Nuova Scuola Italica (NSI).

La NSI, dando retta alla visione quantitativa della natura di cui il primo a parlarci in assoluto (molto prima di Planck) fu Pitagora, riapre la sua (così da lui chiamata) Scuola Italica e, alla luce di veramente nuove considerazioni (avvenute miracolosamente, tanto sono perfette), risolve quel teorema di Pitagora (quello numerico) che il grande genio greco avava lasciato indimostrato ed anche quell'altro teorema, postulato sempre in Italia, ad Elea, che "nell'essere sia da ricercare la verità e nel divenire solo l'apparenza".

Il paradosso di Achille e la tartaruga (di Zenone di Elea) non è paradossale (anche se lo sembra): Achille davvero non si muove, non può raggiungere nulla, perché il divenire - afferma la NSI - è solo una serie infinita di passaggi di fasi che esistono tutte (come i singoli fotogrammi di un film).

Queste fasi restano ben divise tra loro (come avvolgimenti di filo, bobine, sezioni ben datate, storiche, della nostra consistenza materiale, tra le quali poi passi il flusso elettromagnetico della nostra onda cerebrale viva, il nostro "io osservatore"). Restano così divise che l'una (ogni fotogramma, così come ogni bobina) non raggiunge mai l'altra.

Anche se le differenze formali, tra una equazione e l'altra, si muovono in apparenza, di passaggio in passaggio, il contenuto unicamente si ripropone (è nuovo, non è quello di prima!). E' dunque in atto una sorta di rigenerazione continua, all'interno di una creazione perpetua che noi solo vediamo (noi puri "osservatori" della realtà) per le differenze che esistono e che scambiamo per spostamenti. L'achille che è visto raggiungere la tartaruga... è insomma un altro Achille, uguale nella forma, ma distinto, collocato su un altro fotogramma..., l'Achille di prima è ancora e sempre lì, alla stessa distanza dalla tartaruga, confinati in eterno entrambi sul quel loro fermissimo spaccato di spazio-tempo.

Accade esattamente come si ha in una vera e propria dimostrazione di algebra. Achille (poniamo 3) che raggiunge la tartaruga (poniamo 2) è una sorta di calcolo del tipo (3)×5 +(2) = 15+2 = 17. La sintesi, 17 (in cui Achille sembra acchiappare la tartaruga), impegna il movimento del tutto apparente, del 3 dal primo membro al terzo. Ma il primo membro e il secondo ci sono ancora entrambi, allo stesso modo che il terzo (il momentaneo presente). Il tutto non può essere divenuto: 0 = 0 = 17, perché poi non è vero! 0 non è uguale a 17. Chi, stando in una fase di calcolo, ne raggiunge (o sembra farlo) un'altra, giunge solo ad un'altra espressione del tutto (che non è mai quella di prima). E' semplicemente una fase più avanzata nel calcolo, una forma di presenza che è come il fotogramma nuovo di un film di un cartone animato in cui sembra che il primo membro (o la Luna) sia divenuto come appare nel terzo, nella sua forma, essendosi azzerati i precedenti... ma così non può proprio essere! Caro Einstein, ci sono più Lune e non una sola che si sposti!

Ecco, usando quella razionalità che proprio ad Elea si affermava dovesse avere il primato sull'esperienza, usando le quantità della matematica, la Nuova Scuola Italica, che sintetizza i contenuti delle due importantissime scuole fiorite in Magna Grecia, le porta veramente a brillantissima e concatenata, integrata soluzione. (Tanto poi da dar ragione ad Heisemberg, che sosteneva il condizionamento del mondo alla vista dell'uomo, e non a quell'Einstein che gli chiedeva, per sfotterlo amabilmente, "se la Luna si muovesse o no quando l'uomo non la guardava").

Caro davvero amato Einstein! si muove solo il nostro calcolo e - in base ad esso - osserviamo nuove prospettive della stessa Luna, per cui il paesaggio si muove, quando lo vedo dal finestrino del treno in corsa, e a velocità diverse tra loro, a seconda della distanza dal treno: velocissimo il palo della luce, più lento l'albero a distanza, lentissimo il monte in lontananza, quasi immobile la Luna sullo sfondo (quasi).

Immaginate poi che noi non si sia al finestrino, ma fissati al diametro della ruota del treno (noi che siamo soggetti mentali che avanzano ondeggiando, componendo rotazioni a traslazioni, esattamente come una ruota che gira), per cui poi tutte queste apparenti velocità rototraslino (in apparenaza indotta dal mio esclusivo rototraslare). Un palo è visto girare talmente veloce che mi appare un cerchio che corra... anzi tutto corre, "panta rei" ove l'unico a correre veramente sono io, in un ambiente del tutto immobile. Insomma tutto il movimento che vedo, sono solo io a ingenerarlo, quando mi sposto.

 

E questa è la seconda rivoluzione Copernicana, affermata con forza dalla NSI. Avevano torto sia Tolemeo, sia Copernico, insomma tutti coloro che hanno creduto ad Eraclito più che a Parmenide.

Questo importante lavoro culturale della Nuova Scuola Italica non è però fatto per puro spirito accademico e filosofico, non resta improduttivo: tutta la scienza, come già successe per le altre scoperte di Pitagora, ne traè un vantaggio impressionante.

La fisica dei quanti trae un vantaggio immenso dalla risistemazione fatta dalla NSI agli attuali numeri (che oggi sono impropriamente usati a rappresentare lo spazio che è uguale al tempo, perché 1 s non è oggi 1 m, ma m 0,999...), e sfonda proprio nel versante dell'assoluta comprensione di quello che risulta negli esperimenti e non è capito.

Perché gli elettroni, i protoni, i neutroni e tutte le tante altre particelle sono sempre tutti uguali? Perché le costanti universali della fisica? Perché l'assolutezza della velocità della luce? Perché nelle costanti della fisica i valori sono quelli e sempre quelli? Perché ad una certa dimensione minima lo spazio sembra diventare tempo e viceversa?

Oggi a tutte queste domande la fisica risponde con desolazione "é così perché è così!". La Fisica è tanto convinta dell'assenza di un fondamentale motivo che più nemmeno lo ricerca. Dunque è il puro osservare senza il tentativo di capire i perché. Una Fisica così dimessa nei suoi intenti essenziali e preoccupata solo delle apparenti relazioni oggettive va nuovamente indirizzata alla ricerca delle cause, dei perché, e la NSI non solo spinge in tal senso, ma dà le soluzioni, le risposte a queste domande.

La luce è costante universale, nel suo avanzare nel suo presente, perché il soggetto osservatore è mentalmente una luce, ed è, essenzialemnte il soggetto stesso promotore della sua essenza (interferisce all'elettroencefalogramma, quando la mente è viva e l'osservatore ancora vi abita).

Le particelle sono sempre uguali perché sono l'immagine corporea sempre dello stesso numero attribuito ad esse dal cervello e poi così visto in essere (il cervello che poi ne esprime la massa).

Le costanti universali hanno sempre quel numero perché corrisponde ad un preciso modo di percepire le quantità in certe condizioni dipendenti dai punti di vista.

Lo spazio sembra diventare tempo quando si superano le dimensioni elementari del soggetto che, all'interno del nostro complesso, osserva tutto attraverso gli impatti tra le particelle. (perché lo spazio è semplicemente un valore più grande di 1 elettrone, il tempo è solo un valore più piccolo di quella massa 1. Superati i limiti di quella dimensione 1, è come se si sposti una virgola e 1/10 (da tempo che è) diventi 1 (spazio-tempo).

Facciamo alcuni esempi: osserviamo la costante di Planck, che (dice la fisica) è il lavoro J s per sbalzare un elettrone ad un altro livello di energia. La NSI comprende che il valore semplicemente rilevato sperimentalmente da Planck è l'espressione della quantità di moto 4/6 di un modello a 6 semiassi cartesiani che ruota (o trasla) solo in 4 di essi, per cui la quantità assoluta di moto dei 4, divisa per i 6, è 0,6666... Questa quantità assoluta si riferisce alla massa presente in un metro cubo di acqua, e la massa è uno strato alto 1 dm, quindi 100 kg. Così 4/6 ×100 kg diventano 400/6 kg = 66,666... kg. Ecco il coefficiente esatto, non il 66,26176 che risulta oggi con il metro sbagliato. E qual è la dimensione unitaria a livello atomico? Ma è chiaramente (m 10-10×kg103)4 ×(m 10-10×kg 103) = (kg m 10-7)4×(kg m 10-7), = kg4 m4 10-28 × kg m 10-7.= kg5 m5 10-35, in cui la presenza di kg4 m4 10-28, dell'unità della massa di 1 kg (presente in 4 dimensioni ciascuna di 1 m), avanza interamente, di kg m 10-7 di altra libertà atomica di movimento dell'energia (dimensione di movimento intero di quella presenza ad indice 4).

Dunque 66,666... 10-35 kg di forza di moto di 1 m s-1, che deve accelerare di 1 m s-1 e divenire m2 s-2. Che deve estendersi per 1 s, per cui diventano kg m2 s-1, e, dato che 1 J è 1 kg m2 s-2, vale esattamente J s. Concludendo 66,666....×10-35 J s.

Questa razionalizzazione della costante di Planck spiega perché il coefficiente 0,666... E' la quantità assoluta di moto. Mai fatti in fisica questi ragionamenti per assoluti? Si cominci a farli!

Se un corpo di 6 semiassi gira solo per 4, intorno a 2 che fanno da perno, o trasla solo per 4 che scorrono su 2 che fanno da binario, o rototraslano (ma è sempre 4/6, se in tutti e due i casi semplici è 4/6), la quantità assoluta di moto è 4/6. Lo si apprenda. Poi la si concretizzi. Deve essere "massa". Di chi? Ma del campione del SI. Massa di acqua. Ma qui bisogna aver capito che la massa è 1 dm in altezza gravitazionale, per arrivare a decretare con sicurezza che la massa assoluta del campione è 100 kg. E' il campione dello spazio (1 m3), espresso nel liquido esatto (l'acqua, che pesa 18/2 come rapprto tra il p.a. complessivo e i 2 atomi di idrogeno pari a 2 p.a. esatti, per cui è 9/1, come i 9 dm di acqua che stano sopra al dm di massa e sono l'energia assoluta del campione giusto, un 9/1 che corrisponde ad un 9/1).

Bisogna arrivare a poter esprimere i concetti "massa assoluta" ed "energia assoluta", stavolta riferiti al metro cubo di acqua, e sapere scoprire che l'energia assoluta è di 900 kg e la massa assoluta è di 100 kg, ragione per la quale il rapporto assoluto tra l'energia e la massa è 900 kg / 100 kg = 9/1, numero puro. Ma bisogna anche arrivare a capire che se l'unità atomica, l'Å, è m 10-10, quando io lo moltiplico per 103, determino kg 10-7, allo stesso modo che se moltiplico 1 m per 103 (che sono 1000 kg) io ho 1000 kg×m, sono 1000 Newton, unità della forza.

Questo lavoro fatto, di comprensione di quali assoluti esistano nel nostro contesto relativo consente di correggere in assoluto il metro. Oggi è un campione quasi esatto. Ma non esatto. Vale 0,999... contro 1 s. Tutto si può dire, ma non che 0,999 sia 1. Su che base assoluta ci possiamo permettere di affermarlo? Ma sul fatto che una velocità qualsiasi (purché costante) se deve servire interamente un cubo, servendo i suoi 3 lati (che poi moltiplicandosi tra loro servono il volume, ma questo non interessa il vettore lineare), e impiega il tempo qualsiasi (dipendente da quella velocità qualsiasi) a servire 1 lato, il rapporto assoluto tra 1 lato servito e il tempo 1 impiegato, è 1/1. Deve in assoluto diventare 1/1 ×3 se debbo servire non 1, ma 3 lati nello stesso tempo 1. Debbo triplicare la velocità. Questa è una considerazione molto semplice, ma da essa non si può prescindere. Se io chiamo 1 il lato e 1 il tempo per percorrerlo, la velocità del servizio distributivo che riguardi tutti e 3 i lati nel tempo 1, non può avere in assoluto altro valore che 3/1. Per qualunque velocità costante... anche per la luce! Se io ho la corrispondenza tra lo spazio e il tempo, se ho spazio=tempo, lo spazio deve essere il numero n e il tempo lo stesso numero n, per qualsiasi numero. Ora se 1 m fosse 1 s, tutto il percorso fatto nel tempo 1 deve essere di 3 m. Invece, andando a leggere questo 3 (che poi diventa 300 milioni per avere scelto di riempire non tutto un metro cubo compatto, e generato in 3 modi in uno, secondo y, x z, ma in una forma tutta allungata, di tanto a quanto è ridotto il fronte elettromagnetico dell'onda, cioè ad 1/100 milionesimo esatto di m2), andando a leggere questo 3 con la velocità della luce esso risulta 2,99792458 solo a causa di 1 m che non è 1, ma 1,000691806! Se noi leggiamo il 3 costante (sì, perché sono i 3 lati del cubo) con 2,99792458, un lato è esattamente 1/3, quindi 0,999... e tutto si può dire tranne che sia quel n 1 che è usato per 1 s. Infatti nella velocità della luce sono rapportati 299.792.458 m con ogni 1 s, e non 0,999 s! Ecco a cosa porta quello che sostenevano alla scuola eleatica: il primato della ragione sull'esperienza.

Se non si ragiona una esperienza viene letta male. Si fa correre un'onda del kripto per 1/299792458 di secondo e si determina che il metro è tutta la distanza percorsa! Se non si ragiona è proprio vero. Ma se si ragiona, si scopre che lo spazio può essere occupato oppure percorso. E si scopre che quando esso deriva dalla velocità esso è V×t, velocità moltiplicata per tempo, una velocità che compie il lavoro di percorrere spazio. Lo spazio allora deve essere solo quello percorso, non quello occupato.

Capite che se ci si affida ad un soggetto fisico come l'onda del kripto, essa, necessariamente, debba occupare spazio-tempo? Capite che lo spostamento di questo soggetto è pari allo spostamento della sua occupazione, ossia del suo ingombro?

Ora questo ingombro non è stato considerato. Per mancanza di uso della ragione, c'è uno spostamento, di un soggetto, senza che sia considerato che il suo ingombro va tolto di mezzo. Se non lo facciamo, un treno di 99 m su un binario di 100 m diremmo che si sposti di 100 m anziché di 100 -99=1. Il treno intero si sposta di 1 m. Certo che se andiamo a considerare i suoi singoli metri contenuti in 99, ciascuno si sposta di 1 m, per cui sono 99 m che si spostano ciascuno di 1 m e tutto quanto poi di 1 m, e arriviamo a 100 m di spostamento, ma intanto abbiamo rotto l'unità del treno... Non si può! 1 soggetto è intero. Un cubo solo, vale 3 lati messi in sequenza e serviti uno dopo l'altro. Quanto vale il treno, complessissimo, dell'onda elettromagnetica del kripto? 1 sola onda? Eh no! vale 1446 singole presenze, ciascuna data dall'elementare rotazione di 1 angolo retto che è l'angolo tra l'onda elettrica e l'onda magnetica del fronte di avanzamento. Come noi mettiamo in fila i 3 lati, dobbiamo mettere in fila tutto questo 1446 come l'onda fatta dai singoli quarti di cerchio che poi fanno un'onda intera in 4 quarti. Sono 361 onde. Il soggetto complesso, messo tutto in linea, è il treno di ben 361 onde! Sono da togliere da tutte quelle emesse dal cripto perché sono l'ingombro che poi si sposta nel suo insieme, come il treno dell'esempio, in cui ogni carrozza sia un'onda. Se qui dite che 1446 è stato buttato lì, qui è vero.

Ma adate a vederlo dove è spiegato. E' spiegato. E' un'onda complessa 12×12, in cui la profondità 16 (carica dell'elettrone) è scomposta in 6 (presenza della molecola) +10, spostamento della molecola. Quindi (12×12×10)+6=1440+6=1446. Il 12 è la somma dei 6 versi cetrifughi della molecola (in cui 6 è il n. di Avogadro che ne descrive l'intorno spaziale, a m reso perfetto) e dei 6 centripeti. 12 esprime in linee il complesso del cubo (infatti un cubo è circoscritto tra 12 linee, che sono angoli retti in forma lineare dei 12 spigoli che congiungono gli 8 vertici). E la carica 16 dell'elettrone, pulita pulita, è 24, è la realtà spazio-temporale (a 3 dimensioni di spazio +1 di tempo) calcolata in base al lato due complesso, positivo-negativo, che cresce tutto in positivo da -1 a +1, conteggiando un +2.

Il meraviglioso risultato in scienza fisica, raggiunto dall'impostazione essenziale della Nuova Scuola Italica è tutto da vedere.

In questo sito, espressione del lavoro prodotto dalla Nuova Scuola Italica nei vari campi, si fanno calcoli, si usano numeri e gli si danno un concetto, allo stesso modo che nel linguaggio artificiale dell'intelligenza artificiale dei calcolatori, in cui alcune caselle hanno il compito di conferire forme ed altre di eseguire calcoli.

Orbene le caselle che producono calcoli sono quello che per la nostra intelligenza è il cosiddetto tempo: una fase intera di calcolo, come tutto un membro di una interminabile equazione che, per passare da fase temporale a fase temporale, deve prima eseguirlo, con l'effetto, poi, che nel membro successivo la forma è tutta nuova e riguarda lo stesso contenuto. Un contenuto, si badi bene, non che si è spostato, ma semplicemente aggiunto come una tutta nuova ipotesi. Questo è davvero fondamentale da capire. Esistono tante ipotesi di Luna (checché ne intendesse Einstein) quanti calcoli elementari noi facciamo. Esiste una Luna e un universo intero in ogni membro del nostro calcolo. Nulla diviene, tutto semplicemente è pura sovrabbondanza di congetture, sempre nuove, che riguardano sempre un tutto che è semplicemente aggiunto al valore precedente, di cui si sposta la forma, ma non il contenuto. Se il contenuto numerico, passando da membro a membro lasciasse indietro a sé l'equivalenza ad uno 0, sarebbe 0 e non l'apparenza di quel contenuto, perché non è istantaneamente vero che 0 = n = 0, in cui il passato non esiste più e il futuro non esistono ancora.

Ora il lavoro della Nuova Scuola Italica, proprio nella scienza relativa all'essenza stessa dell'essere e dell'apparire è forse ancora più importante per l'uomo dei meravigliosi avanzamenti assicurati alla fisica. Si riesce ad inquadrare perfettamente la fisica nella metafisica, che metafisica non è ma quella fenomenologia, tutta fisica, che riguarda l'esistenza tutta particolare e inconfutabile dell'antimateria.

(Segue).