri +1x+1y+1z non <esplode> ma si sposta in linea e
va ad occupare, ad uno ad uno, il posto degli altri 3).
Che lo spazio debba essere solo quello <in movimento> e non
anche quello <occupato> lo apprendiamo dal fatto che lo
spazio sia dato da c * t (dalla velocita' della luce, estesa per
tutta la durata del suo t=1), dunque spazio come un tempo
espresso in velocita' di spostamento e <concretamente
riferito> ad un soggetto relativo t=1/4, il cui <ingombro
esistenziale> non deve essere conteggiato.
Anche qui abbiamo dunque una velocita' 3/1. Che cosa
significherebbe, invece, 2,9979.../1?
Se non siamo ancora convinti neppure da questa ulteriore conferma
della velocita' 3/1, poniamo in essere un <ideale> filo
metallico, <ideale> affinche' una corrente elettrica possa
avanzare su di esso <esattamente> alla velocita' c (senza
resistenze che la riducano). Facciamo in modo che questo filo
abbia la forma esatta di una circonferenza. 1/4 di questo cerchio
e' pari al 1° fondamentale quadrante della trigonometria, che
esprime tutta la variazione elementare possibile, in una
rotazione per gradi: quindi un <quantitativo> elementare,
un <tempo> della misurazione di ogni rotazione angolare. Lo
stesso 1/4 e' il tempo di una realta' che sia costituita da 4 di
questi quarti. Orbene poniamo che questo arco - pari ad 1/4 della
circonferenza - sia un <intero> suo "tempo"
(quarto). Se vogliamo che i numeri rispettino i concetti,
l'<intero> non puo' essere altro numero che il numero 1.
Anziche' 1 m' (metro segnato), possiamo chiamarlo 100.000.000 m e
non cambia proprio nulla.
Ora qui la velocita' e' c, e' costante; ed anche m deve essere
costante.
Il cerchio si chiude solo attraverso 3 spostamenti esatti del
primo arco di 90°, che abbiamo definito esattamente il
<tempo> (in assoluto 1/4 di 4), che poi si sposta (in
assoluto per 3/4 di 4).
Nel valore 2,99792458 * 10^8 m/s - entita' attuale della
velocita' della luce - il <tempo unitario> non puo' essere
riconosciuto in altro che nel valore 10^8, cosi' espresso in m.
Questo 10^8 DEVE essere quanto riguarda 1/4 del tempo, oppure
delle 4 dimensioni spazio-temporali (4 quadranti), e - se le
funzioni c ed m sono <continue> - la c DEVE essere di
3*10^8 m, a configurare NON lo spazio <occupato> (10^8 m)
ma solo quello espresso nel suo <movimento>.
Confortati oltre ogni dire da tutte queste considerazioni -
giacche' non si mette in dubbio che la velocita' della luce possa
essere stata misurata male - non resta che una sola possibile
logica conclusione: allora m e' <<troppo lungo>> se
in 1 s quantifica essere 2,99792458*10^8 quanto e' in verita'
esteso per 3*10^8 m (cioe' 3 spostamenti esatti, pari a 10^8 m
ciascuno).
Si scopre cosi' che l'attuale m e' <discontinuo>. Il valore
<m> usato a quantificare l'arco di 10^8 m riferito al 1°
quadrante, non e' lo stesso valore <m> che è usato a
quantificare gli altri 3: perche' in verita' la funzione di 360°
di rotazione, si chiude esattamente.
La funzione m - divenuta <discontinua> - non e'
assolutamente accettabile.
Interviene a questo punto l'Istituto Italiano di Metrologia che
nega che possa essere accaduta una misurazione tanto sbagliata.
Infatti lo scarto riferito al metro deriva dal conteggio
(300.000.000 - 299.792.458) : 300.000.000 ed e' pari a m
0,000681806, addirittura lo 0,0691806%!!
Questo Istituto di Metrologia fa presente che il metro oggi e'
accuratamente controllato attraverso la lunghezza delle onde del
Kripto emesse secondo alcune ben precisate condizioni che non e'
il caso qui di indagare. Secondo questi <custodi> della
<bonta'> del m, tutto e' quantificato <con estrema
esattezza>. Sono piu' di un milione e mezzo di onde e si
arriva addirittura al dettaglio dei valori decimali della singola
onda. Figurarsi un simile errore! Un errore che fosse quale
quello dello scarto si tradurrebbe ad alcune centinaia di onde...
ed e' veramente impossibile che accada uno sbaglio <<di
questo genere>>... e <<di tale entita'>>.
A questo punto, chiarito che l' <<entita'>> e'
<<certa>>, l'errore e' riconducibile solo al suo
<<genere>>. Ci si preoccupa, dunque, di controllare
il <metodo> della misurazione.
Abbiamo gia' acquisito, fino a questo punto il concetto che la
realta' ci si mostra sempre <in eccesso> rispetto allo
spazio che essa ci mostra sia presente.
L'esponente della realta' intera e' il 4, ma di esso lo spazio e'
solo il 3.
Vi e' - sempre - una presenza fisica che deve essere sempre
eliminata dal conteggio, in quanto essa <occupa tempo>, e
in quanto lo <spazio> e' poi solo lo spostamento di tale
presenza...
La domanda da fare all'Istituto di Metrologia e' allora questa:
<<Ma avete TOLTO DI MEZZO il valore relativo alla entita'
che si sposta?>>.
Perche' - se non lo hanno fatto (e in verita' <non> lo
hanno fatto) - questo metodo ha ingenerato un eccesso e non si e'
ottenuto un parametro di PURO spostamento, ma uno che contiene
ancora un certo valore <x> che, aggiunto a quel
<parametro>, ne contamina la qualifica di vero, puro,
PARAMETRO, perche' lo <spazio-tempo> non e' stato del tutto
SCOMPOSTO nella estrema esattezza richiesta dai parametri: che
nessuno contenga una dimensione appartenente invece ad un'altra.
Fatto l'accertamento sul metodo con cui e' stato calcolato il
metro, e' risultato lampante come in verita' non sia stato fatto
lo scorporo del tempo relativo alla <presenza> di ciascuna
singola onda del Kripto, per la quota di tempo da ciascuna di
esse occupata.
Tutti i tempi ciclici, in natura, comprendono sempre sia <il
soggetto che occupa tempo> sia lo spostamento, di questo
soggetto, nel tempo. Proviamolo ad osservare:
Il ciclo decimale, che va da 0 a 9, ha in 0 un valore di
<presenza> che non e' conteggiata: tutto lo spostamento e'
solo il 9, relativo alle 10 cifre. Quindi il 10 e' <tempo
1> + <spazio 9> (spazio sempre come lo
<spostamento> di 1).
Abbiamo gia' visto come la realta' 4 sia solo un 3 come
spostamento.
Un anno terrestre consiste di 5,25 giorni di <presenza
occupata in movimento dal corpo terrestre) + 360° corrispondenti
a 360 giorni di rotazione <futura>, <spostamento>
futuro.
Gli stessi 360° derivano da quello che già e' successo a 90°.
Vi e' un complesso <occupazione>+<suo spostamento> in
cui l'occupazione vale 1/10 del totale (come accade nella decina
base): 400° - (400°/10) = 360°.
Un <soggetto fisico> come un'onda - quella del Kr usata a
misurare lo spazio - quantifica una sorta di <anno> che
comprende tutto lo spostamento (360) in aggiunta alla sua
presenza (onda del Kr, come se si trattasse dei 5,25 giorni).
Ci viene in soccorso anche l'atletica. Se noi immaginassimo una
gara di corsa dei 100 m e facessimo una sorta di
carrellata-spaziale (muovendo la telecamera dalla posizione della
partenza fin verso l'arrivo) vedremmo comparire prima i piedi
dell'atleta, poi tutto l'atleta, e questo e' uno spazio <x>
che in atletica e' ben collocato: PRIMA dei 100 metri della
intera PURA corsa che poi si fara'. Quella analoga
carrellata-tempo, che comincia a considerare l'onda del Kr,
appena essa si configura, e' esattamente come quella spaziale che
comincia ad inquadrare il corridore. Come va escluso in atletica
lo spazio fisico occupato dal corridore (perche' e' quello che
poi si sposta e lo spostamento e' successivo) cosi' un certo qual
tempo esatto (ingombro spazio-temporale dell'onda) andrebbe
analogamente escluso da 1 m, se vogliamo ottenere solo <lo
spostamento> di <x> e non contenere anche la
dimensione-tempo <x>, <occupata> dall'onda <x>.
Questo <deve essere stato> l'errore CONCETTUALE che e'
intervenuto. Non abbiamo solo 1 m, ma 1,000691806, in cui la
parte eccedente 1 deve essere lo spessore <x>, l' ingombro
occupato <x>, dell'onda del Kr=<x>.
A questo punto abbiamo la necessita' di vedere se e' proprio
vero. Se e' vero che abbiamo a che fare con un metro che e' un
<impuro> 1,000691806 anziche' un <puro> 1.
Per scoprirlo abbiamo a disposizione la matematica.
Dividiamo questa misura 1,000691806, comprensiva del supposto
errore, per il solo errore 0,000691806. La divisione instaura una
proporzione:
1,000691806 sta a 0,000691806 cosi' come 1446,... sta a 1.
Questa e' una proporzione che ci evidenzia quale valore assuma
1,000691806 quando l'errore non sia piu' espresso da un valore
decimale, ma da uno che sia esattamente 1.
Proporziona, in parole povere, quanti m ci sono se l'errore e'
esattamente di 1 m. Il risultato 1446,.... è solo la parte
intera di un numero che evidenzia anche valori decimali. Ma qui a
noi non interessano, perche' il confronto che vogliamo fare e'
quello che si esprima solo per numeri interi.
Per capire, recuperiamo il concetto che la luce percorra in linea
3 m'/s. Che abbiamo due linee: una percorsa nel verso positivo ed
una in quello negativo.
Una onda simile e' <complessa> e vale numericamente 6/1
(quanto intercorra da -3 a +3).
L'osservatore ne vede un fronte complesso (positivo e negativo)
che e' 6*6.
Egli, dal suo punto di vista, controlla la profondita' dell'onda
di certo non in m (non puo' farlo: essa e' un valore - visto da
li' - che appare interamente <scorciato>). L'osservatore
controlla cosi' la profondita' nei 4 tempi di variazione
dell'onda. Inoltre la <presenza> del fronte 6*6 occupa
sempre, in profondita', 1/10, per cui il ciclo intero della
spostamento in profondita' e' sempre composto da 10 decimi.
Il prodotto di tutto cio': 6*6*4*10 e' 1440, un valore
bidimensionale, composto dal prodotto tra 6*6 (spazi) e 4*10
(tempi). Se vogliamo togliere questa bidimensionalita', dobbiamo
configurare un tempo intero che sia espressamente fatto da 6
parametri spaziali. Dobbiamo aggiungere 6 a 1440 e farlo divenire
1446.
Questa somma 1440+6 rimanda al prodotto tra le potenze 10^1440 *
10^6. Cio' significa ricorrere ai VALORI ASSOLUTI del calcolo
potenziale in atto, tutto poggiato sul ciclo 10, base dei numeri
stessi (infatti 1440 e' conteggiato in <decine> ed esprime
l'esponente di un conteggio che sia effettuato su base numerica
10).
Questo riferimento ai VALORI ASSOLUTI consente in realta' di
passare da una <forma> ad un'altra. E, come 10^4 esprime il
VALORE ASSOLUTO della realta' (ad indice 4 riferito alla sua base
del calcolo), cosi', nel nostro caso, 10^6 rappresenta il
<complesso> 10^3 * 10^3 di due cubi, uno a parametri tutti
positivi e l'altro tutti negativi (ma positivi e negativi solo
per l'orientamento riferito al soggetto). Di fatti - di per se
stessi - sono entrambi positivi, come i volumi generati dalla
luce sempre avanzando positivamente, dia in un verso spaziale che
in quello opposto su ogni comune direzione. Insomma 10^6 e' il
modello assoluto del volume complesso: 6 semiassi, che sono
riferiti alla base 10 che quantifica lo stesso 6.
Tale modello spaziale complesso, moltiplicato per 10^1440 che
(come visto) e' spazio*tempo altrettanto complesso, lo risolve
tutto nello spazio del modello, superando l'impossibilita'
soggettiva di misurare lo spazio in profondita'. Per superare
l'ostacolo formale si e' dovuto ricorrere ai valori assoluti, che
non dipendono dalla singole forme. In valore assoluto 10^2 =
100^1: la prima potenza e', formalmente, un'area, la seconda e'
una accelerazione lineare 10*10. L'una vale l'altra.
Allora il rapporto 1446/1 esprime (in modo compiuto e verificato)
che si tratta del volume di una onda cubica e complessa: e'
esattamente la quantita' numerica, espressa in m, riferita al
<corridore> che occupi 1 m.
TUTTO L'ERRORE e' dunque certo: e' <il corridore>. E'
esattamente il valore complesso dell'onda cubica del Kr, che -
non essendo stata tolta - ha determinato nel m un parametro
<impuro>.
Non e' <in verita'> 1 m, ma 1 m +0,000691806 m, e
0,000691806 m e' l'ingombro <x>, il valore complesso che
occorre togliere perche' 1,000691806 m diventi <veramente>
1 m.
E' una <scoperta> importantissima, come vedremo, perche' -
se ne teniamo il debito conto che essa si merita - abbiamo fatto
un primo importante passo nella unificazione della fisica:
Infatti, tornando al caso di 1 m^3 che sia pesato, con c che
diventa 300.000.000 m*s^-1, il suo quadrato diventa 9*10^16 m^2
s^-2, e gli 898 kg e rotti diventano 900 kg esatti, essendo
corretta tutta la sperequazione oggi esistente tra il movimento
dell'energia elettromagnetica e l'attrazione gravitazionale che
essa evidenzia.