Relazione tra GRAVITAZIONE DI NEWTON ed ENERGIA DI EINSTEIN.
NEWTON ha affermato: F = k * ( <m>*<m>) *
<r>^-2
Sappiamo che k = 66,666... che <m> sono 2 masse; che
<r> e' la distanza tra le 2 <m>; che
<m>*<m> e' la forza gravitazionale tra le due masse.
La formula ci avvisa che essa e' in funzione inversa al quadrato
delle rispettive distanze <r>.
EINSTEIN ha affermato : Energia / massa = c^2, e sappiamo che,
secondo la presente teoria, e' (3m/1)^2 = 9/1. Evidenziando i 3 m
come le 30 masse unitarie (quelle rif. ai decimi). Abbiamo:
E / <m> = (30 kg/1)^2 = 900 kg-massa
Analizziamo la relazione di Newton.
Immaginiamo che le due masse siano due cubi <perfettamente
accostati>, di lato <r>. Sappiamo che il dato della
gravitazione delle due masse si muove in linea, nella profondita'
<r> che divide i due baricentri, in cui possiamo immaginare
concentrato tutto il dato delle due masse. Ogni massa dunque vale
il contenuto, tutto allineato, della segnalazione allineata
secondo <r>; e il prodotto delle due masse e' dato dal
contenuto r^2, del prodotto tra le due linee: esattamente come il
quadrato della distanza. Per cui il risultato trasmesso, in
termini esclusivamente spaziali, parrebbe porsi come r^2/r^2 =1.
Questo rapporto, invece, non determina 1, ma esattamente 13,5.
Cio' accade perche', nella nostra realta' a 4 dimensioni
spazio-temporali, noi abbiamo un solo cubo, elementare, costruito
a base dimensionale +3, pari al lato della velocita' c=+3/1, per
cui esso vale il numero 27 relativo al volume basato sul lato +3.
Questo e' pero' solo il cubo <materiale>, perche',
accostato ad esso, vi e' <anche> il cubo antimateriale. Il
volume dei due cubi e' 27+27=54, pari al numero che esprime il
volume dell'onda reale elettromagnetica (3*3=9, fronte dell'onda
elettromagnetica con le due rispettive altezze 3 realizzate nel
t=1, moltiplicato per la lunghezza 3+3 realizzata bilateralmente
nello stesso t=1).
Solo c'e' da osservare che i due cubi - cosi' come l'onda -
esprimono la stessa quantita', percepita in due tempi e dopo una
netta inversione nel verso, come lo stesso unico volume. Noi (in
verita') non lo abbiamo <raddoppiato> ma ne abbiamo solo
dimezzata la percezione, differita in 2 tempi: dividendola nei
due versi possibili che caratterizzano ciascun tempo. Abbiamo in
sostanza ingenerato, nel volume 27, la divisione 27:2=13,5, che
ce ne mostra solo la meta' <materiale>. L'energia
gravitazionale e' data proprio dalla divisione da noi fatta, che
ora spinge gravitazionalmente tra le due parti, esattamente di
tanto quanto essa e' stata divisa: di 13,5.
Se immaginiamo perfettamente accostati i due cubi, ciascuno a
volume 27, abbiamo il volume complesso (materiale+antimateriale o
reale+immaginario) la cui somma 54 e' identica a quella di
un'onda elettromagnetica, fatta di due momenti inversi tra loro e
sommati. Se identifichiamo nel 27 quantita' numeriche di massa,
il prodotto 27*27, ovvero l'energia tra le due parti divise, si
pone rispetto all'intero 54, esattamente come 13,5, a riprova
dello stesso ragionamento fatto prima.
(27*27) / (27+27) = 13,5/1.
Da questa relazione risulta che, riferito al modulo base del
volume dell'onda elettromagnetica, una onda reale risulta essere
l'impatto tra due sue meta' una positiva e l'altra negativa, un
impatto che vale la quantita' esatta data dal numero 13,5.
Letto in numeri assoluti, come esponenti dimensionali riferiti
alla base 10 del calcolo, cio' vale 10^10 * 10^3 * 10^1/2.
Abbiamo a che fare con interazioni dirette, evidenziate come
prodotti.
L'esame dell'esponente 13,5 dimostra una parte intera 13 che
numericamente vale la somma delle sue due cifre (cio' se usciamo
dalla percezione soggettiva, che le ha disaggregate per decine).
1+3=4 ci indica, numericamente, una realta' dimensionale che si
presenta in una tale prospettiva decimale soggettiva che l'unita'
della durata del tempo al livello dell'osservatore e' indicata
essere 10 (tanto quanto la base 10), mentre il riferimento cubico
appare piccolo (data la distanza 10), e grande solo 3. Il tutto
percepito nel tempo di 5/10, un dimezzamento della realta' (che
appare solo come quella materiale). La somma 1+3+5=9 ci prova
(prova del 9) che questo e' un numero invariante, essendo 9 il
numero invariante del sistema numerico a 10 cifre.
Che sia in atto una prospettiva reale lo ha rivelato lo stesso
Newton, quando ha messo in relazione diretta (cioe' quando ha
moltiplicato) il quadrato delle due masse all'inverso del
quadrato delle rispettive distanze. L'inverso del quadrato della
distanza e' proprio secondo una prospettiva che dilata al
quadrato a livello del soggetto osservatore, tanto che
l'intensita' della forza gravitazionale e' conseguentemente
ridotta in funzione esattamente inversa al quadrato della
distanza dal soggetto osservatore.
Non e' del tutto il nostro caso: qui abbiamo un accostamento, il
che non fa di r^2 una variabile. Se vorremo considerare r una
variabile essa variera' in funzione della costante 13,5 e
dell'incremento della distanza, riferita a quella relativa al
perfetto accostamento.
13, n. primo, esprime proprio questa valenza prospettica 10+3,
tra le due dimensioni (tempo 1 e spazio 3), in modo da dilatare a
100 il quadro frontale 10*10 al livello della realta' su cui
giace il soggetto. Un lato 10, come la profondita' 10 (il
riferimento e' sempre cubico). Un lato 10 come una distanza
standard, rigidamente riferita al soggetto elettromagnetico,
proprio come il ciclo intero (5+5) del suo duplice muoversi nel
tempo 1, tra 4 poli (5 in andata e 5 in ritorno, per l'invertirsi
delle cariche).
Per cui il fatto che la relazione, unicamente geometrica, posta
su scala 1/1 valga 1/1 (come osservato all'inizio) va integrato
della riduzione prospettica, ingenerata dall'osservatore. Egli
non vede quel cubo se non in modo prospettico e - cosi' facendo -
percepisce una prospettiva della forza gravitazionale ridotta
dalla distanza, riduzione proprio evidenziata da Newton, quando
moltiplica l'impatto tra le masse per l'inverso del quadrato
della distanza.
Ove la distanza <r> sia 2, il prodotto delle due masse e'
13,5*2, ove essa distanza sia <n> il prodotto tra le due
masse e' 13,5*n. 3,5 e' un n. invariante legato unicamente alla
percezione prospettica dell'osservatore, che dispone di una
durata 10*10=100, a suo livello, di 30 masse unitarie (3*10) a
distanza 10 da lui e di un 5 di sola materia (perche'
materia+antimateria e' 10) a distanza 100 da lui.
E' - e spero si capisca - una vera anti-prospettiva, in cui il
minimo appare massimo. Ma consegue alla matematica soggettiva,
che e' tutta rovesciata. Il soggetto conteggia se stesso essere
1, quando invece, in assoluto, e' l'universo ad essere 1, per cui
la verita' soggettiva e' 1/n = infinitesimo.
Quando questo soggetto <pone grande> , 1, lo spazio-tempo
da lui occupato, e pone grande 10*10 il suo ambiente di
appartenenza, come un modulo riferito a se stesso grande 1, e poi
riduce ogni cosa, prospetticamente, in funzione inversa al
quadrato della distanza da lui, se vogliamo <preservare> i
rapporti cosi' come essi sono (alla pari), dobbiamo considerare
la divisione che il soggetto ingenera nella realta': egli ne vede
solo meta'.
Egli vede lo spazio correre nel tempo a velocita' 3/1 (anziche'
6/1), e vede solo un cubo 27, usando solo il verso positivo del
tempo.
Ma i cubi sono 2. Un volume 27+27=54.
Il soggetto-onda vede pero' tutta l'onda complessa: essa e'
(3*3)*(3+3)=54.
L'impatto tra gli opposti, il prodotto materia*antimateria, e'
dato da 27^2. Allora il soggetto subordina cio' al volume
dell'onda e si rende conto che il rapporto intero e' 13,5.
Non percependo il settore antimateriale percepisce cio' come
l'energia gravitazionale che intercorre tra gli opposti.
Cio' che il soggetto non arriva a percepire in un modo
(antimateriale) lo percepisce come la forza che collega tra loro
i massimi opposti: la materia e l'antimateria. E percepisce tutto
cio' come GRAVITAZIONE.
La costante k * la gravitazione (che vale la cost. universale
13,5, a sua volta condizionata poi unicamente alla distanza che
ponga in essere un distacco tra le masse) porta (nel caso di un
perfetto accostamento) il 66,666...* 13,5 a divenire i 900 kg che
risultano ad Einstein quando i 3 m/s (velocita' di flusso di
volume cubico, visto come il lato, la lunghezza di 3 m dei 3 m^3
che lo quantificano) diventano 30 kg/s per essere ogni m composto
dei 10 dm che sono il riferimento della massa unitaria di 1 kg.
Per cui (30 kg/s)=900 kg/s.
Siamo cosi' esattamente passati dalla Forza = k(=66,666...) *
gravitazione (=13,5) all'energia pari ai 900 kg/s riferiti ad un
puro contatto.
Da Newton ad Einstein con una precisione ASSOLUTA.
Abbiamo del tutto ignorato - facendo cio' - le rispettive
grandezze dimensionali (in base 10) delle singole parti
partecipanti, che non entrano in questa relazione numerica, tutta
basata sul 6. (La base 10 riferita a ciascuna parte sposterebbe,
nel numero, solo la virgola). Cosi' facendo, non siamo stati
pero' scorretti, perche', adottando quantita' riferite tutte al
S.I., abbiamo utilizzato uno standard che va bene per ogni altra
dimensione, essendo tutte, in ultima analisi, riferite a questo
stesso standard.
Per evidenziare concretamente tutto cio', possiamo riferirci al
solito modello gia' piu' di una volta utilizzato. Possiamo
immaginare che questa energia di 900 kg riguardi 900 (dm^2,
kg^2), ovvero 9 strati, ciascuno di 100 dm^2 (base di appoggio di
100 dm^3 pesanti 100 kg). Essi, sovrapposti l'uno sull'altro (in
modo che le aree di appoggio siano perfettamente sovrapposte le
une alle altre), costituiscono i 9/10 di 1 m^3, volume unitario
secondo il S.I..
E' una energia gravitazionale trasmessa al primo strato
sottostante, pari a 1/10 di m^3, e costituito dai 100 cubetti
unitari (100 dm^3) ciascuno della massa di 1 kg (unita' S.I.
della massa).
Questo strato, se e' appoggiato direttamente al piatto di una
bilancia, compie il lavoro (energia) di abbassare il piatto di
tanto quanto poi indicato dall'ago della bilancia (per 100 kg).
Questo e' l'unico strato che il piatto della bilancia <ha
presente>, immediatamente (per contatto diretto).
La bilancia riceve perņ anche l'energia gravitazionale trasmessa
a questo primo strato, tutto di massa (tutti dm^3 che
<toccano> per dm^2 e gravitano per 100 kg). E' trasmessa
dai 9 strati poggiati sopra al primo, che pertanto comunicano
indirettamente una energia che equivale a 900 kg di peso proprio
per la relazione 66,666...*13,5 = 900 riferita a Newton, nel caso
di un contatto tra le masse.
Questo conferma anche che la c^2 deve essere esattamente 9/1 in
termini di spazio e 900/1 in termini di masse unitarie, giacche'
3 m evidenziano 30 kg, e 3*3 m^2 evidenziano 30*30 kg^2 (9 piani
formati da 100 kg ciascuno).