Capitolo 4 Trattato Appendice
Capitolo 5
TEORIA,  PREVISIONI  E  RELATIVE  VERIFICHE
A questo punto occorre fermarci un attimo, a fare alcune considerazioni, perche' si sta formulando una nuova teoria e una nuova metodologia di indagare la Fisica, di tipo numerologico e prospettico.

Se il lettore pero' accetta un consiglio, e se - prima di immergersi e magari perdersi nei contenuti espressi in questa prima parte teorica - desidera ulteriori prove della sua attendibilita' e farsi una idea di quali ulteriori risultati si possano raggiungere, oltre a quelli gia' rilevantissimi che sono derivati:
- dalla interpretazione razionale dei fenomeni connessi alle costanti della fisica, di cui si e' riusciti a dare con chiarezza la formulazione geometrica, 
- da come sia risultato evidente il perfetto collegamento esistente tra la relativita' di Einstein e la gravitazione di Newton, 
- di come le stesse principali masse che la natura ci formalizza siano oggetto di una percezione soggettiva, 
 si porti avanti, nella seconda parte di questo capitolo, a vedere come siano perfettamente confermate alcune IPOTESI estreme, chiaramente postulate dalla teoria e puntualmente verificate con <esattezza assoluta>:
- che la massa sia davvero la forma assunta dal tempo presente;
- che il soggetto basilare del tempo si presenti davvero come la massa stessa  dell'elettrone; 
- che 24 ore, 360° e 90° non siano numeri convenzionali;
- che Pi greco, rotazione piatta, considerata in un numero di ben 27 cifre, deve diventare esattamente 360°, ove si ripristino le condizioni reali descritte dalla realta' e dalle costanti della fisica, che ne fanno una precisa percezione oggettiva attuata dal nostro soggetto, che giace nel nostro tempo reale che e' dominio delle costanti della fisica;
- che il nostro spazio-tempo e' una iperbole della nostra mente e come la base logaritmica <e>, neperiana - ideale a risolvere tutte le iperboli della matematica, sia idonea  (per le eccezionali condizioni della Terra, a cui sono stati riferiti m, kg e s) a quantificare con esattezza assoluta il suo volume 10,833...*10^20 m^3 (iperbole spaziale) e la esatta durata dell'anno siderale: 365 giorni, 6 ore, 9 minuti primi, 9 minuti secondi e 54 centesimi di secondo (iperbole della durata del tempo);
- che lo stesso volume terrestre sia una formula;
- che esso e qualunque altra massa libera dell'universo deve essere conformato in relazione alla velocita' della luce: la verifica del perche' ed in che quantita' cio' deve accadere;
- che in generale il nostro modo di percepire e' quantitativo ed e' dominato da una precisa legge che combina esattamente tra loro i vari modi possibili, riducendo sempre la presenza al valore decimo che ne consegue. 

L'argomento trattato e' di una tale vastita', e' un prodotto talmente nuovo, rispettoso di tutte le leggi esistenti e nello stesso tempo rivoluzionario, che e' veramente difficile affrontarlo di petto. Per cui io stesso non so che cosa consigliare al lettore. 
Farsi una idea delle cose trattate senza avere ben compreso la teoria, potrebbe ingenerare sospetti di gratuiti giochi con i numeri. 
Dedicarsi, d'altro canto, allo studio della teoria senza avere una idea di tutte le strade che essa apre e' anche una fatica improba che non si affronta a cuor leggero se non se ne capisce la convenienza... A parte - ben inteso - i risultati fin qui acquisiti, che lascio a voi di giudicare... ma che di per se soli dovrebbero gia' ben consigliare il lettore: a spendere la necessaria fatica per introdursi in questi ragionamenti in verita' del tutto nuovi, ed ostici, come sono tutte le vere novita'...

Voi fate come volete. Io piu' che tentare di procedere in ordine non so fare, e mi rendo conto che, a questo punto, e' necessario capire perche' mai questi numeri siano significativi. 
Se non lo si capisce, la stessa dimostrazione di Pi greco, fatto divenire 60°, non e' compresa a fondo nei suoi perche' e finisce per apparire un fuoco di artificio. Tutti i suoi passaggi sono documentati, punto per punto, ma se non si afferra la logica che e' rispettata in quei passaggi viene meno quella comprensione, prima ed ultima, a cui ogni cosa possa ordinatamente essere ricondotta.

TEORIA




E) 1  -  LA  REALTA' CONDIZIONATA  AL SUO  OSSERVATORE.

Si e' scoperto che esistono di fatto due differenti tipi di scansione delle quantita' riscontrate in natura: una in sestine (che determina il numero) ed una in decimi che rivelano la loro grandezza rispetto al metro.
Cio' accade - e ci si accorge -  a causa della presenza del cosiddetto osservatore, il quale, avendo una sua collocazione specifica in un punto dello spazio-tempo, osserva il suo intorno usando schemi rappresentativi di tipo cartesiano. Una vera e propria analisi, di tipo geometrico e matematico, ottenuta attraverso perfette scomposizioni. Un punto, una collocazione nello spazio-tempo, che sia  espressa da 4 parametri e' proprio una indagine di questo tipo.

Tutti i segni, riferiti allo spazio, assumono il verso positivo allorche' esso e' tale da comunicare i dati all'osservatore. Anche gli assi orientati +x ed +y  - nella scelta nostra secondo cui l'osservatore riceva secondo il verso +z  -  assumono una componente favorevole, perche', mentre di per se soli avanzano lungo un piano assolutamente perpendicolare all'osservatore, tutto questo piano, nel suo insieme, e' trascinato dal verso +z verso questo soggetto della percezione. Tanto che l'angolo piatto si dispone inclinato di 45 gradi (pari a 1/8 di 360°), per effetto delle due identiche velocita' c che agiscono sia nei versi +x, +y, sia nel verso +z.


E) 2 - LA PERCEZIONE GEOMETRICA DELLA REALTA'

Per effetto di queste  sinergie, l'asse z della percezione soggettiva inclina di 45° il modello oggettivo cartesiano, e la profondita' di un cubo che sia generato dal punto O, intersezione degli assi oggettivi, secondo i 3 versi favorevoli alla percezione (+x, +y, +z) viene soggettivamente osservata in quell'allineamento (tutto in  profondita') che congiunge O con il vertice ad esso opposto. 
In tal modo l'osservatore vede la terna originale generatrice del cubo, a componenti +x+y+z, secondo il suo asse centrale, asse che per lui diventa z' (z segnato) e vale il volume del cubo, espresso in linea spaziale dalla risultante scalare +3 z', pari al quadrato di 1x+1y+1z= radice di 3.

La sinergia del fenomeno coinvolge due velocita': una oggettiva, in cui la luce emessa dall'oggetto si muove positivamente verso il soggetto, ed una velocita' soggettiva che consiste nella velocita' che ha il soggetto: di avanzare nello spazio-tempo.

La teoria postula che siano due velocita' identiche, essendo il soggetto umano (nella sua facolta' mentale) un'onda elettromagnetica, che avanza, conseguentemente, nel tempo alla  velocita' che e' propria di qualsiasi onda elettromagnetica: la velocita' c, della luce.

Il verso oggettivo (rivolto in direzione dell'osservatore) e il verso soggettivo dell'avanzamento nel tempo (rivolto verso l'oggettivita' da conoscere) determinano, interagendo tra loro, quell'impatto al quadrato della velocita' della luce che poi e' la relazione quantitativa, affermata esistere da Einstein, tra l'energia e la massa.

Se cerchiamo un riscontro geometrico di questa ipotesi, per acclararla, conteggiamo quanto sia lungo un segmento che costituisca la somma vettoriale dei tre lati 1 generati dal punto O e diretti verso il soggetto osservatore. 
Questa entita', somma vettoriale di vettori di velocita', e' a sua volta un vettore di velocita'. La radice quadrata della somma del quadrato dei tre lati vettoriali, lunghi ciascuno 1, determina la radice quadrata di 3 come la distanza che separa i vertici opposti del cubo che abbia  1 per lato.

Cio' conferma la nostra ipotesi. Perche' e' solo dall'impatto tra due contrapposte velocita' vettoriali, ciascuna grande quanto la radice quadrata di 3, che risulta un 3 che finalmente cessa di essere un vettore per presentarsi come una entita' scalare e vale z', asse scalare.
In una velocita' vettoriale esiste solo lo spazio occupato dal punto mobile, per quanto grande tragitto esso compia. E' l'impatto tra due vettori di velocita' contrapposte che genera un'area reale, un quadrato, la cui radice e' il lato scalare.
	Gli stessi numeri della matematica saranno espressione scalare se essi stessi derivano da un possibile impatto: ed abbiamo cosi' i numeri chiamati <reali> anche dalla matematica.
	Analogamente si piega il perche' della validita' del Teorema di Pitagora. Un'area reale ha obbligatoriamente due lati perpendicolari il cui prodotto sia assimilabile ad un numero reale reso evidente dalla ipotenusa, che toglie ogni obliquita' alla percezione.
	Non dimentichiamo come un movimento bilaterale (che di per se' solo appartenga ai due versi di uno stesso asse di un piano normale all'osservatore) sia visto assumere (per il suo simultaneo avanzamento verso l'osservatore) una tale obliquita' da ingenerare cateti obliqui la cui vera grandezza e' solo riconducibile alla loro somma al quadrato. L'area poi, essendo costituita da lati perpendicolari, ovvero valori inversi tra loro, unifica tutti gli eccessi possibili. Infatti come 10*1/10=1 cosi ogni n*1/n=1.



E) 3 - LA REALTA', DI OGNI SOGGETTO, HA LE DIMENSIONI DELL'AREA

Quando si ha un'area di questo tipo, ad indici 2/2, essa e' una realta' che possiede sia parametri di spazio sia di durata nel tempo. Cio' necessita se essa deve essere un'area che non sia parte di una geometria astratta, ma di una realta' riferita al nostro tempo reale.

La relazione 2/2, tutta tra valori esponenti, evidenzia al numeratore lo spazio e al denominatore la sua durata di tempo. Se noi dobbiamo esprimere tutto questo in unita' del S.I. cio' si esprime come la relazione m^2 * s^-2. Queste sono le 4 dimensioni esponenti di una realta' che sia presente ad un solo osservatore, e riguardano l'occupazione reale di un'area.


E) 4 - LA REALTA', SIMULTANEA  A  PIU'  SOGGETTI,  E'  IL VOLUME.

Pero' noi abbiamo la concomitanza di molti osservatori possibili. Se ciascuno osserva (in un verso uguale e distinto da quello degli altri) lo stesso oggetto posto nel punto O, centro della loro osservazione centripeta, possiamo immaginare che ciascuno di essi sia dislocato su una delle 6 facce del cubo e guardi verso il suo centro.

Si deve passare, allora, da una singola percezione a tutte le possibili (disaggregate perfettamente per parametri uguali e distinti) passando da una realta' singola occupata per superfici, ad una complessiva occupata per volumi cubici racchiusi tra superfici. Si DEVE farlo, date le 6 diverse possibilita' di osservazione che debbono esistere, compatibilmente ad uno spazio che sia percepito in ogni suo verso.

Quando allora si osserva che <e' presente> un cubo, lo si fa prescindendo dalla osservazione singola. Allora le 4 dimensioni assumono la valenza dei 3 assi della percezione diversa (ciascuno lungo 1) e della durata 1 (in tempo) di ciascun asse.
Si passa,  da una evidente occupazione di aree, ad una occupazione, in apparenza, solo di linee, perche' le aree scalari z'x' e z'y' si pongono di scorcio, rivelando una profondita' z' illeggibile come spazio (dato il suo scorcio perfetto) e solo l'apparenza di una altezza x' e di una larghezza y'  appartenenti al piano frontale x'y'.



E) 4 - L'ORIENTAMENTO DELLA PERCEZIONE SOGGETTIVA

Questi valori <segnati>, che abbiamo distinto da quelli xyz dell'oggetto mediante gli apostrofi, sono ora gli assi x'y'z' non piu' vettoriali ma scalari, che sono usati dal soggetto. Perche' il soggetto, nell'attimo stesso in cui risolve la terna positiva xyz come la congiungente il vertice O con il vertice opposto, la unifica tutta come quella linea risultante z' che poi, da somma vettoriale pari a radice di 3, diventa 3, una z'=3, spazio scalare.

Cio' inevitabilmente determina valori x' e y' perpendicolari a z' e formanti un diedro retto che ora e' frontale all'osservatore, Su ciascuno di questi appaiono presenti, nel t=1, lati tutti lunghi +3, spazio scalare, effettivo. Con cio' si passa da un primo cubo, oggettivo, e grande 1 di lato, ad uno soggettivo, frontale all'osservatore che guarda nel verso z', e che misura 3 su ogni parametro, essendo ciascuno di essi la somma vettoriale +1x+1y+1z che, al quadrato, diventa scalare..

Il soggetto ha cosi' davanti il piano x'y', che determina con l'asse z' in tutto 4 diedri osservabili nel t=1, per cui ciascuno occupa realmente 1/4 del t=1.
E' il primo fondamentale quadrante della trigonometria. Un tempo 1/4 di t=1. Quello che e' <cosi' elementare> che ad esso occorre riferire ogni rotazione angolare, perche' le successive rotazioni sono repliche di questa base, e differiscono da essa solo per questioni di segno.



E) 5 - LA RELATIVITA' DELLA PERCEZIONE

Abbiamo cosi', di fronte, <LA REALTA'> di Einstein, e possiamo osservarla, da osservatori che ora fanno ricorso alle loro capacita' rappresentative.
Il valore 1/4, che esiste come una quantita' <elementare>, si pone come una <presenza reale>, per cui vale TEMPO come dimensione. I tre spostamenti successivi, di 1/4 in 1/4 del t=1, sono <percorrenza>, quindi dimensione SPAZIO.
La relazione intera, che riguarda 4/4 di t, tra la DIMENSIONE SPAZIO e la dimensione TEMPO, indica  la VELOCITA', ed essa e' CHIARAMENTE posta come 3/1, su ogni asse.

Da questo momento in poi noi conteggeremo solo per NUMERO di DIMENSIONI. Perche' essa diventa l'unita' in linea che chiamiamo m' (m segnato). Il m che correntemente usiamo e' m'/ (3*10^8), cosi' come il s che noi usiamo sta a m nel rapporto lineare m'/s.
Ci si chiede perche' si abbia m'/s anziche' m/s.


E) 6 - LA  VELOCITA'  DELLA  LUCE  E'  UN FLUSSO  DI VOLUME.

La risposta che mi sono dato e' che la c e' una entita' REALE. Nella nostra accezione del termine reale noi abbiamo accettato il riferimento ad un volume rappresentato per linee. Quindi la c DEVE generare volume.
Chiaramente ci accorgiamo che cio' e' vero: una luce puntiforme determina in ogni 1 s, una sfera il cui raggio e' la linea percorsa dalla velocita' 3/1. (La sfera e' un volume). 
Il raggio e' solo una ASTRAZIONE, un puro parametro rappresentativo che -  se non possiede anche un fronte di avanzamento reale (fronte dell'onda elettromagnetica) -  e' irreale. In effetti l'onda ha questo fronte, per cui la lunghezza dell'onda, moltiplicata per il fronte, deve determinare un volume reale occupato, nel tempo, dall'onda.

Si e' allora postulato che m'/s sia una velocita' che riguardi - piu' che una linea - un FLUSSO di intensita', di luce e calore. Si e' postulato che si tratti di 1 m^3/s, di cui m' costituisca la lunghezza 1 m del lato di quel m^3 che rappresenta tutto il volume in forma di vero cubo.
In tale ipotesi di flussi, giacche' ogni asse trascina in avanti la sezione di 1 m^2 ad esso normale, si e' postulato che ciascuno di essi occupi 1 m^3 nella durata di 1s. Trattandosi di 3 assi diversi e di tre piani (normali ad essi e diversi), in tutto sarebbero stati generati 3 m^3, tutti compresi in uno solo, generato per tre linee diverse.

Recuperando il concetto che due contrapposizioni vettoriali determinano SCALARITA', la sinergia di 3 contrapposizioni vettoriali diverse (una riguardante la lunghezza, una la durata di tempo ed una la massa) garantirebbero la presenza di un cubo scalare avente tutte e tre assieme queste caratteristiche, essendo ciascuna unicamente una dissociazione, cosi' del cubo reale, come della stessa realta'.

In conseguenza a questo, la velocita' lineare della luce, quella che il soggetto osservatore percepisce come z' e che e' il quadrato della somma vettoriale delle tre componenti oggettive +1x+1y+1z (pari a radice di 3 e divenuta poi un 3 per l'impatto c*c) si e' postulato che rappresenti 3 m^3/s, che siano espressi in linea da 3 m/s.

Le condizioni per cui il flusso acceleri, da 3 m/s, fino a muoversi alla velocita' di 3*10^8 m/s dipendono, a questo punto,  dal fatto che il fronte (o la sezione della portata) abbia subito una riduzione da 1 m^2, a 10^-8 m^2.
Si e' postulato,  insomma, che  3*10^8 m * 10^-8 m^2  equivalga al flusso di 3 m^3/s.

La verita' di questa ipotesi, per essere accertata, si rifa' alle dimensioni esistenti e note. Noi sappiamo che la dimensione unitaria, lineare, atomica, e' di m 10^-10 e si chiama 1 Angstrom. Allora 1 Angstrom, lato complesso (avanzamento positivo piu' avanzamento negativo), che costituisca una massa unitaria atomica, ha in linea spazio il valore di 10 Angstrom (lo spazio lineare e' 10 volte quello occupato dalla massa unitaria). 10^6 Angstrom e' il modello spaziale complesso. Esso vale m 10^-4.
Abbiamo con cio' la verifica che il FRONTE, dato dal lato pari a m 10^-4, e' <indice> di 10^6 Angstrom tutti allineati, ad evitare quelle <sovrapposizioni> che gia' abbiamo evidenziato nel m^3 e che riguardano ogni volume.

Comprendiamo anche <a che titolo> noi si giaccia in una <realta' a 4 dimensioni>: sono quelle <piccole>, ad indice negativo, che si pongono come una quantita', un <tempo> atomico, un vincolo di grandezza pari ad 1/10.000, il rapporto di grandezza che vediamo davvero intercorrere tra un diametro dell'atomo e quello del suo nucleo.


E) 7 - LA MISURAZIONE LOGARITMICA IN BASE AL CICLO 10.

Il passo successivo da compiere e' quello di cercare di capire come il soggetto osservatore possa conteggiare. Dobbiamo riferirci al nostro soggetto <io mentale>, onda elettromagnetica attiva finche' l'io ha vita.
Non certo all'io-somma. Bensi' a quell'io elementare che si possa riferire all'elemento atomico di ogni parte del suo corpo. Poi e' la <ragione> che provvede a tutte le sintesi.
Noi, schematicamente, dobbiamo andare alla origine piu' elementare della <vita>, e la collochiamo nel contesto atomico. Dopo di cio' succede che un soggetto principale osserva un altro soggetto ad esso subordinato: l'elettromagnetismo stesso come una coppia onda-particella. 

Un <soggetto-onda elettromagnetica> fluisce tra 2 poli elettrici (onda elettrica) e 2 poli magnetici (onda magnetica). 
Dando valenza di TEMPO al suo muoversi tra i poli, l'onda percorre SPAZI collocati tra 4 poli. 
Essendo queste due onde perpendicolari tra loro (cosi' infatti esse risultano all'osservazione), il soggetto le orienta come gli assi xy e vede il suo ESISTERE consistere nella percorrenza (nel tempo) di una profondita' z che sia superata. Sono tutti vettori uguali e distinti, e sono 5.

A questo punto accade un evento: tutti i poli si invertono di segno, tanto che i flussi rovesciano il loro verso. Allora il soggetto conteggia altri 5 vettori: un flusso diverso e 4 poli diversi, perche' cola' ove prima era il polo positivo ora vi e' il negativo. Cola' dove vi era un polo elettrico, ora ve ne e' uno magnetico.
In verita' nulla di per se' e' cambiato: perche' un polo che da magnetico e' divenuto elettrico e da positivo e' divenuto negativo, e' sempre restato di per se' immutato. Infatti l'elettrico e' cosi' contrapposto al magnetico come il positivo lo e' al negativo.
Per il soggetto però NON DEVE essere cosi', altrimenti perderebbe la sua capacita' di DISTINGUERE, tramite un processo ANALITICO, che disaggreghi l'unita' in valori contrapposti. Per cui due diversita', una di tipo elettro-magnetico ed un'altra del tipo positivo-negativo della carica, dissociano in tal modo il tutto, che poi esso appaia muoversi.

Di fatto si muove solo l'ATTENZIONE, l' ANALISI differenziata fatta dal soggetto: esso concepisce allora due contrapposte forme rappresentative usando il modello spaziale e quello temporale.

Il problema di fondo e' quello di CREARE uno spazio-tempo di rappresentazione possibile.
Uno ZERO deve diventare UNO: <uno> spazio-tempo. Cio' è attuato tramite un processo che la matematica configura come una POTENZIALITA' DI CALCOLO:  come una potenza vera e propria.

L'assunto che consente cio' e' che n^0 = 1, qualunque sia la consistenza di n.

Su quale <base> puo' appoggiarsi il soggetto, per dare quantita' finita a n? Sul ciclo intero che esso ha osservato esistere allorche' ha IMPOSTO una terna xyz in cui xy sono distanze tra i poli e z sono distanza del piano da conoscere gradualmente, rispetto all'io-onda che li conosce gradualmente. 
Imposto lo schema rappresentativo che abbiamo detto, il ciclo che ne risulta e' - in modo INEQUIVOCABILE  - costituito dalla quantita' 10, e da una rotazione frontale per gradi.

Allora deve essere che 10^0=1, perche' 10^(1-1) = 10/10=1.

Da questo momento il soggetto nostro conteggera' tutto in modo potenziale (per potere dare grandezza UNO a ZERO) e sulla base 10 del suo ciclo SUPPOSTO, virtuale, tale quanto quello SPAZIO e TEMPO, veri opposti tra loro che non si annullano in quanto percepiti tra loro perpendicolari: 10/10 =1 in cui 10 (<spazio> di 1) e 1/10 (<tempo> di 1) sono perpendicolari (rotazioni di 90°).

Infatti quanto si muove bilateralmente dalla origine O e sullo stesso asse x (oppure y), combinandosi con il verso z (che veicola i dati all'osservatore), assume per l'osservatore una inclinazione tale da evidenziare non l'angolo piatto (che e' in se stesso il movimento esclusivamente oggettivo) ma l'angolo retto che si combina come risultante.

Quello che e' percepito perpendicolare in tale modo, non e' in se stesso perpendicolare, ma tutto allineato sulla stessa linea: due contrapposizioni di versi che sono percepite come relative perpendicolarita'. Essendo perpendicolari due contrapposizioni non si annullano per somma, ma ruotano per angoli retti.
E' questa sinergia che consente al soggetto la rappresentazione spazio-temporale della <distanza>: tra quanto non e' ancora noto e quanto lo diventi, facendo avanzare l'analisi soggettiva.
A questo punto l'analisi diventa il conteggio stesso riferito al modello cartesiano, e questo gira.

E quando noi, in matematica, abbiamo imposto la base 10, ai conteggi, poggiandoci su due mani aventi 5 dita ciascuna (in cui una sola delle quattro, il pollice, fa da prezioso antagonista alle altre 4) siamo stati involontariamente indotti a seguire lo stesso schema logico che ha portato poi la natura a dotarci di due mani e con dita che si pongono relativamente tra loro proprio nello stesso modo FUNZIONALE in cui il semiasse +z' si contrappone a +x', +y', -x', -y'.

Si capisce allora una cosa che era restata in un certo senso <misteriosa> fino a questo punto: noi abbiamo trovato delle costanti della fisica poste a questo modo perche' PER CASO (??) usiamo il conteggio decimale...
<E se ne avessimo usato un altro, che sarebbe di tutte queste COINCIDENZE  NUMERICHE?>
Questa osservazione induce molti (appena la fanno) a non volersi affidare a coincidenze FORTUITE.
Il fatto e' che esse non solo tali. Abbiamo esposto come, alla base stessa del nostro <io cerebrale> e' il 10 che si afferma come il ciclo lineare intero di tutta una esperienza.

A questo punto comprendiamo come il 1.000, pari a 10^3, sia davvero un volume esatto di riferimento universale: giacche' tutto l'universo e' osservato in tal modo da noi.
Nella estrema difficolta' di avere un intero INTERO, siamo stati capaci di creare nella nostra mente uno STANDARD dell'intero, che vale poi per qualsiasi grandezza.

Giacche' ogni singolo soggetto occupa un'area 2/2 (due dimensioni di spazio su due di durata di tempo) sara' 100 l'area globale e 1/100 sara' la durata della sua <presenza>, tanto che spazio*tempo sia davvero un elemento unitario, come quanto risulti dal conteggio 100/1 *1/100 = 1.

Noi <concepiremo> 100/1 come area grande e 1/100 come durata piccola, <tempo> dell'unita', appunto cio' che poi chiamiamo il <presente>.


E) 8 - LA QUANTITA' DELLA PRESENZA.

Mai e' stata data finora <quantita'> al presente. Ed e' giunto il momento che si cominci a farlo. Il <presente> non e' un AFFARE FILOSOFICO, che non si debba sapere quanto valga in entita' relative. Se il ciclo intero, spaziale, e' 10, esso <dura> 1/10, giusto quanto il suo esatto valore inverso.
Poi noi non ci serviremo del <tempo> per misurare, ma della <durata> di tempo e la durata INTERA e' quella che trasformi il tempo 1/10 in 1, quindi e' una durata 10, che accompagnando nel suo avanzamento lo spazio 10,  realizza che 10*10 sia 100.

Quando dunque noi riportiamo su ascisse ed ordinate un tempo ed uno spazio, ed assegniamo ad essi un certo valore identico, se noi rappresentassimo COME VERAMENTE SONO TRA LORO il tempo e lo spazio, mentre al primo assegniamo 1 m, al  secondo dovremmo assegnare 1 dm. Come si vede si rappresenta con questo 1/10 di m la MASSA unitaria. Ma la massa altro non e' che una energia che sia <presente> e che quindi valga 1/10 dello spazio 10.


E) 9 - LA QUANTITA'  DELLA  PRESENZA  E'  LA  MASSA

Una presa di conoscenza immediata e' il <contatto>, per cui su un piano di una bilancia i 100 dm^3 che toccano la bilancia per 1 m^2, sono pari alle 100 masse da 1 kg che abbiamo gia' trovato nelle varie formule di Planck, dell'unita' della massa atomica, del volume molare, ecc.
Le energie sono date da quanto non <tocchi> immediatamente il piano della bilancia: dai 9 strati di dm^3 sovrapposti al primo, a formare i 900 kg che mancano ai 1000 di tutto il cubo pieno di acqua pesante.
Siamo partiti proprio da questo esempio a verificare come la relazione autentica tra l'energia e la massa debba consistere in un porsi netto 9/1, pari al quadrato di 3/1 che e' il vero valore della c ad unita' rese finalmente modulari, ben modulate rispetto al modulo cubico usato a descrivere qualsiasi volume, qualsiasi forma esso abbia.


E) 10 - LA MATEMATICA ATTUATA DEL SOGGETTO

 Il soggetto, dunque, e' una entita' presente, e in gioco, che assume quanto trova sul campo e lo usa come suo possibile <metro>. Quello strumento e' sottratto dal campo.
E' come lo 0 da cui parte la prima decina, e che poi conteggia (in potenza), solo 9 avanzamenti in linea, dell'unita', nel ciclo intero 10.
Una simile base serve al soggetto per conteggiare poi per numeri esponenti. Ogni esponente e' una singola misura presa, con un metro che e' di 10 dm di presenza, di massa, e ciascuna vale 1/10.

Questa sarà la regola: avremo sempre per primo il soggetto e poi il suo movimento. Per prima una geometria di tipo euclideo, e poi una che la movimenti e che sembra superarla, ma e' solo una questione di cinesi. Giacche' tutto e' ridotto alla vera unita' che si pone come la potenza 10^10 che consente di misurare lo stesso esponente del ciclo, questi diventano VALORI ASSOLUTI di riferimento.

Cosi quando si vorra' sapere di quanto m debba essere piu' piccolo di quella dimensione intera che chiamammo m', non si deve fare altro che configurare un modello complesso, a lato 2 e contenente 8 volumetti 1*1*1.
Il soggetto, per potere misurare questo indice di volume unitario e sua base 2 complessa (avanzamento bilaterale della luce) lo deve ottenere come la potenza 10^8. Per cui la unita' m deve essere come 10^8 cubi tutti allineati. Poi debbono essere 3 cosi' perche' l'avanzamento e' sciolto da quella compartecipazione tripla che aggiunge una triplicita' di dati (massa, spazio, durata), perche' qui abbiamo solo <spazio>.

Se vogliamo schematizzare la matematica attuata dal soggetto, egli <abbassa> sempre di tanto l'indice della lettura, di <quanto> esso vale. Puo' essere un soggetto ad 1, 2, 3, 4... <n> dimensioni: egli le sottrae sempre al contesto cui appartiene. Cosi', ad es. il 100, area intera reale, subordinandosi ad una lettura in base 4, diventa 10^100 * 10^-4 = 96, ed e' la costante di Faraday: si tratta di cariche che viaggiano a velocita' 3/1 e interessano le 6 componenti dell'intorno, tanto che 16 * 6=96.


E) 11 - L'ESAME  NUMEROLOGICO.

I numeri <da soli>, essendo quantita' ben modulate sulla dimensione lineare 1, forniscono a questo punto ogni spiegazione, e l'esame numerologico consente di anticipare, come movimenti unitari, tutte le quantificazioni che avvengono in natura.

Consideriamo ad es. tutte le relazioni che intercorrono tra il numero 16 della carica elettronica e quelli delle costanti che abbiamo trovato. Se lo facciamo troviamo una gran quantita' di altre costanti.

16:8,333... la carica elettronica condizionata alla costante dei gas  rivela una relazione a numero 192/100, cioe' (200-8)/100. E' una relazione tra il prodotto della carica elettronica e la costante di Planck (16*66,666...=200) che si subordina alle 8 dimensioni di una realta' 4 in due tempi, da cui deriva il doppio della costante di Faraday (96*2=192), il tutto condizionato al 100 che e' tanto l'area complessa, quanto il dimezzamento della carica per la costante di Planck.

16*8,333... prodotto tra la carica e la costante dei gas, rivela nel risultato, 133,333... il valore 100 * 4/3  cento volte la quantita' di spazio presente nella realta' spaziotemporale, quella percentuale che partecipa al numero della costante di Boltzmann, quando questa costante riferisce tale <quota>  al <tempo> 1/18 (tempo dell'espansione 3/1 * 6 =18, volume che si dilata a velocita' c) decurtato di 1/90 (del tempo stesso della realta' costruita su 90°, primo quadrante della <presenza> spaziale).

8,333...:16, divisione tra il numero della costante dei gas e la carica, determina 50/100 + 2/100 + (8,333... *10^-4), che sono: il tempo 1/2 (della materia, dimezzamento del complesso materia+antimateria), aggiunto ai 2 tempi (variazione della carica) riferiti a 1/100 (valore dell'intensita' alla distanza del ciclo intero 10), e infine aggiunto alla costante dei gas a dimensione atomica. 

6:16, divisione tra la mole e la carica elettronica, determina 375/1000, in cui 375 e' 400 -25. Cioe' 2*16*66,666... (2 volte il prodotto tra la carica elettronica e la costante di Planck) a cui e' sottratto 1/4 di tempo, il tutto subordinato alla massa, 1/1000 di m^3 .

6*16 prodotto tra la mole e la carica determina 96, numero della costante di Faraday.

22,222...:16. Il volume molare diviso per la carica elettronica determina 1,3888... numero che esprime la Costante di Boltzmann (1,3777...) senza la sottrazione di 1/90 (cioe' di 1 dei 90°, ovvero di 1° di giro angolare).

16:22,222...La carica elettronica divisa per il volume della mole, determina 72/100, in cui 72 e' il 100 che si dispone rispetto alle 28 liberta' della massa atomica, e diventa puro intero movimento (9) del complesso 8. Infatti 8*9=72.

16*22,222... prodotto  355,555... Sara' senza dubbio una costante. Da vedere quale

11:16. La divisione tra la costante di Rydberg e la carica determina 6875/10.000, ovvero 7000 - 5^3 * 10^-4. Ove 7000 e' la pura liberta' 7 delle 1000 masse unitarie di 1 m^3 condizionate al valore cubico del dimezzamento del contesto antimateriale (-5^3, antimateriale perche' a valore negativo), il tutto a livello di dimensione atomica.

16:11=1,45 45...= 1+ 10/22. E' senza dubbio una costante universale. Da vedere.

16*11=176. Idem.

16:9. La carica dell'elettrone, divisa per la massa dell'elettrone, si risolve in 1,777... = 5625 * 10^-4, in cui 5625 sono 360.000°:64 (l'intera rotazione della massa di 1 m^3, riferita all'intera rotazione della carica (16*4).  1,777... e' analizzabile per conto suo (ma questo vale per ogni numero, come l'intero 1 + tutta la liberta' 7 e ciclica del movimento libero: e' cio'  che si ottiene dal numero della carica elettronica diviso per il fronte reale dell'onda: il puro e libero spostamento dell'unita'.

9*16=144. E' 6*6*4, il fronte complesso dell'onda (da -3 a +3) moltiplicato per 4 tempi, per cui un volume spazio-temporale.

Si sono riportate tutte queste relazioni numeriche coinvolgenti la carica di movimento proprio per far vedere come tutte queste relazioni intanto siano veramente perfette, interamente definite tra loro, e poi come siano veramente interpretabili <per numeri>.
Ma tutte queste relazioni che hanno coinvolto solo la carica elettronica sono cosi' perfettamente definite anche quando mettono in relazione, di divisione, di moltiplicazione, ma anche di somme e sottrazioni, tutte le costanti che abbiamo definito nella prima parte del capitolo D).
	Il resto della teoria lo osserviamo, qui di seguito, come una serie di postulati accompagnati dalla loro stessa verifica.

VERIFICHE



Come anzidetto,  in questa seconda parte del presente capitolo, sulla base di alcune IPOTESI estreme, chiaramente postulate dalla teoria, si passa a verificare che  - con <esattezza assoluta>  -:
a) la massa sia davvero la forma assunta dal tempo presente;
b) il soggetto basilare del tempo si presenti davvero come la massa stessa  dell'elettrone;
c) 24 ore, 360° e 90° non siano numeri convenzionali;
d) Pi greco, rotazione piatta, considerata in un numero di ben 27 cifre, deve diventare esattamente 360°, ove si ripristino le condizioni reali descritte dalla realta' e dalle costanti della fisica, che ne fanno una precisa percezione oggettiva attuata dal nostro soggetto, che giace nel nostro tempo reale ed e' dominio delle costanti della fisica;
e) il nostro spazio-tempo sia una iperbole della nostra mente. Per cui la base logaritmica <e>, neperiana - ideale a risolvere tutte le iperboli della matematica, deve essere idonea  (per le eccezionali condizioni della Terra, a cui sono stati riferiti m, kg e s) a quantificare con esattezza assoluta il suo volume 10,833...*10^20 m^3 (iperbole spaziale) e la esatta durata dell'anno siderale: 365 giorni, 6 ore, 9 minuti primi, 9 minuti secondi e 54 centesimi di secondo (iperbole della durata del tempo);
f) lo stesso volume terrestre deve essere una formula;
g) esso e qualunque altra massa libera dell'universo deve essere conformato in relazione alla velocita' della luce: la verifica del perche' ed in che quantita' cio' deve accadere;
h) in generale il nostro modo di percepire essendo quantitativo deve essere dominato da una precise legge che combini esattamente tra loro i vari modi possibili, riducendo sempre la presenza al valore decimo che ne consegua. 



F) a) - LA  MASSA  E'  LA  FORMA (DEL TEMPO)  ASSUNTA  NEL  PRESENTE.

Si postula che tutto il passato sia espresso da una profondita' z', generica, tutta allineata rispetto al soggetto, che si trova sulla stessa linea. Tutto il fascio delle varie z' centripete sul soggetto, non sono valutabili, da tale osservatore, nella loro lunghezza spaziale (tutta <scorciata> in un solo punto) e si evidenziano allora nel loro insieme come l'intera massa 10 appartenente ad ogni linea (quindi come quantita' di presente + passato-futuro), in cui il presente sia caratterizzato da ogni onda che abbia a muoversi secondo quella linea, e che quantifica il presente come 1/10 e tutto il passato-futuro come 9/10.
Si postula ancora che la massa del neutrone sia il carico di quanto noi consideriamo futuro, mentre la massa del protone sia il carico di tutto quanto noi consideriamo come passato, mentre il presente sia costituito interamente dalla massa della particella materiale.
DIMOSTRAZIONE.
La relazione si instaura tra la massa unitaria atomica (ciclo intero del tempo) e la massa della particella (quantita' di presenza istantanea, in forma di massa).
1:0,00054=1851,851 851 851...
Per verificare l'assunto, consideriamo il tempo intero di una rotazione terrestre intorno al suo asse, come un modello concreto che deve verificare sperimentalmente tale assunto.
Ad 1 deve corrispondere la lunghezza ideale (e in m, unita' di riferimento del S.I.) della circonferenza terrestre, come una interezza di 4/4 di tempi di rotazione retta. E a 0,00054 deve corrispondere (e in s, unita' di riferimento del S.I.) la durata di una rotazione angolare retta, della Terra.
 
40.000.000 m : 21.600 s = 1851, 851 851 851... m/s.
Il che dimostra che 1 giorno intero (futuro o passato) si presenta come una rotazione della massa terrestre, chiusa dal meridiano ideale come quanto configuri una massa sferica). Giacche' questi 40.000.000 m corrispondono ad 1 u.m.a. e' l'unita' della massa atomica che si fa' carico del tempo (passato o futuro) mentre e' la massa della particella che si fa' carico di una presenza che sia dilatata nello spazio come l'angolo retto collocato tra due perpendicolari.
In particolare la massa 1 (u.m.a.) del neutrone si fa carico del futuro. Essa sperimentalmente decade nel protone. I valori decimi della massa del neutrone (0,0089) oggettivizzano per massa la quantita' di presente: 90° osservati da un soggetto 1°, che - ritagliato 1° per se stesso - ne osserva i soli 89 residui in funzione inversa al quadrato della distanza 10*10.
La massa 1 (u.m.a.) del protone si fa carico del passato. Prova: mai un protone e' stato osservato decadere, tanto da postulare che appaia <eterno> come lo e' il passato. La parte decimale della massa del protone (0,0075), moltiplicata per 10.000, evidenzia 300/4: la parte esclusivamente spaziale, 3, riferita all'area 100, il tutto riferito ad 1 sola dimensione sulle 4, il presente, e il tutto percepito doverosamente in funzione inversa al quadrato della distanza 100.


F) b) - IL SOGGETTO DEL TEMPO E' LA MASSA DELL'ELETTRONE.

Avendo appena felicemente controllato, nel punto precedente, su un solo <giorno> terrestre, che il tempo e la massa abbiano lo stesso contenuto, e che la particella elettrone sia il vero soggetto-massa di una natura percepita sul suo <modulo>, si postula ora che la sua massa debba definire anche il puro spostamento contenuto nell'<anno> terrestre. 
L'anno terrestre deve essere il prodotto, espresso in numero di giorni, tra la sua massa, la costante di Planck dell'energia e la nostra realta' spazio-temporale (ad indice 4) apparente in base al ciclo 10 eretto a sua unita' di misura (10^4).

Infatti tutto questo e' proprio verificato:
0,00054 u.m.a. * 66,666... * 10^4 = 360° di rotazione futura (360° corrispondenti a giorni di puro spostamento, cioe' senza la presenza - in essi contenuta - della massa terrestre).

Altro postulato: la rotazione che riguarda il periodo occupato dalla massa terrestre (5,25 giorni) deve dipendere <essa pure> dalla massa dell'elettrone. Ma anche  dalla quantita' standard che c'e' da vedere (10^3) come un valore intero, riferita ineccepibilmente a quella che noi riusciamo a vedere avanzando come onda elettromagnetica alla velocita' c=3/1 (quindi al volume che e' chiaramente 3^3=27). Il tutto in un contesto di un volume che sia assolutamente libero (7 gradi di liberta' della sfera), e in un tempo che si presenti sempre per decimi successivi (quindi  0,777....); il tutto come una presenza poi estesa al periodo intero in linea (*10) che evidenzia le 10 posizioni assunte dalla massa 1/10 nel periodo intero (10) del suo riferimento ciclico, il che <riempie> di massa l'unita' spaziale.

Infatti cio' e' proprio verificato:
0,00054 u.m.a. * (1000 - 27,777...) *10 =5,25

Altro postulato: posto finora cio' come un contesto rigido ed assolutamente  sprovvisto di movimenti interni, ora debbono conteggiarsi <anche> questi movimenti interni e debbono dipendere da un volume unitario, spaziale, tutto pieno di 1.000 elettroni. Quindi dobbiamo riferirci ad un contesto di volume rappresentato da 6 parametri (numero di Avogadro), che sia naturalmente espresso per tempi 1/6, ciascuno dei quali sia anche 1/10 (a causa del ciclo 10 spaziale), per cui 1/6 * 1/10 = 1/60. Cio' deve qualificare i 9 complessivi spostamenti che appartengono al ciclo base che va da 0 a 9 e debbono essere riferiti ad un contesto sessagesimale che sia riferito alla mole (spazio esterno) come ai minuti primi ed ai 6 quarks del nucleo (spazio interno) come ai minuti secondi.

Infatti cio' e' proprio verificato:
(0,00054 * 1.000) + 9' + 9" = 54"/100 + 9" + 9' 

Dunque l'elettrone, con la sua massa, partecipa in un modo cosi' evidente alla determinazione dell'anno, che la sua massa puo' a tutti gli effetti essere riconosciuta come un tempo che si sia chiuso su se stesso, come una cinesi che abbia assunto l'aspetto corporeo, allo stesso modo con cui, ad esempio, un punto luminoso che ruoti vorticosamente appaia un cerchio; e se, alla rotazione attorno al centro aggiunge quella attorno al diametro, appare alla fine una sfera. Una sfera che evidenzia in modo corporeo tutte le diverse quantità di moto che essa contiene.

I due 9 che appaiono nell'anno sono due invarianze che si presentano in prospettiva sessagesimale, e sono di fatto due velocita' c^2 riferite ai singoli contesti della mole e del nucleo atomico.


F) c) - 24 ore, 360° e 90° NON SONO NUMERI CONVENZIONALI.

Per riferire 24 ore alla massa dell'elettrone basta dividere 24 per 0,00054.
24 : 0,00054 = 4,444... * 10^4.

Nel numero 4,444... vediamo l'eterna rotazione (per tempi di presenza fatta in decimi successivi) della 4 dimensioni che costituiscono i 4 semiassi del piano che gira interamente per 4 tempi, ciascuno di 1/4 di tempo dell'unita' fatta da 4/4 (la relazione inversa tra materia-spazio e antimateria-tempo).
24 dunque non e' un numero a caso. Infatti il modello spaziale, a 6 parametri rappresentativi (numero di Avogadro) che giri interamente in 4 tempi di rotazione retta, determina il numero 6*4=24.

Allo stesso modo un soggetto binario (base 2) che comprende che il ciclo intero della sua rappresentazione e' dato dall'esponente 10, quantifica:
2^10 = 1.024.
L'oggettivita' che di per se' assume solo il lato 10 e si pone come valore intero spaziale nel cubo 10^3 =1.000, presenta questo valore solo come <spazio>.
Giacche' tutto il fenomeno percepito dal soggetto binario vale 1.024, la differenza tra 1.024 e 1.000 altro non puo' evidenziare che una rotazione intera del volume oggettivo, che si verifica esattamente nelle 24 ore, pari a 1.024-1.000=24.

Nello stesso momento, l'intera realta' complessa, 4+4=8, che comporta lo spostamento da un 4 ad un 4 successivo, moltiplicandosi per la c=3/1, determina:
8 * 3/1 =24.

La stessa carica di movimento data da 8+8=16, carica cinetica dell'elettrone, moltiplicandosi per il rapporto tra il tempo intero (2) e il ciclo intero spaziale della c (3), vale:
16 * 2/3 = 24.

Conclusione: 24 non e' un numero <convenzionale> ma strettamente determinato in numeri di dimensioni.


360° a loro volta risultano, come abbiamo gia' osservato, dal puro intero spostamento dovuto dalla costante dell'energia di Planck moltiplicata per la massa-tempo della particella dell'elettrone e le condizioni reali (indice 4) su base intera 10.
0,00054 * 66,666... * 10^4 = 360°

Dal che 360° : 0,00054 = 6,666... *10^5 dimostra anche l'eterna rotazione di un modello a 6 parametri, che avanza eternamente per tempi decimi di presenza. Il tutto riferito alla realta' 4, pura collocazione spaziale, che avanza interamente di 1, passa dall'indice 4 al 5, ed assume quello di una realta' intera e libera, <materiale>. 10^5 sia <materiale> sia <antimateriale>, come contesti dimezzati nel ciclo e periodicamente in movimento contrapposto.

360° * 1/16, <tempo> di presenza (un contesto analogo ai 16 <bit> di un computer) evidenzia:
360 : 16 = 22,5, tempo 1/2 di 50, e tempo 1/4 del 100 valore intero della realta' ciclica, 10*10=100. Il <presente> a grandezza 1/16, di carica elettronica, dura la rotazione di 22°,5. Tutto il suo ciclo di movimento, 16*4=64, pone in essere un tempo 1/64 che equivale a gradi 360:64= 5,625 gradi di rotazione. Essi sono 1/2 della base 10 a cui si aggiunge 16*10^-4, la carica di moto riferita alla realta' atomica.
Il doppio di 5,625 e' 11,250 e rappresenta la costante di Rydberg (11) cui si aggiunge 1/4 di tempo, un nuovo quadrante determinato dal 360:8 (dovuto dallo spostamento da 1/4, evidente in un quadrante, ad 1/4 successivo, evidenziato dal seguente quadrante).

Il soggetto osservatore partecipa ad una realtà che in tutto vale 4 * 100 (area costruita sul ciclo intero 10). Esso attinge da esso 1/10 come valore suo personale, una sorta di goniometro soggettivo sul quale riscontrare la rotazione oggettiva. Sono indici del 10, per cui il conteggio intero e':
10^400 * 10^-40 = 10^360.

Se ci chiediamo <chi> sia il 10^-40 scopriamo che e' il valore esatto che definisce la particella elettrone riferita al metro. Infatti m 10^-40 indica chiaramente l'elettrone nel suo lato <ideale> quello in cui un volume elettronico fosse rappresentato in forma esattamente cubica.
Infatti m 10^-10 esprime il contesto dell'unita' dell'atomo, l'unita' Angstrom. 10^-10 Angstrom configura l'unita' del campo delle particelle, diviso in materia ed antimateria in modo tale che 10^-5 Angstrom * 10^-5 Angstrom = 10^-10 Angstrom. 
Passare da 10 m a m 10^-20 fa passare da m al contesto delle particelle. 
m (10^-20 Angstrom)^-2 = m 10^-40 fa passare dalla dimensione del metro a quella dell'elettrone.
	Tutto cio' poi e' estremamente coerente col fatto che sia la massa dell'elettrone a determinare il 360 quando moltiplichi la costante di Planck, che sta al 400 come 66,666...*(2 + 6,666... *10^4). Ovvero 2 tempi di ciclo, piu' la stessa costante... 
 
Insomma 360°, per tutti questi innumerevoli motivi, non e' un valore convenzionale ma strettamente dipendente dalla velocita' 3/1, che nel suo quadrato e' 9/1, nei suoi decimi di massa diventa 90/1 e nelle 4 rotazioni della massa-presente a numero 90, diventa 360.

Chiaramente 90 e' 1/4 di 360, primo quadrante trigonometrico. Sono 90° obbligati dalla velocita' c^2=9/1 letta 90/1 nei decimi della massa.

Questo 90 e' un indice di una valutazione in base 10, dunque 10^90. E' conseguente al calcolo soggettivo:
10^100 * 10^-10 = 10^90.
Sono 10 m in cui 1 m e' la massa. Per cui m 10^-10 quantifica 1 Angstrom. Dal prodotto risultano m^2 90, conteggiando i valori in unita' spaziali. Se li calcoliamo in unita' di massa, passiamo da 90 a 9 e si tratta della massa in kg dell'elettrone (9*10^-31 kg).
Come gia' detto qui non conta lasciarsi distrarre dalle dimensioni di grandezza, ovvero dalla posizione della virgola che non altera il numero, ma dal solo numero. Solo a conti fatti potremo, se sara' necessario, definire i valori esatti dei singoli riferimenti, derivanti dai rispettivi vincoli di grandezza.

Ci importava che venisse acclarato come si deve far conto su questi numeri, 24, 90 e 360 perche' essi conteggiano numeri interi di dimensioni, perfettamente riferite tutte tra loro, come se fossero i bit di un computer che proprio non ha senso dividere a 1/2, o a 1/4 di bit ne' in nessun altro modo.

La carica 1, su cui e' costruita la carica elettronica, e' data da 10^1: i 10 movimenti spazio-temporali del ciclo intero dell'onda elettromagnetica (2 tempi) che si muove tra 4 poli che scopre successivamente diversi, come altri 4.
Non vi e' alcun senso a scendere al di sotto di un valore pari esattamente a 10^-16: quello e' come un singolo <bit>, un quanto elementare ed indivisibile di tempo. Tutto quanto appaia ancora piu' piccolo, tipo 10^-64, periodo di 4 spostamenti non considera piu' solo la presenza, ma anche il suo movimento (10^-16)^4, andiamo a finire nelle potenze di potenze, laddove il <presente> e' costruito su una pura e semplice potenza in cui il tutto numerico e' 10^-10 e quanto lo supera e' un 10^-6 che ha pura valenza di <tempo> spaziale: piegatura del modello rappresentativo ad angoli retti che appaiono come una preesistenza formale


F) d) - LA VERIFICA DELLE COSTANTI IN BASE A  Pi GRECO.


POSTULATO:  Pi greco, rotazione piatta, considerata in un numero di ben 27 cifre, deve diventare esattamente 360°, ove si ripristino le condizioni descritte dalla realta' e dalle costanti della fisica, che fanno della rotazione di 360° una precisa percezione attuata dal nostro soggetto. Questi giace nel nostro tempo reale  dominato delle costanti fisiche e quantifica in 360° una intera rotazione oggettiva, estrapolata da 400° globali, 40 dei quali (il decimo della presenza) egli  usa come un goniometro personale.

Rivelato come 360° sia una rotazione reale, promossa dal soggetto reale, l'elettrone, si puo' confrontarla con Pi greco, un valore appiattito, adimensionale. 

La curva e la retta esprimono lunghezza, per cui, quando si divide la circonferenza per un diametro su di essa curvato e si determina Pi, esso e' un valore "appiattito", che trascende la realtà di 360° di rotazione, che invece sono visti nella realtà dinamica della particella elettrone.
360° sono una rotazione, così come 3,14... Come mai due rotazioni hanno un numero così diverso?
Si sostiene che ciò accada perche' mancano a Pi  tutte le condizioni reali, dimensioni della realtà andate perdute per via della divisione da cui deriva il numero trascendente Pi (trascendente in effetti anche la nostra concreta realtà spazio-temporale, fisica).

Se noi aggiungiamo a Pi, nel giusto ordine, tutto quanto fa parte della nostra realtà e che Pi ha trasceso, noi dovremo aggiungere: la dilatazione *100 in cui vediamo il tutto (giacche' vediamo a distanza intera 10), il vincolo 1/7 relativo ai 7 gradi della liberta' in linea,  e,  una dopo l'altra,  le costanti della fisica nei valori rettificati da questa teoria.
Ciò fatto dovremo avere esattamente 360° se le costanti così proposte dalla teoria sono esatte.

DIMOSTRAZIONE:

Utilizzo 3^3=27, ben 27 cifre di Pi, a considerare un valore pieno nel rispetto della velocità assoluta 3/1, della luce.
I valori spaziali sono riferiti al m, le massa al dm, i tempi al s.

Ed ecco la verifica espressa nell'esatto conteggio e, a lato, le spiegazioni relative alle quantita':

314,159265358979323846264338+   La nostra realta' e' espansa 100 volte, quindi Pi * 100
044,879895051282760549466334+   1/7 e' andato perso per vincoli relativi alle 7 liberta' di Pi=3
000,96                                            +    cost. di Faraday ridotta a 1/100 a causa dell'espansione *100
000,000833333333333333333333+    cost. dei gas ai m 10^-5 della materia atomica (m10^-10)^1/2
000,000006                                    +    n. 6 di Avogadro ai m 10^-6 del suo valore assoluto
000,0000002                                  +    2 tempi riferiti a 10^-7, liberta' lineare di moto del volume
000,000000054                              +    massa dell'elettrone in u.m.a. alla scala 10^-4 del suo vincolo 
000,000000001666666666666666+    unita' di massa atomica alla dimensione atomica m 10^-10
000,000000000666666666666666+    cost. di Planck alla dimensione atomica m 10^-10
000,00000000006                          +    n. Avogadro 6/10 (quarks del nucleo) a dim. atomica m 10^-10
000,000000000011111111111111+    energia della massa dell'elettrone a dim. atomica m 10^-10
000,000000000000137777777777+    cost. di Boltzmann a grandezza di volume libero m (10^-7)^3
000,00000000000000004              +    4*10 (realta' di massa) in ammassamento m (10^-18, da 1/6*1/3) 
000,000000000000000007777777+    libera rotazione periodica, 7 in scala 10^-18 dell'ammassamento
000,000000000000000000833333+    cost. dei gas accelerata *100, rif. al vincolo del volume m 10^-21
000,000000000000000000083333+    cost. dei gas a velocita' *10, rif. al vincolo del volume m 10^-21
000,000000000000000000011      +    cost di Rydberg riferita al vincolo metrico del volume m 10^-21
000,000000000000000000008333=    cost dei gas rif. alla sola scala del vincolo di volume m 10^-21
-------------------------------------------
360,000000000000000000000000      VERIFICATO!   Vi e' da aggiungere -5*10^-24 se continuiamo.
                                                    -5=   salto del campo antimateriale posto oltre +3^3 (la sola materia).

Il -5 assorbe tutto il riporto, che non esiste se ci limitiamo al cubo polare, positivo, materiale, costituito dalla prime 27 cifre di Pi, che rimandano esattamente a tale contesto.
OSSERVAZIONI:
Quando si superano 27 cifre si passa dal campo reale (materiale) a quello immaginario (antimateriale). Al livello delle 27 cifre pari alla velocita' c al cubo, vi e' un conguaglio definitivo. Il proseguimento di tutto il conteggio necessita di scavalcare il campo antimateriale, campo negativo che vale -5*10^-24. Il n. 5 come il dimezzamento del ciclo intero 10, che e' complesso (materiale + antimateriale), l'indice negativo -24 come il periodo intero del tempo, che ha proprio il numero 24 dato da un modello a 6 parametri che ruoti solo i 4 del piano, per cui 6*4=24. Questo -5*10^-24 assorbe interamente tutti i riporti derivanti dalla cifre poi aggiunte alla prime 27 di Pi greco.
Aggiunto il contesto antimateriale (negativo), il conteggio prosegue, coinvolgendo tutte le varie costanti della fisica e ciascuna alla grandezza opportuna rispetto al metro.

Se usiamo i valori delle costanti della fisica, cosi' come essi sono stati rettificati da questa teoria, essi conferiscono, una ad una, la realta' diversa che ciascuna di essa rappresenta come un algoritmo. Si noti come la costante di Avogadro sia richiamata due volte: una prima per la mole ed una seconda, un 6/10 che declassa dall'esterno del nucleo all'interno e configura i 6 quarks dei due barioni. Questo dato lo abbiamo gia' riscontrato nei 9 primi e 9 s dell'anno terrestre, che - moltiplicati per questi due 6 avrebbero portato a due 54, numero che esprime l'onda elettromagnetica a dimensione 54, la sua massa a dimensione 5,4 e la massa della particella a dimensione 5,4*10^-4.
La liberta' lineare del volume e' 10^-7. In pratica esprime quanta liberta' possieda uno degli 8 volumi 1*1*1, presenti nel volume a lato 2 complesso (da -1 a +1), di spostarsi ad occupare i 7 residui.
Quando questa liberta' in linea (che vincola la dimensione atomica m 10^-7) si esprime sulle 3 linee del volume, abbiamo la grandezza 10^-21=(10^-7)^3, che abbiamo visto definire la dimensione assunta da molte costanti.
Se cerchiamo di ottenere Pi usando i valori imprecisi delle costanti  che conosciamo oggi, tutta questa eccezionale verifica e' colpevolmente impedita.
	Per capire per qual motivo nella seconda riga si e' aggiunto 1/7 di Pi, va osservato che quando si chiude un cerchio con un triangolo equilatero iscritto, anziche' con il percorso di un diametro quale proiezione (a due versi, in andata e ritorno) del moto circolare, si perde 1/7 del diametro.
Se disegnate infatti il cerchio e in esso il triangolo equilatero iscritto (e che rappresenta con i 3 lati la parte intera di Pi), e poi, da un vertice del triangolo fate arco di cerchio con il diametro (diametro diviso in 8 parti) vedrete che il lato del triangolo vale poco meno dei 7/8 del diametro e che 1/7 e' andato interamente perduto. Così va reintrodotto. Ciò accade perche' 3,1415... (Pi) ha poco più (0,1415...) di 3, per chiudere esattamente la circonferenza con 3 diametri curvati.
Facendo attenzione, nel disegno che farete, potrete notare che quello che ancora resta, 0,1450..., e' quanto e' compensato dalle altre costanti, così come esposto, con ciascuna che entra al momento esatto ed alla sua giusta dimensione di grandezza.

	Questa verifica cosi' perfettamente riuscita conferma molte cose: la perfezione delle costanti come determinate da questa teoria; la prospettiva decimale, della grandezza, che e' in atto; la superficie del nucleo come l'equilibrio tra il 6 della mole e i 6 quarks; la sostanziale perfezione di questi conteggi, una volta che i numeri siano diventati veramente significativi; e, quindi, la reale possibilita' offerta dall'esame per numero di dimensioni.

	Non potendo sottoporre a verifica sperimentale i dati delle costanti trovate, perche' le funzioni espresse nelle costanti non sono lineari (sono ad indice <n> sconosciuto e quindi non confrontabili attraverso i semplici rapporti numerici alla prima potenza) la teoria, riferita a se stessa, e' veramente perfetta. Tutte le ipotesi sono confermate in modo assolutamente esatto.
 
F) e)  - IL NOSTRO SPAZIO-TEMPO E' UNA IPERBOLE DELLA MENTE.

Ora un altro sbalorditivo postulato: il nostro spazio-tempo e' una <iperbole> della nostra mente.
Se e' cosi' la base logaritmica <e>, neperiana - ideale a risolvere tutte le iperboli della matematica  -  (per le eccezionali condizioni della Terra, a cui sono stati riferiti m, kg e s e che presenta un diametro orbitale ideale: 300.000.000 km, 1.000 volte esatte lo spazio percorso dalla c in 1 s, a configurare una pienezza 1.000 di relazione) deve essere idonea a <smascherare> l'iperbole spazio-temporale che volume ed anno terrestre rappresentano, in quanto ad una loro <supposta vera> estensione.
La base <e> logaritmica deve allora quantificare <con esattezza assoluta> la presenza 1/4 del volume terrestre, oggi quantificato in  10,833...*10^20 m^3 (iperbole spaziale) e la esatta durata dell'anno siderale terrestre, oggi quantificato in  365 giorni, 6 ore, 9 minuti primi, 9 minuti secondi e 54 centesimi di secondo (iperbole della durata del tempo).

La base <e> logaritmica nasce dalla formula (1+1/n)^n. 
Ad esponente n immenso il numero si stabilizza in un numero chiamato base <e> logaritmica.
Questa formula verifica l'errore che si fa quando un valore che si aggiunge ad 1 riesce ad aumentarlo. 1 infatti indica l'intero, cioe' TUTTO e nulla puo' esservi di piu' grande, se 1^n, per grande che possa essere n, vale sempre 1. L'incremento dato ad 1 e' allora l'errore, ed e' messo in esatta evidenza dall'esponente n/1 dato a questo errore-base 1/n. 
L'universo e' un tutt'uno: un 1. Puo' essere scisso in un monomio a 2 parti contrapposte (e allora dalla scissione deriva la forza gravitazionale che lega materia e antimateria), ma mai puo' presentarsi in un polinomio, del tipo 1+1/n. 
Come questi numeri emulano le cariche, nella loro organizzazione numerica per decine (abbiamo visto che 10 e' il ciclo intero dell'onda elettromagnetica), e sono numeri che si stabilizzano sul valore <e>, cosi' deve accadere anche allorche' le cariche stesse si accorpano come i numeri, tanto da mostrarci il pianeta Terra come un grande agglomerato di cariche di movimento. Un contesto che abbia assunto una grandezza apparente, proprio perche' si e' poggiato esso pure sul supposto effettivo incremento 1/n, attribuito da soggetto ondoso, incremento che in verita' non esiste.

Giacche' - come ho sostenuto precedentemente - tutta la presenza e' descritta dai soli 16 numeri della carica dell'elettrone (carica di tutto il movimento che si ha nel presente: come i 16 bit considerati <tutti assieme>, un ritmo cosi' avanzante, per blocchi interi, nel linguaggio binario dei computer che emulano il nostro stesso contesto, binario, della carica), nel nostro caso dobbiamo prendere le prime 16 cifre della base <e>, che bastano e necessitano a descrivere ogni cosa.

2,7   1828 1828        45 90 45.

Le ho opportunamente distanziate perche', fino ai decimi, si ha la presenza dello spazio; oltre i decimi si hanno <durate>, fino al completamento delle prime 10 cifre. A partire dalla undicesima, e per le 6 in piu' oltre le prime 10, il numero evidenzia, letto ancora da sinistra verso destra, le rotazioni angolari dell'angolo piatto. 
 Per osservare i tempi nelle ultime 6 cifre bisogna procedere ad una lettura inversa, che proceda da destra verso sinistra. Il che attiva in sostanza una sottrazione al n. 999999, ricavato da 10000000/1, valore esponente della base 10, che abbassa di 1 tutto il numero quando si tiene conto della relativa relazione (il soggetto toglie sempre il suo metro, prendendolo da cio' che trova sul campo).

Il volume - ormai lo sappiamo - si evidenzia per quarti nella rotazione frontale e per decimi in quella in profondita'. Con le prime 2 cifre, 2,7, corrispondenti al volume 3^3 diviso per 10, abbiamo 1/4 del volume terrestre.
2,7*4=10,8. E' espresso cosi' alla scala intera del riferimento all'esponente lineare 10 che legge la sua stessa base. Cosi' 10^10 * 10^10 esprime l'area globale e deve essere riferito all'unita' del S.I., ai m^3, essendo l'area espressione del volume avente altezza unitaria. 
Il volume terrestre ha questo valore, che diviene ancora piu' preciso se si considera anche la terza cifra di <e> (perche' di fatto un volume ha 3 dimensioni) 2,71*4=10,84.

Dopo abbiamo - nella base <e> - una prima quadri-dimensione 1828 seguita da una seconda identica. Di per se esse SONO UGUALI, ce lo dicono i numeri. Ma noi le vediamo diverse, nella prospettiva decimale del tempo che noi realmente abbiamo. Sicuri che siano una dimensione 4 materiale seguita da una 4 antimateriale (identica ma apparente piccola a causa della visione prospettica che di solito confina l'antimateria all'interno dei nuclei atomici) possiamo sommarle: 
materia+antimateria (ovvero davanti+dietro) = 1828+1828=3656.
Ma noi VEDIAMO in prospettiva decimale! Non possiamo evitare di vedere cosi'! Allora reintroduciamo la visione di una presenza che e' espressa sempre per i decimi dello spazio che si riferiscono alla presenza della massa 1/10. Introduciamola, a conti fatti, dopo di aver sommato quanto e' in verita' grande in modo uguale. Introduciamola per osservare la presenza della massa.
Abbiamo cosi' che 3656:10=365,6. Orbene, sono 365 giorni e 6/10 di giorno. 
Giacche' il 10 e' <per davvero> un 24 (si ricordi la differenza tra 2^10 e 10^3, il 1.024-1.000=24 che sulla base 10 ottiene 24 ore),  i 6/10 sono <per davvero 6 ore> (sulle 24).

Abbiamo completato 10 cifre della base <e> e lo spazio e' finito. 

Cominciano ora rotazioni angolari dello spazio: 45°+90°+45°=180°. 
Vediamo in tal modo - reso incredibilmente evidente - quella percezione <obliqua> con la quale noi osserviamo un piano, di per se' in espansione planare, angolarsi, nel mentre avanza in direzione di noi osservatori e si rende a noi manifesto. 
I 90° in mezzo sono l'angolo piatto che ci appare un diedro retto e gli altri 45° + 45°, laterali, sono il retro della faccia originaria, che si mostra esso pure, dando pero' luogo ad una percezione intera (avanti e dietro) e nello stesso tempo dimezzata: e' tutto l'angolo giro <di sola materia>, presentato su un fronte, una faccia anteriore, come un perfetto appiattimento pari a Pi greco. 
Tutto l'angolo giro <di antimateria> e' il retro, la faccia posteriore, di questo piatto, il valore, contrapposto ed illeggibile dal davanti da cui l'osservatore riceve o non riceve i dati. Per esser percepito, questo retro deve ribaltarsi. Lo fara', nel giusto tempo, in relazione alla massa.

Osserviamo la scansione a coppie di valori (sono aree): 45 90 45. Chi qui <fa testo> e' la coppia centrale, che esprime i 90° reali. Quando invertiremo il dato 90 ed otterremo 09 fara' testo, come unita', il 09 (e saranno minuti s, perche' e' il tempo che fa testo nel S.I.).
Dalla inversione del numero 45 90 45, abbiamo dunque  540  9  54:
un 540 riferito al 9,   un 9 riferito a se stesso   ed un 54 riferito ancora al 9 come suoi centesimi.
Abbiamo cosi' 540 s (sono 540 s, perche' lo 0 appartiene alla coppia centrale, che mostra secondi, ed e' ben da considerare nel suo valore di 0 s), poi abbiamo 9 s e infine 54/100 di s. 
540 s equivalgono a 9 minuti primi, per cui tutto il numero aggiunge la durata di tempo pari a 9 primi, 9 secondi e 54 centesimi di secondo al valore gia' precedentemente conteggiato.
In totale la <e> enumera: 365 giorni, 6 ore, 9 primi, 9 secondi e 54/100 di secondo. 
E' nella sua piu' assoluta perfezione l'anno siderale terrestre, quello che non si conteggia rispetto alla rotazione attorno al Sole (che gira esso pure), ma al sistema delle stesse fisse, che costituiscono un riferimento neutrale.

  Allora non c'e' che da concludere: la <e>, usata in matematica per conteggiare le funzioni <iperboliche>  - conteggiando l'esatto volume terrestre e l'esatto anno terrestre  - conteggia funzioni <iperboliche>. Spazio e durata che sono virtuali, valori tutti poggiati su una solo <presunta> grandezza, che di fatto di per se stessa non c'e', pur apparendo esserci.
Del resto la aveva gia' affermato un <grande>: Emanuele Kant. Egli aveva concluso dicendo:  <<<Lo spazio e il tempo sono solo <categorie> rappresentative della mente umana>>>.
Quale migliore prova di questa?

Allora la domanda che nasce spontanea e' la seguente: 
<<<Ma allora non c'e' davvero ne' spazio ne' tempo? >>>.
Non resta che la risposta: <in verita'> no, <in realta'> si'.
<<Spazio e tempo esistono come energia cinetica, ma essa non occupa <vero> spazio e <vero> tempo. Sono solo RELAZIONI a cui la mente - per distinguere in modo facile - attribuisce questo tipo di rappresentazione: esattamente come ha gia' fatto <colorando e illuminando> una materialita' del mondo che in se stessa e' solo puro cinematismo. Non esiste <vera> distanza oggettiva. E' solo la distanza di una relazione... soggettiva.>>

Quanto avanza sono solo onde di pensiero che il soggetto oggettivizza. Non dico, con questo, che esista solo il soggetto, o che non esistano relazioni <a se stanti>. Dico solo che il soggetto le rappresenta in questo modo, cosi' chiaramente emblematico.
Giacche' e' poi un modello facile da capire, noi lo usiamo, ma proprio come <modello>: di una rappresentazione perfetta, secondo una geometria perfetta. Essa e' perfetta proprio perche' e' un valore ideale. Ma come - se vogliamo capire le luci e i colori del mondo - dobbiamo ricondurci alle relazioni in se', cosi' dobbiamo fare anche se vogliamo capire cosa siano <davvero> e non <in apparenza>, lo spazio e il tempo: sono pure relazioni in se stesse cosi' interpretate da una mente analitica. Esse <in verita'> esistono giacche' il soggetto esiste, pur senza avere in se stesse ne' distanza vera, ne' durata vera. 
Non creiamo forse, anche noi, nei computer, delle realta' di universi virtuali che sembrano avere spazio e velocita' di movimenti? Eppure esse, come tali, nei computer, non esistono. 
Dobbiamo credere, invece, che quel mondo virtuale esista davvero cosi', solo perche' lo vediamo cosi' evidentemente rappresentato?

Cio' risolve in modo definitivo il paradosso dello spazio: che procedendo sempre in linea retta si arrivi al punto di partenza... Cio' accade soprattutto perche', in realta', non ci si e' mai veramente mossi. Che poi si possa, procedendo sempre secondo una retta, tornare al punto di partenza <per una curvatura dello spazio nel tempo>, questo e' un altro modo di intendere lo stesso criterio, ma in modo - in verita' - meno essenziale e meno rispettoso della verita'. Certamente piu' rispettoso della supposta verita' <delle apparenze>... Ma lasciando in essere cio' e' come se noi lasciassimo in essere nella natura un certo qual suo <colore> in se stesso, giacche' esso... dopotutto si vede, e giacche' non riusciamo ad intenderci <per frequenze> che non siano in se stesse colorate, o luminose. 
L'uomo ride, oggi, vedendo il modello antico dell'universo, con la Terra al suo centro e il Sole che le gira intorno... Ma cosi' e' <proprio come sembra>. 
L'uomo e' allo stesso livello di arretratezza intellettiva quando, rimosso quel modello giacche' solo apparente, poi intende ancora un universo composto da <spazio reale> e <tempo reale>, validi in se stessi, con tutte le loro distanze e le loro durate. Essi sembrano reali, ma non hanno in se' ne' vera distanza ne' vera durata. Se si ride di chi crede nell'apparenza c'e' ancora molto da ridere...

Avvaliamoci pure del modello. Se lo abbiamo cosi' bene immaginato, esso ci aiuta quanto mai a capire, ma dobbiamo poi cercare <la verita'>, riuscendo ad andare oltre alle apparenze. Quando, finalmente, lo facciamo restano in essere solo quantita' enormi di dati, di energie... analoghe a quella stringa enorme di bit a cui si riduce il nostro stesso universo fittizio, creato nei computer.

Per trasformare quei bit nell'universo fittizio occorrono soprattutto regole interpretative e qualcuno, di cui siamo immagine e somiglianza: un Soggetto, come noi, che le abbia imposte; avendone i mezzi e la forza necessaria. E  - sembra inevitabile - una chiara intenzione morale, un <progetto>: finalizzato all'imporsi definitivo del Bene, con i viventi come soggetti da educare...


F) f) - LO  STESSO  VOLUME  TERRESTRE  DEVE  ESSERE  ALLORA UNA  FORMULA.

Infatti e' proprio cosi'. Il volume terrestre ha questa chiara formula:
(3/4 + 1/3) * (10^7)^3  m^3  =  volume terrestre 1,08333...*10^21 m^3.
La quota spaziale (3) della realta' a 4 dimensioni    +   la velocita' lineare di ammassamento (1/3 e' l'opposto della c=3/1, che espande il volume),            moltiplicate per le 7 libertà in linea, assolute (su base 10)  riferite alle tre linee del volume,    in m^3.

In modo ancora piu' emblematico possiamo dire che il volume terrestre e':
Spazio 10 (pieno di massa)         +       8,333... costante dei gas /10 (la Terra e' come un gas, e il *1/10 quantifica la presenza della massa)   *   il potenziale assoluto dell'area intera (10^20) esprimente m^3.    Quindi:
10   +8,333.../10  *  10^20 m^3.
10,8333...*10^20 m^3.
Il volume terrestre oggi risulta essere  10.8331978 *10^20 m^3. Se si considera l'errore 0,000691806 di un metro proprio di tanto piu' lungo, questo valore crescerebbe e 1978 si avvicinerebbe meravigliosamente a 3333... impressionante!!!


F) g) - VOLUME TERRESTRE E QUALUNQUE MASSA IN RELAZIONE ALLA c

Il volume terrestre e qualunque altra massa libera dell'universo deve essere conformato in relazione alla velocita' della luce.
 
La formula che collega la c alla massa di un corpo e' questa:

(300.000.000 m + 100.000.000 m) : 10 = 40.000.000 m,    linea che chiude la massa planetaria in forma di sfera ideale.

In essa 300.000.000 e' lo spazio generato in 1 s, 100.000.000 e' la presenza che si sposta e determina quel 300.000.000 di spostamento. La loro somma e' il ciclo intero dei 4/4. Per passare dalla espansione all'ammassamento basta dividere per 10 l'espansione e si ha la linea che racchiude la massa in modo ideale (una sfera ideale, poi non perfettamente aderente alla nostra realta', che pare - molte volte - a causa delle infinite divisioni in decimi successivi, comportarsi davvero come un frattale).
Cio' vale per tutte le masse libere. Chiaramente ogni pianeta dovra' avere il suo giorno composto da 86.400 s, per cui avra' il <suo> specifico s, e il <suo> m, dipendente sempre dalla stessa c.

La condizione terrestre e' davvero cosi' <ideale> che davvero <proprio insospettisce>. 
Infatti il diametro della rotazione media e' pressocche' di 300.000.000 di km, profondamente rispettoso di un rapporto 3/1. Un valore che e' 1.000 volte i 300.000.000 m della c, come a conformare una dimensione esattamente superiore, in questo suo valore *1.000. 

Gli altri pianeti distano dal Sole in modo non ideale, per cui poi sono o troppo caldi o troppo freddi per la stessa vita, e l'anno ha una durata diversa da quella del riferimento terrestre. 
Pianeta Terra che - proprio per questo diametro orbitale che segue cosi' fedelmente il modulo 3/1 - e' descritto poi in modo cosi' perfetto ed emblematico dalla <e> logaritmica.



.
F) h) - LA  LEGGE  DELLA  PERCEZIONE  SOGGETTIVA.

Il postulato che segue e' stato il piu' audace di tutti: 
<In generale il nostro modo di percepire a livello atomico - essendo quantitativo e combinatorio - deve essere dominato da una precise legge che combini esattamente tra loro i vari modi possibili, riducendo sempre la presenza al valore decimo che ne consegua>. 

	Io ho postulato questa Legge per il nostro comportamento conoscitivo a livello atomico:

 <<  A  LIVELLO ATOMICO  NOI  PERCEPIAMO  COMBINANDO   I  VARI    MODI  DELLA PERCEZIONE,  E  LI  ACCERTIAMO  PRESENTI  SEMPRE   E  SOLO  NEI  LORO  DECIMI  >>.
 
18.000             Espansione di volume della massa 1000. Essa si espande a velocità c=3/1  
                               su 6 componenti, quindi 18.000 è la quantità di questa espansione. 
540           Espansione lineare. E' percepita come il modello 6 che avanza di tutto lo 
                          spostamento 9, contenuto nell'intero ciclo 10 dei suoi decimi di massa, quindi 540. 
         4             Presenza per punti:  è data da 4 (sono le dimensioni della realta'). 
         0,25        Tempo 1/4  della presenza relativa alle  4 dimensioni.   1/4=0,25. 
         0,00144  Tempo dell'onda complessa:   (3+3)*(3+3) * 4 tempi, cioè 144. 
                   Riguarda la dimensione materiale atomica il cui tempo vale 10^-5, quindi il tempo
-----------------        complessivo dell'onda materiale è 144*10^-5 = 0,00144.
18.544,25144  e' la somma delle diverse percezioni. Essa esprime la <presenza> solo nel suo decimo:
1.854,425144  e' dunque il nostro modo di vedere, per valori decimi della combinazione di cui sopra.
                        (le somme riguardano esponenti e sono prodotti, combinazioni tra le potenze in base 10)

Giacche' il nostro referente e' la massa dell'elettrone, va osservato questo equilibrio:

1       = 1/1 =      1.    

A sinistra e a destra io vedo le due particelle (elettrone e positrone) nella loro relazione a distanza; in mezzo il nucleo, evidente come il neutrone <diviso per>  il protone, il tutto espresso in u.m.a. 	

Allora DEVE essere che la massa dell'elettrone, 0,00054, moltiplicando 1854,425144  (che e' questo nostro modo di vedere per numeri) deve ingenerare un momento di rotazione che deve essere PERFETTAMENTE BILANCIATO dalla divisione tra la massa del neutrone e la massa del protone. 
Poiche' le quantita' sono espresse da 10 cifre dobbiamo usare una calcolatrice che abbia esattamente 10 cifre (per non ingenerare decimi privi di significato effettivo).
 
0,00054 * 1854,425144  =  1,0089 : 1,0075  ?

Debbo dirvi che e' davvero con molta apprensione che ricorro ad una calcolatrice e calcolo 0,00054 * 1854,425144... risultato 1,001389578.
Poi calcolo 1,0089:1,0075= 1,001389578.
Tutto cio' risulta essere esatto fino all'ultima cifra !!!!
 Provate a rifare i conti, con una calcolatrice che abbia in tutto 10 cifre.
 
Ci sarebbe una sola probabilità su oltre 10 miliardi che cio' succeda per caso.
Ma non succede a caso. Ciò si verifica infatti perché:
 
1854,425144 esprime l'equilibrio dinamico:

della massa 1.000, 
della complessità 8 riferita all'area 100 (ciclo intero 10*10, spazio-intero*durata-intera), 
del tempo dimezzato di questo 100: un 50 che è osservato solo come materia,
della realtà materiale, ad indice 4. 
E la parte decimale mostra 4/10, la relazione assoluta tra il 4 e il 10 a cui la realta' 4 appartiene come intero, mentre 25/1000 sono il tempo 1/4 della massa (1/1000 dello spazio cui è riferita). 
Infine 144*10-6 mostra i 6 parametri spaziali della dimensione atomica a cui è riferita l'onda complessa 6*6 (spazi)*4 (tempi).
	
Se una verifica  poteva essere giudicata esauriente, per tutta quanta questa teoria, orbene è questa che abbiamo appena fatta: noi componiamo tra loro i vari modi di vedere, li combiniamo per numeri che significano ogni cosa e ci comportiamo in modo analitico, attribuendo ad ogni numero un concetto specifico. Sempre, ben inteso, riferendoci alla quantita'-tempo della massa della particella materiale.